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Dal “mangiare locale” all’alimentazione animale: l’economia circolare delle PAT

of Valugani P.


Qualità, origine e sostenibilità: è su questi pilastri che si basa oggi lo sviluppo del nostro agroalimentare. Anche la produzione di carne e la stessa alimentazione animale non sfuggono a questa regola. Per l’Italia, a differenza di molti altri Paesi, questo significa valorizzare il DNA delle nostre aziende, da sempre molto attente al livello qualitativo dei loro prodotti, alla provenienza delle materie prime e, negli ultimi anni, all’avanguardia nel rispetto dell’ambiente e nelle soluzioni anti-spreco. È vero che oggi il Green Deal e la strategia Farm to Fork ci conducono in questa direzione; tuttavia, possiamo affermare che le nostre aziende hanno intrapreso da tempo questa strada. Inoltre, contrariamente a quanto si legge sui giornali, la grande industria sa produrre alta qualità.
La necessità di riutilizzare, nel modo più efficace possibile, residui e materiali che altrimenti andrebbero sprecati, ha imposto di rivedere metodi e processi di produzione, anche in zootecnia.

In tal senso, una delle eredità più importanti che abbiamo ricevuto da EXPO Milano 2015, è il legame tra qualità e sostenibilità dell’industria alimentare, promosso in modo convinto durante la manifestazione. Un buon esempio è l’impiego, sempre più incentivato nell’industria mangimistica, di prodotti alimentari in origine idonei al consumo umano e in seguito non utilizzati: la loro destinazione per la produzione di energia o allo smaltimento in discarica non è del tutto in linea con la produzione sostenibile.

Oggi l’intera filiera di produzione di carne (dall’industria dei mangimi, all’allevamento, dalla macellazione, alla trasformazione e alla vendita al dettaglio) è chiamata a riconvertirsi secondo i dettami della “piramide” della sostenibilità, prendendo in considerazione sia gli aspetti nutrizionali sia quelli ambientali. In questo modo, potremo rispondere all’aumento dei consumi, correlato alla crescita della popolazione mondiale. La graduale
reintroduzione delle Proteine Animali Trasformate (PAT) in Europa per l’alimentazione degli animali da reddito è un tassello fondamentale della rivoluzione sostenibile.
Le PAT derivano dalla trasformazione di sottoprodotti di origine animale, idonei al consumo umano ma destinati alla produzione zootecnica per motivi commerciali, e sono sottoposte a processi di lavorazione tali da garantire sicurezza e qualità costituendo così, nel rispetto delle normative in vigore, ingredienti molto validi per l’alimentazione animale. In altre parole, sono un esempio intelligente di produzione circolare, un modello ottimale, che può essere implementata bene e in modo sostenibile in tutta Europa.

Le PAT sono naturali e sicure, soggette a controlli rigorosi e a metodi di analisi affidabili. Le aziende e le organizzazioni industriali della catena di produzione animale hanno peraltro intuito da tempo i vantaggi delle PAT. Anche le autorità di controllo italiane ritengono che saranno molto utili nell’alimentazione animale. Tuttavia, anni di diffidenza nei confronti di questo prodotto potrebbero farsi sentire, soprattutto al di fuori delle filiere coinvolte. Per questa ragione, sarebbe opportuno costruire un piano di comunicazione che si concentri sulle tematiche della sostenibilità, raccontando l’anima green dell’alimentazione animale.
A dare maggior vigore a questa mutazione positiva, sarà anche la caratteristica, tutta italiana, del mangiare locale, il local eating, che ha come punti di forza il territorio e la capacità industriale di lavorare bene, il “saper fare” italiano.
Un esempio su tutti: il prosciutto. Esistono almeno 10 grandi marchi regionali, tutti di eccellenza, tutti frutto della grande competenza delle aziende italiane che operano nella produzione della carne.
Nei fatti, la passione del cibo per gli Italiani si manifesterà anche nell’alimentazione animale, concentrandosi sempre su qualità, origine e sostenibilità.

