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Eurozona oltre i livelli pre-pandemia

of Sorrentino C.


Mentre si discute di NADEF (Nota di Aggiornamento di Economia e Finanza) e del progetto relativo al Bilancio annuale, da approvare entro il 31 dicembre del corrente anno, è pos- sibile constatare, secondo unanimi convincimenti di osservatori ed economisti, che il quadro complessivo macroeconomico incoraggi un certo ottimismo. La citata NADEF, infatti, anche per gli anni successivi al 2021 prevede tassi di crescita che non si registravano dal 2001 e, come ha sottolineato di recente il nostro Ministro dell’economia, la ripresa «è intensa, le prospettive sono favorevoli, la dinamica dell’export è molto positiva e classifica l’Italia ai primi posti in Europa».
Si può aggiungere che anche la dinamica dei consumi risulta positiva e quella degli investimenti molto accentuata, quest’anno in aumento di circa il 15%, che dovrebbe restare superiore a quella del PIL anche nel prossimo triennio. Inoltre, l’andamento dei conti risulta più favorevole delle attese e il punto di picco per il debito, come trapela dal Tesoro, lo avremmo superato l’anno scorso, mentre la sua riduzione dovrebbe liberare nuove risorse.
Come ha comunicato a fine agosto la nostra Banca Centrale, il debito ha toccato quota 2.734,4 miliardi, con un incremento di 8,5 rispetto a fine luglio. Ma questo aumento non dipende dal deficit pubblico; al contrario, c’è stato un avanzo di cassa di 10,7 miliardi. Questa somma è stata più che compensata dall’au- mento delle disponibilità liquide del Tesoro, che crescono di 18,9 miliardi, arrivando al record storico di 139,7 miliardi. In pratica il Ministero dell’Economia emette titoli di Stato sfruttando le condizioni favorevoli; a fine anno poi verosimilmente la liquidità sarà ridotta ed il rapporto debito-PIL scenderà.
In sostanza la situazione gene- rale appare meglio delle attese ed anche meglio dell’ultima previsione preannunciata dal Governo; inoltre, secondo conFindustria, il PIL, nel corrente anno, aumenterà del 6,1%, 2 punti in più rispetto alle stime di aprile scorso. La corsa continuerà nel prossimo anno, con un ulteriore più 4,1%. Se le previsioni si avvereranno, il rimbalzo dell’economia si trasformerà, in recupero totale di quanto abbiamo perso nel 2020, già nella prima metà del prossimo anno, “probabilmente tra marzo ed aprile”.
Il quadro che disegna il Centro Studi di Confindustria mostra un’Italia “in fermento”, con voglia di produrre e spendere e tornare a vivere “lasciandosi alle spalle l’incubo Covid”. Ovviamente la crescita del PIL dovrebbe portare anche un miglioramento dell’occupazione: degli 800.000 posti di lavoro persi nel 2020, se ne sono recuperati quasi la metà; il resto sta per arrivare e, anche in questo caso, l’anno di svolta dovrebbe essere il prossimo. Sempre secondo il citato centro Studi, si dovrebbe infine ritornare ai livelli pre-crisi a fine 2022.
La ripartenza è trainata dagli investimenti, soprattutto quelli del settore delle costruzioni, a loro volta sostenuti dalle agevolazioni, superbonus in testa, ma si muovono bene anche i consumi delle famiglie, finora ancora concentrati sui prodotti, ma che iniziano a dirigersi anche sui servizi, a partire dai viaggi e dai pasti fuori casa. La revisione al rialzo del PIL è spiegata prevalentemente dall’impatto più contenuto, rispetto a quanto si temeva, della variante Delta del Covid. Se, però, si guarda l’altra faccia della medaglia, si possono capire anche i rischi perché, se i contagi dovessero malauguratamente aumentare, la corsa dell’economia potrebbe anche frenare.
Rincari energetici e carenze di materie prime, a loro volta, potrebbero raffreddare gli entusiasmi, tanto che, da parte degli industriali, viene lanciato un allarme a “non abbassare la guardia”; occorre fare in modo che la ripresa sia “solida e duratura” e ciò che implica rompere rispetto al passato, che ha visto il nostro Paese crescere, in media annuale, un sesto rispetto alla Germania.
È d’accordo con detta analisi anche la presidente della BCE, la quale ha affermato che «ci siamo allontanati dal baratro ma non siamo ancora fuori pericolo», siamo nel processo di ripresa, «ma ripresa inusuale», anche se entro la fine dell’anno l’area euro dovrebbe tornare ai livelli della pre-pandemia.
La predetta lagarde cita l’incertezza come una delle minacce per l’area euro ed afferma che «ignorare il cambiamento climatico sia un gran rischio alla stabilità finanziaria»; eppure, col presidente della FED Powell, ha poi gettato acqua sul fuoco sui timori per la ripresa dell’inflazione, allorché insieme hanno affermato che l’aumento dei prezzi «è legato alla riapertura dell’economia ed è transitorio».

Occorre, perciò, che la ripresa sia solida e duratura, come sopra detto, e che, come viene auspicato da tutti, si torni a crescere ad un ritmo annuo di almeno 1,5-2%, purché non si sprechi l’occasione del Recovery Plan, per spendere bene e, soprattutto, rapidamente, le risorse che ci saranno concesse, andando avanti con le riforme strutturali e dimostrare ai Paesi frugali che anche l’Italia è affidabile e non è solo il Paese della finanza allegra. Ne saremo capaci?


Cosimo Sorrentino



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