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Riforme nel quadro della ripresa, in fase evolutiva

of Sorrentino C.


A metà agosto è arrivato l’annuncio da parte della Commissione UE dell’arrivo al nostro Paese dell’assegno di 24,9 miliardi. Tale importo rappresenta il primo anticipo sui 191,5 complessivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). È partita così ufficialmente la macchina del Recovery Plan, anche se, in realtà, risultano essere in corso alcuni progetti con risorse già spese nello scorso anno. L’obiettivo è ora quello di tendere a raggiungere, entro il prossimo dicembre, il traguardo di un primo blocco di riforme e di provvedimenti ad esse collegate.
In tale periodo la UE valuterà il rispetto degli impegni; rispetto che sarà valutato anche nei successivi semestri sulla base dei traguardi, e di quelli intermedi, per ciascuno degli interventi iniziati. Inoltre, dovranno essere risultate definite importanti riforme, come quella della concorrenza, della giustizia civile, penale e tributaria e anche quella relativa al fisco, la quale, pur essendo importante sul piano prettamente politico, è solo di accompagnamento rispetto al piano.

Le citate risorse arrivate equivalgono al 13% del totale del PNRR e non sono destinate ad avviare dall’inizio il programma da attuare, anche perché il nostro Paese si avvale dell’apposita clausola, che permette, a certe condizioni, di anticipare soldi europei per interventi avviati già nello scorso anno.
Ciò vuol dire che una parte delle somme arrivate dovrà compensare le somme già attinte sul bilancio dello Stato ed il rimanente importo dovrà essere destinato a realizzare altri progetti, che, per quanto ci risulta ora, sono 105 sui 151 totali, in fase di avvio per quest’anno.

Le verifiche, a livello europeo, non avverranno comunque sulle singole spese, ma si dovrebbero riferire all’avanzamento dei progetti indicati nel piano generale.
Per fornire un quadro di massima dei progetti che possono usufruire dei primi fondi disponibili si possono citare: digitalizzazione competitiva, turismo, transizione 4.0 per le imprese; nel secondo gruppo sono previste la rivoluzione verde e l’efficienza energetica delle scuole, seguite da infrastrutture e mobilità sostenibile (per l’alta velocità ferroviaria ed alcuni collegamenti diagonali nel centro del nostro Paese); altra voce rilevante, un piano per gli asili nido e ancora politiche attive per il lavoro e servizio civile universale; non è dimenticato il settore della salute, così colpita negli ultimi tempi, per cui vengono previsti importanti stanziamenti per l’ammodernament tecnologico degli ospedali.
A conti fatti, le risorse totali delle quali si può disporre, per il corrente anno, ammontano ad una quindicina di miliardi circa, ma bisogna ricordare che si tratta, in gran parte, di avviare interventi che dovranno poi essere completati negli anni successivi e cioè entro il 2026.
Tenuto conto della descritta disponibilità di risorse, saremo capaci di sfruttare la favorevole situazione che ci viene offerta? Memori del passato, che ci ha mostrato litigiosità ed incongruenze tra i vari attori della vita politica italiana, che può essere ancora una volta incomprensibile e deficitaria, soprattutto in vista delle prossime tornate elettorali, ci sembra decisamente opportuno condividere ed apprezzare l’appello lanciato dal Presidente del Consiglio, il quale ha pronunciato un solenne monito per operare bene ed “in onestà” e scongiurare il rischio di non incassare le altre tranche dei fondi UE.

È ora di dimostrare capacità operativa e determinazione assoluta. Non possiamo più permetterci ancora una volta passi falsi, soprattutto ora che anche la nostra economia corre più velocemente di quella degli altri Paesi europei, pur continuando a mostrarsi attiva un’inflazione superiore alle aspettative, che potrebbe spingere i cosiddetti “falchi” della Banca Centrale Europea a mettere in discussione la linea di politica monetaria della stessa BCE, attualmente ancora orientata a sostenere la ripartenza dell’economia. Infatti, i dati relativi al PIL relativamente al secondo trimestre dell’anno, diffusi il primo giorno di settembre da parte dell’Istat — dati che sono definitivi —, confermano le stime già annunciate in precedenza e cioè che il PIL ha fatto segnare una crescita del 2,7%, che è un ritmo superiore rispetto a quello medio dell’area dell’euro e, per quanto riguarda il dato congiunturale, vede il nostro Paese sopravanzare addirittura gli Stati Uniti, oltre che Francia e Germania.

Le ragioni di detto aumento del PIL si fondano soprattutto sui seguenti fattori: aumento dei consumi (circa il 3,4% rispetto al primo trimestre), investimenti fissi lordi che hanno fatto segnare un incremento del 2,4%, esportazioni in progresso del 3,2%, buon andamento della produzione, accompagnato da un aumento delle ore lavorate. La variazione acquisita è del 4,7%, e, nonostante un inevitabile rallentamento nel secondo semestre 2021, secondo molti osservatori la crescita del PIL potrebbe avvicinarsi al 6%.

Il problema inflazione mostra la Germania ben sopra il 3% e tale evenienza preoccupa alcuni Paesi, sempre contrari all’azione della BCE, per la quale, però, la presidente Lagarde si è pronunciata, da ultima, favorevole a mantenere gli attuali generosi stimoli. Ora l’imperativo è quello di supportare le imprese nella crescita e rendere competitivo il Paese anche attraverso la digitalizzazione. Sprecare il vantaggio positivo accumulato nei primi sei mesi dell’anno sarebbe un errore che non possiamo permetterci.


Cosimo Sorrentino


Nota:

Il Governo ha messo on-line il nuovo portale Italia Domani (italiadomani.gov.it), dedicato al
PNRR, in cui si possono consultare tutte le missioni, i progetti, le risorse stanziate, seguire le news e si può anche scaricare l’intero documento



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