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Spingere il PIL perché la ripresa è solo un punto di partenza

of Sorrentino C.


È opinione comune che l’economia mondiale sia spinta da una provvidenziale forza, dimostrata dai più recenti dati statistici. Nell’anno in corso, infatti, secondo fondate previsioni, dovrebbe aumentare del 6,1% e riguarderà tutte le grandi aree del mondo. Tra queste, si esalterà la Cina, con una crescita maggiore dell’8,5%; non dovrebbero deludere neanche gli Stai Uniti, che vedranno il proprio PIL aumentare del 6,7%. Per quanto concerne la Zona Euro, la sua crescita potrebbe essere più modesta, potendosi collocare sul 4,3% e con l’Italia, evviva, che si potrà assestare anche un punto superiore a tale ultimo dato.

Le ragioni della buona ripresa sono certamente dovute ad un sostegno pubblico all’economia senza precedenti, tassi di interesse molto bassi, buona ripresa del commercio mondiale ed una massiccia riserva di potere d’acquisto, da parte accumulata dai consumatori nel periodo di crisi. Ciò detto, però, è opportuno sottolineare che probabili turbolenze potrebbero ostacolare un cammino che sembra buono da percorrere: le difficoltà riguardano un rischio di inflazione negli USA, ipotizzato dai più nel 4% circa, il forte aumento delle materie prime e la scarsa disponibilità di importanti prodotti necessari in ampi settori dell’economia, come per esempio i semiconduttori. E poi l’emergenza Covid che non è terminata e c’è ancora bisogno di fare debito; “debito buono” come lo definisce il presidente Draghi, il quale, anche di recente, ha specificato meglio detto concetto, che si può sintetizzare affermando che il ricorso alla spesa in deficit è opportuno per fronteggiare gli effetti diretti di un evento estremo come la pandemia, finanziare gli investimenti e permettere ai governi di attuare una politica anticiclica, cioè che sia di stimolo alla economia in una fase nella quale questa è in calo. Ma per concretizzare questo tipo di politica economica bisogna ricordare che anche i Paesi più deboli devono essere messi in condizione di emettere “debito sicuro”, tale da far scattare un rialzo dei tassi d’interesse. Si tratterebbe, in altre parole, di adottare qualche forma di garanzia comune a seguito di quanto avvenuto col piano di rinascita europeo. Il nostro capo del Governo difende la scelta fatta a livello europeo a sostegno di famiglie e imprese, quando l’alternanza era tra recessione e depressione.

La prima strada ha comportato l’utilizzo di grandi risorse pubbliche, quindi l’aumento del debito pubblico, incrementando di 15 punti in percentuale del PIL nella media europea e di 25 punti nel nostro Paese. Le politiche espansive, nella visione del capo del Governo, dovrebbero servire, oltre che a fronteggiare le emergenze, anche a stimolare l’accelerazione della ripresa, poiché, pur raggiungendo un picco del 5%, non è sufficiente per ripianare i danni causati dalla crisi sanitaria e recuperare ritardi accumulati in precedenza. Gli investimenti dei programmi nazionali di ripresa devono essere un esempio di buon uso delle risorse in deficit, ma anche una prova impegnativa per Paesi, come la nostra Italia, che ha deciso di usare tutte le risorse, sia sotto forma di sovvenzione che di prestiti. Poi, come del resto ricorda sempre Draghi, l’Italia è la principale beneficiaria del Next Generation EU e deve utilizzare le risorse ingenti “in maniera produttiva ed onesta”, poiché in tal modo non si aiuterà soltanto l’economia italiana, ma si rafforzerà anche la fiducia all’interno dell’Unione Europea. Allo stesso tempo si tratta anche di dare garanzie ai Paesi che “hanno tassato i loro cittadini per poter dare denaro a noi sotto forma di sussidi”. Strumenti annunciati dovrebbero essere previsti, sul piano europeo, anche per eventuali shock che potrebbero investire altri Paesi, per i quali, secondo quanto sostiene continuamente Draghi, dovrebbe essere apprestato qualche meccanismo europeo per permettere a tutti gli Stati Membri di emettere “debito sicuro per stabilizzare le economie in caso di recessione”. Se non proprio una garanzia comune, qualche strumento che vada nella stessa direzione, da definire nei prossimi mesi, nel quadro di una revisione del patto di stabilità — per ora sospeso fino a dicembre del prossimo anno — e potrebbe essere l’occasione ideale per farlo, ha sintetizzato il capo del nostro Governo.

Per ora, potendo usufruire di una ingente somma di risorse, è necessario fare maggiori sforzi non solo per recuperare i livelli del passato ma per avvicinarsi a quelli dei Paesi a noi più simili e, per ottenere tanti risultati, occorrono tempo e continuità di azione. Perciò senza indugi, nell’assumere decisioni guidate dai contenuti del PNNR e con una visione comune da parte di tutti gli attori in campo, imprese, sindacati, istituzioni tutte, per dar luogo ad una stagione unica, con la consapevolezza che c’è molta strada difficile da percorrere e tante cose da ricostruire su numerosi fronti aperti.

Pur in presenza delle grandi difficoltà che continuano a frapporsi sul piano sanitario, con le continue varianti del virus, vaccinazione e green pass, che possono ostacolare l’azione di risanamento e di avvio delle necessarie soluzioni, soprattutto il conseguire livelli soddisfacenti pre-pandemia deve rappresentare un mezzo per un salto di qualità permanente e non un punto di arrivo. Abbiamo speranza e fiducia che tutto proceda nel migliore dei modi, altrimenti si rischia di adagiarsi e perdere l’ennesima occasione per attestarsi su posizioni egualitarie europee rispetto a quelle finora tenute. 


Cosimo Sorrentino




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