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Speciale Belgio

Focus su politiche europee dell’agrifood e benessere animale

of Benedetti E.

Era arrivato nel mese di giugno ed era stato uno di quei segna-li che testimoniano un tanto agognato cambio di rotta, un quasi ritorno alla normalità. Il Belgian Meat Office, ente che rappresenta la filiera delle carni belghe diretto da Joris Coenen, mi invitava alla tradizionale Round Table a Bruxelles, finalmente in presenza! E così è stato. La 16a edizione di questo appuntamento unico per formula e organizzazione, che chiama a raccolta una selezione di giornalisti europei della filiera delle carni — tra cui noi di EUROCARNI — si è svolta lo scorso 25 e 26 agosto.

Il Belgio è un player strategico nell’offerta di carni bovine e suine a livello europeo e mondiale ed è il quarto esportatore di carne bovina in Italia e quinto esportatore netto di carne suina in Europa.

La discussione dell’edizione 2021 della Round Table del Belgian Meat Office si è incentrata sulle politiche europee in materia di benessere animale e Green Deal in corso di sviluppo con la nuova Commissione europea e sulla conseguente necessità da parte dell’industria di reagire ad esse in modo flessibile e veloce. Temi assai complessi che sono stati approfonditi da due speaker di elevato livello per esperienza e competenza: Tom Vandenkenelaere, europarlamentare con presenza presso la NATO Parliamentary Assembly per le materie legate al mercato interno, protezio-ne del consumatore, affari esteri, agricoltura, solo per citarne alcuni, e PIET VANTHEMSCHE, precedente CEO della Belgian Agency for the Safety of the Food Chain e del sindacato belga de-gli allevatori Boerenbond, oggi a capo di un progetto di centralizzazione dell’etichettatura del benessere animale nelle Fiandre. «Dal nostro ultimo incontro qui a Bruxelles nel 2019 il mondo è profondamente cambiato» ha esordito Joris Coenen nel dare il benvenuto a partecipanti e relatori. «Il pieno impatto che la pandemia ha esercitato sulle nostre economie e anche sulla e all’interno della nostra industria deve ancora essere scritto, ma siamo consapevoli che le crisi spesso accelerano le tendenze già abbozzate o in essere, mentre altre vengono mitigate o annullate con altrettanta velocità» ha detto Coenen.

«C’è in corso un acceso dibattito pubblico sul consumo di carne, con un trend che vira verso prodotti percepiti dal consumatore come più sostenibili e legati a rassicurarlo in materia di benessere animale».
Il direttore del Belgian Meat Office ha poi ricordato che il mercato europeo delle proteine animali gode degli standard su sicurezza alimentare e sanitaria più elevati, con un’offerta di prodotti sicuri a prezzi modici. «Il nostro settore ha verificato che il mercato globale è animato da dinamiche abbastanza “brutali”; per tale motivo, avere un mercato europeo stabile è per noi ancora più fondamentale, sempre ovviamente in un contesto che non può prescindere da una buona flessibilità e capacità di reazione da parte degli allevatori, operatori e industriali delle carni».

Politiche del Green Deal sui cambiamenti in atto nell’UE e sulle sfide del Mercato Unico Europeo 
Tom Vandenkenelaere, nell’esprimere la propria visione personale sui cambiamenti che si sono re-gistrati nell’ultimo decennio, ha sottolineato che se nei palazzi delle istituzioni di Bruxelles l’attenzione prima era tutta incentrata sui temi della crescita, degli investimenti strategici e dell’occupazione, oggi si discute di Green Deal, grande ambizione di questa Commissione europea. «Oggi è la Commissione Ambiente che governa e che fa da pivot a tutti i lavori; la stessa Com-missione UE non segue più il suo tradizionale modus operandi nel fare proposte legislative» ha rimarcato Vandenkendelaere, precisando che quest’ultima traccia gli obiettivi, ergendosi a leader del cambiamen-to in un processo che richiede molta più politica per trovare compromes-si e sostegno ai programmi, ovvia-mente tra nuovi pesi in Parlamento (come ad esempio quello esercitato dai Verdi, che spingono verso l’area più progressista).
Se poi consideriamo il comparto agricolo, l’europarlamentare cita dati che attestano a livello previsionale che nel 2050 ci troveremo a dover sfamare 10 miliardi di cittadini del mondo con l’aspettativa di dover incrementare la produzione alimentare del 50%. «Ciò significa aumentare la produzione di latte, carne, prodotti agroalimentari, mettendo necessariamente al centro della discussione l’agricoltura. E invece? Nella visione politica attuale questa attenzione verso la produzione agroalimentare si è ridotta!» sottolinea Vandenkende-laere. «Oggi la tendenza va verso una produzione circolare, con il sostegno del commercio locale, e verso i temi della sostenibilità in cui cibo e agricoltura hanno lo stesso impatto».
Per quanto concerne il commercio con l’extra-UE? «Gli standard applicati a livello europeo devono essere i medesimi fissati nei Paesi che commercializzano con l’UE», precisa Vandenkendelaere, sotto-lineando che «da una parte, c’è la perenne discussione sull’aumento della produzione di cibo a livello globale, mentre, dall’altra, gli stessi Europei sono sempre più critici sulle modalità e restrizioni all’interno del mercato UE. Il settore agrifood europeo potrebbe essere perfetta-mente funzionante, ma stanno au-mentando le tendenze nazionaliste, oltre a leggi e normative che ostacolano il corretto funzionamento del Mercato Unico Europeo». E questo è un problema oggettivo che mina l’efficienza stessa del Mercato.

