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Finanziamenti a fondo perduto: la nuova programmazione comunitaria 2021/27 e le altre opportunità per investimenti di sviluppo aziendale

of Borghi G.

  • Riuscire a districarsi con suc- cesso nell’intricato groviglio dei bandi e dei finanziamenti a fondo perduto, superando gli ostacoli della burocrazia e delle scadenze ed ottenere grandi e, spesso, importantissime opportunità di crescita e sviluppo per la propria azienda grazie al giusto partner... è possibile? La risposta è sì e si chiama FABO S.I.
    FABO è una società di consulenza con sede a Massa Lombarda, in provincia di Ravenna, di proprietà di Giacomo e Marco Fabbri. L’attività di questa azienda, che vanta oltre 25 anni di esperienza specifica, è proprio quella di aiutare la propria clientela — formata da micro, piccole, medie e grandi imprese, con un focus particolare sul settore agroalimentare e ittico — ad ottenere contributi pubblici (ma non solo) da utilizzare per i propri investimenti produttivi. E FABO tutto questo lo fa grazie ad un team affiatato di esperti in ambito commerciale, tecnico, pro- duttivo ed amministrativo e con esperienza specifica nelle aziende di tipo agroalimentare.

    Nell’ambito del salone milanese Tuttofood 2021, abbiamo avuto l’opportunità di parlare direttamente con Marco Fabbri (la FABO era tra gli espositori in fiera, all’interno del Padiglione 6, NdA) e chiedergli le sue opinioni sul biennio che ci stiamo lasciando pian piano e con fatica alle spalle, oltre alle ultime novità riguardanti la programmazione comunitaria dei fondi.
    «Ci incontriamo dopo più di due anni dall’ultimo nostro aggior- namento sullo stato dei program- mi comunitari di finanziamento e sulla nostra piccola visione sul mondo delle aziende del settore agroalimentare» mi dice Marco Fabbri. «Sono stati due anni molto particolari, impegnativi e pieni di incertezze per tutti; il mondo si è quasi fermato per qualche mese poi abbiamo ripreso a correre piuttosto forte e speriamo di continuare. Es- sere qui a Milano oggi, ad esempio, è particolarmente significativo: è davvero molto bello vedere così tante persone in fiera dopo quanto successo negli ultimi 18 mesi».

    2020 e 2021, due anni che faremo fatica a dimenticare: come sono andate le cose alla FABO e qual è stato l’impatto della pandemia sulla vostra clientela?
    «In questa pandemia, come in tutte le “crisi” o “guerre” della storia, c’è chi ha guadagnato molto e chi ha perso tanto; abbiamo visto nostri clienti crescere ed aumentare in modo consistente il proprio giro di affari con addirittura difficoltà a rispondere alle esigenze del mercato, parlo di tutto il mondo legato alla GDO. Per contro, abbiamo visto clienti fermarsi quasi completamente con perdite di fatturato importanti: mi riferisco in particolare a tutto il mondo legato alle forniture Ho.re.ca.
    Oggi, che stiamo uscendo da questo bruttissimo periodo e iniziando a tirare le somme, possiamo però dire che nessuno dei nostri clienti è fallito o ha chiuso, e questo è un ottimo segnale della solidità della nostra clientela, che ci fregiamo di avere selezionato negli anni, consigliato ed aiutato nel tarare e gestire i propri investimenti nel modo migliore. Infatti spesso, grazie anche ai rapporti di fiducia e stima che si creano coi nostri clienti, non ci limitiamo a gestire la domanda di contributo ma valutiamo insieme all’imprenditore la portata dell’investimento in merito alla sua attività, alle disponibilità finanziarie e, soprattutto, il potenziale ritorno dell’investimento. È capitato di suggerire a clienti di dimezzare l’investimento previsto, ad esempio, in quanto i volumi di prodotto lavorato e il ritorno dell’investimento non giustificavano l’impegno economico».