In questo quadro, tutti gli attori della catena di produzione dei mangimi devono svolgere — e ne sono già consapevoli — il loro ruolo nella narrazione delle PAT, in particolare dal punto di vista dell’impatto ambientale.
È bene ricordare, infatti, che i consumatori Italiani pretendono di essere sempre informati sulle modalità di produzione di ciò che mettono in tavola.
Accelerare l’utilizzo degli alimenti di origine animale nei mangimi per specie diverse (gamberetti, pesce, pollame e maiali), aiuterebbe moltissimo la svolta sostenibile, traghettando il comparto verso il reimpiego di risorse che, diversamente, verrebbero sprecate o gestite come rifiuti, e con una minore produzione di CO2. Un motivo in più per scegliere questo percorso è poi la necessità di ridurre progressivamente la nostra dipendenza
dall’importazione di fonti proteiche, problematica che le difficoltà di approvvigionamento, sofferte nei momenti più difficili della pandemia, hanno fatto emergere in tutta la sua drammaticità.


Paolo Valugani
Regulatory and Compliance Manager presso Alberio Spa
Coordinatore del Comitato Tecnico di ASSOGRASSI

>> Link: www.assograssi.it


Proteine Animali Trasformate, cosa sono?

Le proteine animali trasformate sono un ingrediente naturale per mangimi ricavate dai sottoprodotti della produzione di alimenti destinati al consumo umano. Hanno un alto valore nutritivo e un basso impatto ambientale che le rende un’ottima alternativa alle proteine d’importazione, come la soia. In tutto il mondo le proteine animali trasformate sono un ingrediente importante nei mangimi destinati alla alimentazione di animali allevati per le produzioni di alimenti e di animali da compagnia. Le materie prime utilizzate nella produzione provengono da animali riconosciuti idonei al consumo umano al momento della macellazione e il prodotto finito è completamente tracciabile e di qualità garantita.
Le proteine animali trasformate sono un complesso di tre nutrienti chiave: proteine, grassi e minerali. Le esigenze nutrizionali degli animali vengono soddisfatte dalla fornitura di diete complesse cui le proteine animali trasformate possono dare un valido contributo. Hanno un valore proteico nettamente superiore in rapporto ad altri ingredienti quali la colza, il lupino e la soia. A differenza delle proteine vegetali, le proteine animali trasformate sono un ingrediente per mangimi completo che, per ogni razione, apporta grassi e minerali preziosi.
Le proteine animali trasformate sono prodotte solo a partire da sottoprodotti di animali riconosciuti idonei al consumo umano al momento della macellazione conosciuti come materiali di Categoria 3. Ci sono diverse tipologie di proteine animali trasformate, categorizzate sulla base della specie animale d’origine. Sono tutte completamente tracciabili al fine di garantire il rispetto del divieto di riciclo intra-specie: per esempio le proteine derivate da sottoprodotti avicoli non possono essere utilizzate nei mangimi per i polli. Essendo un prodotto derivato dalla carne non
è idoneo ad essere utilizzato nelle diete dei ruminanti erbivori quali bovini ed ovini. In ogni Stato Membro europeo le attività di raccolta e di trasformazione dei sottoprodotti di origine animale sono regolate e supervisionate dalle Autorità competenti. Per esempio le proteine animali trasformate, prodotte a partire da specie di animali monogastrici quali suini e pollame, vengono prodotte in impianti di trasformazione dedicati.
Il prodotto finito, noto come MonoPAT, è molto apprezzato in tutto il mondo quale ingrediente per mangimi completamente tracciabile da includere negli alimenti per animali da compagnia. Inoltre, ha il potenziale di migliorare
il profilo nutrizionale e ridurre l’impatto ambientale dei mangimi per pesci d’allevamento e degli animali onnivori e carnivori. Le proteine animali trasformate sono un prodotto del processo di rendering. I sottoprodotti della produzione di pollame, per esempio, vengono sottoposti a trattamento termico per la produzione di proteine animali trasformate avicole e grasso di pollame. I grassi fusi di pollame e i grassi derivati da altre specie sono utilizzati nella alimentazione degli animali da compagnia come pure nel settore farmaceutico ed oleochimico. Utilizzando l’energia pulita che deriva dai sottoprodotti per produrre calore ed energia, il processo di rendering può essere considerato a impatto zero di anidride carbonica (fonte: ASSOGRASSI – Associazione Nazionale dei Produttori di Grassi e Proteine Animali).

>> Link:
www.assograssi.it




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