it en
Risultati
Consumi

Il consumo di carne di coniglio nell’UE e nel mondo

of Villa R.


I consumi nell’Unione Europea
Secondo i dati elaborati e diffusi dal sito Indexbox1, nell’ambito dell’Unione Europea il Paese col maggiore consumo nel 2019 è stata la Spagna con 51.000 tonnellate, tallonata dall’Italia con 45.000 tonnellate e dalla Repubblica Ceca in terza posizione con 40.000; questi tre Paesi assommano il 57% del consumo totale comunitario.
Altri Stati con consumi di rilievo sono Francia, Germania, Bulgaria e Slovacchia, per un totale che nel complesso tocca il 36% dei consumi comunitari. Dal punto di vista dei consumi pro capite, invece, è la Repubblica Ceca a posizionarsi sul gradino più alto del podio con 3,72 kg, con un consumo più che triplo rispetto al secondo Paese, la Spagna, con 1,09 kg; seguono la Slovacchia con 0,82 kg e l’Italia con 0,75 kg a testa. La stima a livello mondiale per il consumo di carne cunicola è di 0,46 kg pro capite.

Il mercato della carne cunicola nell’UE
Nel 2019 il mercato dell’Unione ha realizzato un fatturato pari a 1,3 miliardi di euro, con un leggero calo del 3,5% rispetto all’anno precedente.
Il mercato più importante per valore è la Germania (294 milioni di euro), seguito da Spagna (251 milioni) e Italia (228 milioni): questi tre Paesi insieme contano per il 60% circa; seguono Francia, Repubblic Ceca, Slovacchia e Bulgaria, che sommati valgono il 36% del mercato, mentre quote minori riguardano i rimanenti Paesi Membri.
Nell’Unione Europea la produzione di carne di coniglio nel 2019 è stata approssimativamente di 234.000 tonnellate (in diminuzione dell’1,8% sull’anno precedente), concentrata nei paesi dell’Europa meridionale per il 60% della quantità totale: Spagna prima con 54.000 tonnellate, Italia seconda con 43.000 e poco sotto la Francia con 42.000. Repubblica Ceca, Germania, Ungheria e Bulgaria contano complessivamente per il 35% mentre la residuale quota del 5% è suddivisa tra altri Stati comunitari (Belgio, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Polonia).
In termini di numero di capi, nel 2019 ne sono stati macellati 144 milioni, in contrazione del 2,4% rispetto al 2018 e in netta diminuzione se confrontati con il picco di 175 milioni registrato nel 2013. La resa per capo è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi anni, equivalente a 1.631 kg per 1.000 capi (ovvero una media di 1,631 kg per capo).
Nel periodo 2013-2019 il settore delle carni cunicole ha avuto un andamento non lineare sebbene con una tendenza alla contrazione: nel 2013 fu toccato un picco con circa 1,8 miliardi di euro in valore per poi restringersi quasi costantemente anno dopo anno, nonostante un incremento di consumi del 12% verificatosi nel corso dell’anno 2018.
Nel periodo di anzi citato solamente la Bulgaria ha registrato un incremento dei volumi e dei fatturati, mentre i principali paesi produttori hanno conosciuto un calo.
Le esportazioni nel 2019 hanno riguardato 25.000 tonnellate, pari a poco più del 10% della produzione comunitaria, con un calo impercettibile rispetto all’anno precedente, mentre nell’anno 2014 avevano toccato il massimo dell’ultimo decennio con 31.000 tonnellate. Francia (6.000 tonnellate), Spagna (5.500), Ungheria (4.700), Belgio (4.300) sono stati i maggiori esportatori di carne cunicola nel 2019, seguiti a distanza da Italia (1.500), Paesi Bassi (912) e Portogallo (648).
Nel periodo 2013-2019 il Portogallo ha conosciuto il più alto tasso di crescita nelle esportazioni mentre negli altri paesi la crescita è stata piuttosto contenuta e senza differenze significative tra gli Stati.
In termini di valore dell’export prima nel 2019 è risultata l’Ungheria (34 milioni di euro), seguita a breve distanza dalla Francia (33 milioni), con il Belgio in terza posizione (29,5 milioni), che insieme hanno capitalizzato il 62% del valore spedito fuori dai propri confini; Spagna, Paesi Bassi, Italia e Portogallo sommati hanno fatturato il 30% del valore dell’export comunitario.
Nel 2019 il prezzo medio della carne cunicola destinata all’esportazione è stato pari a circa 6 euro per chilo, in discesa del 6% sul 2018 che, va sottolineato, aveva visto una crescita molto pronunciata (+21%) rispetto al 2017.
La differenza tra gli Stati è tuttavia notevole, coi Paesi Bassi a detenere il prezzo più elevato (8,4 euro al kg) mentre l’Italia si posiziona ai livelli più bassi con un prezzo medio della carne esportata di 4,4 euro al chilogrammo.

Il mercato della carne cunicola nel mondo: Cina principale polo di produzione e di consumo
Il valore stimato della carne di coniglio e di lepre a livello globale è di 6,7 miliardi di dollari statunitensi, per un volume che si aggira attorno a 1,6 milioni di tonnellate.
Secondo Indexbox il valore ha avuto una crescita media annuale del 4% tra il 2007 ed il 2017, tasso annuale che la stessa organizzazione ritiene in calo al +2,3% nel periodo 2017-2025: per il 2025 si stima che il volume raggiunto sarà di 1,8 milioni di tonnellate. Anche in questo caso la Cina la fa da padrona, col 62% dei volumi consumati, equivalenti a circa 950.000 tonnellate.
Sempre nel continente asiatico si trova il secondo maggiore consumatore, la Repubblica di Corea, con 155.000 tonnellate, mentre il terzo posto è conquistato dall’Egitto, che con le sue 57.000 tonnellate precede di poco i principali Paesi dell’Europa continentale sopra elencati.
Anche la produzione vede il primato della Cina con 940.000 tonnellate, il 63% del totale planetario, che distanzia tanto la Repubblica di Corea con 155.000 tonnellate pari al consumo interno e ancor di più la Spagna, terza nel mondo con 54.000.
Il distacco del primo produttore europeo è ancora più significativo se letto alla luce dei tassi di crescita nel decennio 2007-2017: se la Cina è cresciuta in media ogni anno del 4,3% e la Repubblica di Corea del 3,3%, la Spagna ha avuto all’opposto una contrazione media annuale del 2,6%.


Roberto Villa


Nota
1.
www.indexbox.io/blog/rabbit-meat-market-in-the-eu-key-insights-2020



Visit our Eshop

To subscribe to a Magazine or buy a copy of a Yearbook