    Dal vostro punto di vista privilegiato sull’agroalimentare, dunque, si può dire che il settore abbia retto allo tsunami pandemico meglio di altri?
    «Un segnale che il settore agroalimentare non si è fermato e che continua a guardare al futuro con positività l’abbiamo avuto proprio nel 2020, quando, prima e dopo i tre mesi peggiori della prima ondata pandemica, in cui non squillava nemmeno il telefono, abbiamo presentato domande di contributo a fondo perduto per oltre 40 milioni di euro di investimenti, una parte consistente dei quali riguardava proprio anche il settore delle carni».

    In sostanza, anche in momenti caratterizzati da instabilità, nel senso lato del termine, è importante ricordare agli imprenditori che occorre guardare “oltre”, continuare a fare progetti per la crescita delle proprie aziende e che le opportunità offerte dai finanziamenti possono rappresentare davvero una soluzione da non farsi scappare?
    «Uno degli slogan che ci con- traddistingue da un po’ di anni dice che “le opportunità crescono e vanno colte”. Questo slogan è nato per fare capire agli imprenditori che è im- portante guardare ai finanziamenti e, per quanto possibile, programmare lo sviluppo delle proprie aziende anche considerando questo aspetto. Succede spesso, infatti — soprattutto in passato, ma qualcuno lo fa ancora oggi —, che gli imprenditori ci dicano che le loro aziende non hanno mai ottenuto finanziamenti, ma altrettanto spesso capita che gli stessi in realtà non abbiano mai fatto richieste per sfiducia verso il sistema della pubblica amministrazione ed anche dei consulenti».

    In effetti il “mondo” dei bandi e dei finanziamenti è caratterizzato da una grande complessità, alla quale si sommano la “multiformità” del settore agroalimentare e il “peso” della burocrazia, che spesso non agevola l’imprenditore.
    «Oggi il quadro delle opportunità per gli investimenti delle aziende di settore è davvero molteplice, col rischio potenziale che si crei confusione e si possano commettere errori di valutazione che potrebbero creare anche grosse difficoltà. Mi sembra giusto quindi tentare di fare un po’ di chiarezza».

    Giustappunto, fare chiarezza, anche questa è una delle mission di FABO. Qual è la situazione attuale dei fondi per l’agroalimentare?
    «Parlando del mondo in cui opera FABO S.I., oggi siamo quasi in chiusura del settennato di programmazione europea 2014-2020, per il settore. Il fondo di riferimento è il FEASR (Fondo Europeo Agricoltura Sviluppo Ru- rale), meglio conosciuto come PSR (Programma di Sviluppo Rurale). Tale programma, attraverso bandi specifici emessi dalle regioni, è in grado di finanziare investimenti in aziende agricole ed agroindustriali per interventi di costruzione, ristrutturazione, ampliamento di strutture ed impianti e per tutta la tecnologia di lavorazione, conservazione, confezionamento, ecc.. con un fondo perduto mediamente del 40% in quasi tutte le regioni italiane. Le disponibilità economiche di tale Fondo vanno rendicontate entro il 31 dicembre 2023.
    Molte regioni hanno già impe- gnato e rendicontato a Bruxelles quasi completamente tali disponi- bilità, altre invece sono più indietro e potrebbero ancora pubblicare bandi con i residui del settennato 2014-2020.
    Come detto, si sta chiudendo un settennato, ma la programmazione comunitaria continua con il PSR 2021-2027. L’inizio delle programmazioni è normalmente lento e complesso, perché si tratta di scrivere i nuovi regolamenti, concordarli con gli stati e le realtà regionali, ecc... Questo ha portato spesso le regioni, sulle precedenti programmazioni, a pubblicare i primi bandi di finanziamento dopo 3 o anche 4 anni dall’inizio del settennato.
    Questa volta, complice il periodo storico che stiamo vivendo, si è compreso che questo non era ammissibile ed è stata attuata un procedura molto intelligente, ovvero la gestione di un periodo di transizione denominato “PSR transizione 2021/2022”, durante il quale le regioni potranno impegnare le disponibilità 2021 e 2022 della nuova programmazione utilizzando i vecchi regolamenti del PSR 2014-2020, senza attendere i nuovi regolamenti, che saranno operativi dal 2023.
    Quanto sopra detto, quindi, sta permettendo un’accelerazione nella pubblicazione di nuovi bandi con diverse centinaia di milioni di euro disponibili per le regioni sul programma PSR. Alcune regioni, come l’Emilia-Romagna, pubblicheranno già i bandi tra fine 2021 e inizio 2022, con circa 60 milioni di euro a disposizione per gli investimenti delle aziende agricole e altrettanti per le aziende agroindustriali.

