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La pandemia non ha penalizzato l’agroalimentare dell’Emilia-Romagna

of Mossini A.


«Nonostante le ripercussioni che anche il comparto agroalimentare regionale ha subito a causa della pandemia, le conseguenze sono state meno pesanti se confrontate con altri settori produttivi e, anzi, possiamo affermare che la capacità di continuare a produrre ponendo al centro la qualità delle nostre eccellenze regionali ha marcato una profonda differenza». Alessio Mammi, assessore regionale all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna, ha voluto sottolineare ancora una volta l’importanza strategica dell’agroalimentare emiliano-romagnolo e lo ha fatto a margine dell’incontro on-line svoltosi alla fine dello scorso luglio quando è stato presentato il Rapporto Agroalimentare dell’Emilia Romagna 2020, giunto alla sua 28a edizione e redatto come ogni anno dalla Regione in collaborazione con Unioncamere regionale.

Un andamento in controtendenza rispetto al resto dell’economia, quindi, che nel 2020 ha visto l’agrozootecnia emiliano-romagnola raggiungere una PLV (Produzione Lorda Vendibile) di oltre 4,5 miliardi di euro: +8% sull’anno precedente. Un risultato che va distribuito quasi in egual misura sia tra il comparto vegetale (+7,6%) che zootecnico (+8,5%) capace — e questo è sicuramente un dato straordinario se contestualizzato nell’anno della pandemia —, di recuperare buona parte delle perdite del 2019, quando la flessione della PLV aveva superato il 10%.

Centralità della regione 
«Il recupero della Produzione Lorda Vendibile regionale registrato lo scorso anno — ha continuato Mammi — ha dimostrato la centralità della nostra regione a livello nazionale e la riflessione che dobbiamo fare sul futuro deve concentrarsi proprio sull’importanza di continuare nell’opera di valorizzazione di tutte le nostre produzioni agroalimentari, ad iniziare dalle 44 DOP che a livello europeo rappresentano un unicum. Non c’è dubbio che la pandemia abbia portato alla luce alcune criticità del nostro settore, ma è altrettanto vero che da subito abbiamo messo in campo misure e strumenti di sostegno per fronteggiare una situazione inedita e drammatica. Abbiamo stanziano 3 milioni di euro a favore delle strutture agrituristiche; più di 17 milioni sono andati alle aziende del lattiero-caseario e 1,5 milioni al settore della barbabietola da zucchero. Non solo. Alla data del 22 luglio 2021 sono stati erogati gli anticipi PAC ad oltre 12.000 imprese, a cui si aggiungono le iniziative per l’ortofrutta, tra i settori più colpiti dalle fitopatie e dagli effetti dei cambiamenti climatici, per il quale abbiamo chiesto al MIPAAF l’istituzione di un Tavolo nazionale con la presentazione di un progetto e un bando per 7 milioni di euro destinato agli strumenti antibrina. Una medesima richiesta è stata inoltrata al Ministero delle Politiche Agricole insieme alla Regione Lombardia per il settore suinicolo, che sconta una congiuntura particolarmente negativa, affinché si possano individuare indirizzi strategici in grado di salvaguardare e rilanciare il comparto in una prospettiva di medio-lungo periodo». Ma il buon andamento dell’agroalimentare emiliano-romagnolo parla anche di occupazione. Infatti nel 2020 gli addetti impiegati nelle aziende agricole regionali, equamente suddivisi tra personale dipendente e autonomo, hanno raggiunto la quota di 82.000 unità, con un +13% sul 2019. «In attesa dell’entrata in vigore della nuova PAC, che scatterà il 1o gennaio 2023 — ha concluso l’assessore Mammi —, in questi due anni di transizione avremo a disposizione quasi 410 milioni di euro che rappresentano il 35% in più rispetto alla precedente programmazione dei PSR. Un’occasione importante che sfrutteremo per continuare ad investire sui giovani, sull’innovazione, sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale delle nostre aziende agricole e sulla biodiversità, un insieme che deve essere legato da innovazione, sviluppo e tutela del territorio».