Benessere animale al centro dei programmi della Commissione europea
Piet Vanthemsche conosce bene il mondo allevatoriale e le dinamiche delle istituzioni europee. In materia di benessere animale, essendo oggi a capo di un progetto di lavoro su un sistema di etichettatura dell’animal welfare nelle Fiandre, Vanthemsche ha sottolineato la posizione centrale che riveste il tema del benessere animale per la nuova Commissione europea, con un profondo cambia-mento anche nel linguaggio utilizza-to. «Si è passati dal parlare di politica agricola orientata agli allevatori a una politica pensata e indirizzata alla catena alimentare. L’industria agroalimentare e il retail sono oggi per la Commissione gli “influencer” più importanti attraverso i quali si può arrivare a modificare le scelte dei consumatori».
Date queste premesse, Vanthemsche ha sottolineato che la Commissione sta sviluppando una serie di misure per supportare l’industria agroalimentare e i suoi retailer nell’informare e guidare il consumatore europeo verso prodot-ti più sani e sostenibili, accessibili al giusto prezzo.
Con la pubblicazione della Strategia From Farm to Fork del 20/05/2020 [COM (2020) 381], l’Unione Europea ha profondamente cambiato il suo approccio: la Commissione ha in program-ma la creazione di un marchio euro-peo di benessere animale rivolto ai consumatori, così da incrementare la trasparenza del mercato e pro-teggere i produttori che saranno in grado di applicare gli standard previsti.
Il tema del benessere animale è infatti un concetto ampio, che ab-braccia la qualità dell’alimentazio-ne, l’impiego di una ridotta quantità di medicinali in allevamento e la tutela della biodiversità.
A livello europeo — ha sottolineato Vanthemsche — sono attivi numerosi sistemi volontari di eti-chettatura del benessere animale nei Paesi dell’UE, molti dei quali variegati e flessibili. «Nelle Fiandre siamo stati dei precursori per quanto concerne l’accreditamento e la certificazione del benessere animale, con la garanzia che questi standard sono reali e presenti in ogni fase della filiera» ha affermato Vanthemsche. Il passaggio vera-mente complesso in tutto questo? «Calcolare la creazione di valore del benessere animale, ovvero quel differenziale di valore percepito dal consumatore».
Al termine delle due presentazioni è seguito un lungo dibattito moderato da Joris Coenen che ha visto la partecipazione attiva dei giornalisti presenti in rappresentan-za delle testate europee di settore. Tanti i temi trattati e numerose le domande di approfondimento rivolte agli speaker. Si è discusso di attività di etichettatura volontaria in materia di animal welfare, decisamente non armonizzata a livello europeo, di attività di lobbying spesso e volentieri dannose per i produttori del settore delle carni, di ritardi da parte della Commissione europea nell’intervenire per tutela-re il settore agricolo ed europeo.
Infine, la parola è tornata al padrone di casa, il direttore del Belgian Meat Office. «Stiamo vivendo una fase di profondi cambiamenti in Europa e nel mondo. Possiamo percepirli come una minaccia ma non dimentichiamo che il cambia-mento può anche essere vissuto come un’opportunità!».

Elena Benedetti


Nota
Per un approfondimento:
ec.europa.eu/food/system/fi-les/2021-06/aw_platform_plat-conc_awl-subgroup-conclusion. pdf

Il Belgio è un Paese piccolo. I numeri parlano chiaro: ha una superficie di appena 30.588 km² e 11.431.406 abitanti. La confinante Germania è quasi 12 volte più grande. Eppure, con una produzione di 216.000 tonnellate di carne bovina, il Belgio è un attore di spicco dell’industria europea della carne. Il suo segreto? L’amore per un prodotto di qualità. Gra-zie alla specializzazione, ai servizi su misura e al lavoro pionieristico nell’ambito della sicurezza alimentare, i fornitori di carne belgi hanno trasformato la loro attività su scala ridotta in notevoli benefici. Il Belgio ha fatto una scelta: produce più carne di quanta ne consumi. Generazione dopo generazione, una solida rete di piccole e medie imprese — spesso a conduzione familiare — si è andata specializzando nelle esportazioni di carne bovina. I limitrofi Paesi Bassi rappresentano il mercato più vasto, seguiti da altri Paesi europei, come Francia, Germania e Italia. La carne belga deve la sua eccezionale reputazione alle persone che la producono. Produttore, trasformatore e fornitore: ogni attore della filiera è considerato un professionista a livello mondiale.
La storia della carne belga riguarda le persone, persone alle quali stanno a cuore gli animali, la qualità e la sicurezza, le persone che acquistano e consumano la carne. L’export è una scelta consapevole del fornitore di carne belga, un fine in sé. Concentrandosi su di esso, il Belgio è riuscito a diventare un attore importante in Europa e nel mondo. Alla base di tale successo si trovano la tradizione e l’expertise. Le imprese belghe esaudiscono i desideri dei propri clienti in modo flessibile, creando valore aggiunto in termini di qualità, rendimento e servizi. Il dominio della razza Bianca e Blu belga rappresenta una situazione unica in Europa. La pro-duzione di carne bovina si è specializzata enormemente ed è scarsamente associata all’industria lattiero-casearia. Quindi, oltre il 70% dei bovini ma-cellati rientra nella classe di conformazione S o E. La maggior parte degli animali è destinata all’ingrasso, fino a un peso a caldo compreso tra 450 e 600 kg (rispettivamente mucche e tori). Data la scarsità di grasso, la massa muscolare è molto soda.



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