    Per i PSR mediamente si parla di investimenti che variano da qualche centinaio di migliaia di euro a qualche milione di euro. Per investimenti più consistenti nel mondo agroalimentare (solo società di capitali Srl o Spa) FABO si occupa anche dei Contratti di Sviluppo gestiti da invitalia e Ministero dello Sviluppo economico, che sono aperti ed in fase di rifinanziamento. Tale opportunità riguarda investimenti minimi di 7,5 milioni di euro, finanziabili con una quota di 40% di ESL (Sovvenzione Equivalente Lorda), che è gestibile o tutta a fondo perduto (40%) oppure con sistema misto parte a fondo perduto (esempio 35%) e parte a tasso agevolato (esempio 40%), da restituire in 10 anni più 3 anni di preammortamento. Deve essere disponibile almeno un 25% di capitale proprio.
    Si tratta di un bando a sportello, non ci sono graduatorie come per i PSR, e Invitalia ragiona molto come “banca di impresa” sulla sostenibilità del progetto ed anche sullo sviluppo potenziale del territorio e sulle assunzioni future.
    Le opportunità sopra citate riguardano bandi complessi da presentare, che prevedono fasi istruttorie e, nel caso dei PSR, anche graduatorie di merito.
    Una volta superate tali complessità, e il nostro inter vento consulenziale serve anche a questo, ed ottenuto il finanziamento, si ha però la certezza assoluta che, se quanto dichiarato risponde a realtà e quanto realizzato è conforme al progetto, nessuno potrà mai revo- care il finanziamento».

    Oltre ai fondi, esistono altre opportunità di investimento da prendere in considerazione?
    «Esistono oggi altre opportunità sicuramente interessanti e da valutare di cui FABO S.I. non si occupa e che riguardano essenzialmente i crediti di imposta. Quella più “inflazionata” in questo momento è l’Industria 4.0. Si tratta di un credito di imposta su attrezzature e impianti specifici in grado di abbattere il valore del bene del 50% per il 2021 e del 40% nel 2022. Ho usato appositamente il termine “inflazionata” perché, da quello che percepisco dai miei clienti e non solo, oggi moltissimi fornitori di attrezzature, macchine, mezzi di movimentazione, mezzi agricoli, propongono una versione 4.0 della propria fornitura, prospettando quindi la possibilità di ottenere il credito di imposta per il 40% o il 50% del valore del bene.
    Non voglio entrare troppo nel merito di questa vicenda, e sono convinto che ci siano fornitori seri ed anche consulenti seri, ma sto vedendo veramente troppo movimento in merito e molte cose che non mi convincono; tra l’altro lo stesso Ministero dello Sviluppo economico sta mettendo in guardia da un abuso di utilizzo di questa misura.
    Può sembrare tutto molto “semplice”, nessun progetto, nes- suna domanda da presentare poca burocrazia... tutto bellissimo, ma forse anche no. Quello che dico
    spesso ai miei clienti è di trovarsi un consulente serio e di valutare bene se quello che si sta acquistando è realmente una macchina-attrezzatura 4.0 ed anche, e soprattutto, se i dati che questa macchina- attrezzatura fornirà verranno poi puntualmente scaricati ed anche utilizzati dall’azienda con possibilità di dimostrarlo in sede di controllo. Infatti, il problema saranno appunto i controlli ex post su tale forma di finanziamento. Il rischio è che, a differenza dei finanziamenti di cui ho parlato sopra, analizzati dall’ente erogante prima, durante e dopo la fine dell’investimento, visto che in questo caso i controlli arriveranno solo dopo anni che si è scontato il contributo dalle imposte, se per caso l’agenzia delle entrate dovesse rilevare infrazioni, ci sarà non solo la restituzione di quanto erroneamente percepito, ma anche le relative sanzioni. Si capisce bene che una problematica di questo genere su diverse centinaia di migliaia di euro o milioni di euro potrebbe mettere in seria difficoltà un’impresa».