Export in primo piano 
Nell’analisi più dettagliata del Rapporto Agroalimentare emilianoromagnolo, un ruolo di primo piano merita l’export. Infatti, nel 2020 il valore dei prodotti commercializzati sui mercati esteri ha rappresentato il 16% dell’intera quota agroalimentare nazionale esportata. La Germania si è confermata ancora una volta il primo Paese, con una quota del 17,2%; a seguire si è posizionata la Francia (13,8%), il Regno Unito (8,1%), gli Stati Uniti (8%) e la Spagna (4,1%). Le carni lavorate e i salumi detengono il primo posto tra i prodotti più venduti all’estero con un controvalore, sempre nel 2020, che ha superato 1,2 miliardi di euro. Subito dietro si sono piazzati i prodotti lattiero-caseari con un valore di 870 milioni di euro, quelli da forno (740 milioni), la frutta e gli ortaggi trasformati per poco meno di 700 milioni di euro. Sul fronte zootecnico emilianoromagnolo, il 2020 ha sottolineato il buon andamento del latte vaccino con la produzione a +20,4% e delle uova con +9,4%. Non altrettanto si può dire per le carni bovine ferme a –5%, per l’avicunicolo a –11% e il suinicolo che ha dovuto registrare addirittura un –14%. Una nota doverosa va all’ottimo andamento che sia in termini produttivi che di vendite il Parmigiano Reggiano ha saputo portare a casa anche in un anno complesso come il 2020, dimostrando che durante i lunghi mesi del lockdown i consumatori del Re dei Formaggi hanno saputo e voluto mettere al primo posto la qualità nell’elenco dei valori da attribuire ai prodotti alimentari da portare in tavola. Rispetto agli altri settori agricoli, il Rapporto 2020 ha messo in evidenza che quello dei cereali, con un +11% di PLV, ha incassato un buon risultato sia per l’aumento delle rese Rossa Reggiana. L’agrozootecnia emiliano-romagnola ha raggiunto una PLV di +4,5 mld euro (photo ˝ www.aifb.it). che per quello delle quotazioni di mercato. Bene anche la campagna del pomodoro da industria che ha registrato un +16% e ancora meglio la barbabietola da zucchero con un +25%.

In flessione l’industria alimentare 
Sostanzialmente stabile l’andamento della frutta che non è andato oltre lo 0,4%, anche a causa dei gravi danni determinati dalle gelate primaverili che si sono abbattute sulle produzioni di albicocche, susine, pesche e nettarine nella primavera 2020, causando perdite oscillanti –60 e –90%. Contestualmente, però, il comparto delle pere ha registrato una forte ripresa, con un +60% nella media delle rese, percentuale che ha in parte mitigato i risultati del 2019 quando alternaria e cimice asiatica avevano quasi decimato le produzioni. Anche sul fronte della vendemmia emiliano-romagnola il 2020 ha incassato numeri positivi, con 6,6 milioni di ettolitri di vino prodotti (+15%), a cui però bisogna legare un calo delle quotazioni di mercato che ha portato ad un sostanziale pareggio il bilancio economico.

Diversamente dal comparto agrozootecnico, l’emergenza sanitaria ha inferto all’industria alimentare e delle bevande emilianoromagnole un duro colpo, con una flessione del 3,9%, soprattutto a causa della chiusura del canale Ho.Re.Ca. Da rilevare comunque che il dato negativo non ha raggiunto quello relativo all’insieme dell’economia regionale, che ha chiuso il 2020 con un ben più drammatico –12,2%. Infine, uno sguardo al credito agrario, che lo scorso anno ha toccato i 5,4 miliardi di euro e rispetto al 2019 ha segnato un –0,8%, confermando in buona sostanza l’importanza del suo ruolo a sostegno degli investimenti delle aziende agrozootecniche regionali. Il credito agrario ha mantenuto la tendenza degli ultimi anni con una ulteriore contrazione della componente a breve termine (–7%) compensata dalla crescita del credito a lunga scadenza, vale a dire oltre i 5 anni, la cui consistenza ha raggiunto quasi i 3,4 miliardi di euro, con un incremento sul 2019 dell’1,6%.


Anna Mossini



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