    Cosa puoi dirci in proposito della cumulabilità tra finanziamenti a fondo perduto e credito d’imposta Industria 4.0?
    «Si tratta di un argomento piut- tosto complesso e dibattuto, che mi sembra opportuno affrontare sempre ai fini informativi. Purtroppo devo constatare che c’è moltis- sima confusione, causata da stato, regioni e Comunità europea. Fino ad un anno fa circa sembrava fosse possibile godere — e addirittura, era chiaramente scritto su alcuni bandi —, sia del fondo perduto sui fondi europei (cfr. bandi PSR) che del credito d’imposta Industria 4.0. Nel corso del 2020 la regione Sicilia ha deciso di chiedere un parere su questo alla Commissione europea, la quale, attraverso un suo funzionario, ha espresso un parere non vincolante e definitivo sull’impossibilità di “cumulo” delle due iniziative. Ad oggi, sulla base di questo, le regioni hanno fatto retro- marcia, escludendo la possibilità di cumulo senza un parere positivo ed ufficiale della Commissione.
    Al contrario, il Ministero dello Sviluppo economico sostiene la possibilità di cumulo e sta interlo- quendo con Bruxelles in tal senso; l’agenzia delle entrate ammette anch’essa la possibilità di cumulo. Concludendo, al momento non c’è possibilità di cumulo sui fondi europei (cfr. PSR), salvo espressa deroga scritta della Commissione ed invece è possibile sui Contratti di Sviluppo gestiti da Invitalia/MISE.
    Vorrei fare un ultimo inciso sul NRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Molti ci chiedono se su questa elevata quota di finanzia- mento proveniente dall’Europa ci siano contributi per investimenti similari a quanto discusso sopra. La risposta è che pochissimi di questi fondi sono stati assegnati al settore primario della produzione agricola ed agroindustriale e quei pochi riguardano argomenti legati a transizione ecologica e benefici ambientali.
    Il PNRR finanzierà essenzial- mente investimenti pubblici in infrastrutture di cui abbiamo moltissimo bisogno per sostenere e sviluppare la crescita del paese, investimenti di transizione ecologica e transizione digitale del Paese».

    Come avevamo già detto, si tratta effettivamente di argomenti piuttosto comples- si, che necessitano di approfondimenti e studi personalizzati, analisi caso per caso, esperienza nel settore...
    «La nostra mission principale è proprio quella di informare i potenziali beneficiari di fondi pubblici soprattutto europei sulle opportunità che si presentano perché lo sviluppo agricolo ed agroindustriale è uno degli assi importanti su cui poggia la nostra economia e la nostra sostenibilità. Per questo facciamo centinaia di incontri ogni anno con potenziali beneficiari, migliaia di chilometri, attività di mailing e fiere. E siamo sempre disponibili per qualsiasi tipo di informazione e chiarimento senza alcun impegno su tutti gli argomenti trattati in questa chiacchierata».


    Gaia Borghi

    >> Link: www.fabosi.it



    FABO S.I. Srl è una società di servizi nata sulla precedente FABO Srl, l’azienda fondata da Giacomo Fabbri che, dal 1987 al 1994, si è occupata della progettazione, vendita e installazione di impianti di refrigerazione industriale nel settore ortofrutticolo. In quegli anni Fabbri si rese conto delle difficoltà che il settore incontrava nell’accedere ai fondi pubblici per realizzare degli investimenti. Nel 1994 la società romagnola decise di focalizzare il proprio business proprio sull’attività di consulenza volta alla ricerca di finanziamenti a fondo perduto con un interesse specifico verso il comparto agroalimentare ed ittico. Con all’attivo oltre 25 anni di esperienza, FABO S.I. è oggi una società di primo livello che opera su tutto il territorio nazionale. Oltre ad aiutare le aziende a superare la diffidenza verso le opportunità che i fondi offrono, il team di Giacomo e Marco Fabbri, che ha all’attivo una decina di persone tra interni ed esterni, offre consulenze in ambito commerciale, tecnico, produttivo, amministrativo e finanziario.


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