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Storia e cultura

Buffalo Bill contro i butteri

of Gaddini A.


Nel marzo 1890 a Roma si tenne la leggendaria sfida tra i cowboy di Buffalo Bill e i butteri della campagna pontina, nell’arena dello spettacolo Buffalo Bill Wild West Show. Nonostante la pioggia si ebbe il tutto esaurito, incassi alle stelle e polemiche sui giornali.

Buffalo Bill a Roma
Il colonnello William Frederick Cody, più noto come Buffalo Bill, leggenda del West, creò nel 1883 il Buffalo Bill Wild West Show e iniziò una lunga tournée mondiale che lo portò per due volte in Italia (vd.
Gaddini A., Buffalo Bill in Italia, in Eurocarni n. 8/2021, pag. 132).
Nel corso della prima visita a Roma, dal 20 febbraio al 9 marzo 1890, Cody avrebbe voluto esibirsi nel Colosseo, ma rimase deluso perché le dimensioni e le condizioni dell’anfiteatro non lo permisero.
L’accampamento fu posto invece ai Prati di Castello, nella zona allora quasi priva di fabbricati, accanto al casermone degli allievi carabinieri, dove oggi sorge il quartiere Prati.
Come in tutte le piazze visitate, il Wild West Show si annunciò con forte anticipo con una campagna di affissioni fatta di grandi manifesti e inserzioni in stile americano, molto più pressante di quelle che gli Italiani erano abituati a vedere. I posti costavano 1, 2, 3 e 5 lire (questi ultimi muniti di tappeti e di cuscini), corrispondenti a somme in euro di oggi da 4 a 20 circa. All’incasso, di solito superiore alle 20.000 lire, dovuto al tutto esaurito, si aggiungeva quello per la vendita delle arachidi, prima di allora sconosciute in Italia (oltre 700 lire al giorno), e delle foto di scena (oltre 120 lire), preziose perché era proibito scattare foto nel recinto dello spettacolo.
Il forte afflusso di pubblico creava, specialmente su ponte Sant’Angelo e ponte di Ripetta, ingorghi di carrozze signorili, coupées e botticelle, che mettevano in difficoltà le guardie municipali, a piedi e a cavallo, e creava nervosismo
nei vetturini e carrettieri che erano in strada per lavoro. Il personale addetto alla vendita dei biglietti era americano e questo creò incidenti col pubblico, mentre la scarsa dimestichezza con le banconote italiane costò l’incasso di quattro banconote da cento lire false (Romano).
La mitica diligenza di Deadwood, usata per rievocare un assalto degli Indiani, dopo aver accolto teste coronate era diventato il nuovo punto di riferimento per l’aristocrazia europea, ma a Roma non ospitò membri della famiglia reale bensì nobili come il principe Orsini e il duca Sforza Cesarini.
Buffalo Bill si inserì agevolmente nella vita sociale romana, fu invitato in molti salotti della nobiltà, frequentava i veglioni al Teatro Costanzi (oggi teatro dell’Opera) e lo storico Caffè Greco in via Condotti, meta di grandi artisti, dove compariva in elegante abito da passeggio con bastone d’ebano con il pomo d’oro massiccio, ornato di pietre preziose, dono di ammiratori (Romano). Al Caffè Greco anche i pellerossa del Wild West, nella loro tenuta migliore, fecero grande effetto (Verdone).
L’entusiasmo degli Americani verso la tappa romana è testimoniata da una breve poesia scritta per l’occasione (Croft-Cooke e Meadmore):

I’ll take my stalwart Indian braves
Down to Coliseum
And the old Romans from their graves
Will arise to see ’em
Praetors and Censors will return
And hasten through the Forum
The ghostly Senatum will adjourn
Because it lacks a quorum
(trad. it: Porterò i miei valorosi
guerrieri indiani / Giù al Colosseo /
E gli antichi Romani dalle loro tombe /
Si alzeranno per vederli / Pretori
e Censori torneranno / Affrettandosi
per il Foro / Lo spettrale Senato
aggiornerà la seduta / Per mancanza
del quorum).


L’udienza del papa
Il 3 marzo Cody e la sua troupe furono ricevuti in Vaticano da papa Leone XIII, che celebrava con un Te Deum il dodicesimo anniversario dell’incoronazione a pontefice. La visita era stata organizzata da monsignor O’Connell dell’università americana di Roma, che aveva avuto un ruolo importante nella conversione di molti nativi americani al cattolicesimo. Quando la delegazione americana con corteo a cavallo lasciò l’accampamento per recarsi in Vaticano, fu seguita per tutto il tragitto, piuttosto breve peraltro, da una numerosa folla di curiosi
che rischiò di creare incidenti per la ressa. Lo stesso accadde per il ritorno dopo la fine della visita. Il papa, seduto sulla sedia gestatoria e indossando la tiara, si diresse, insieme al cardinale Mariano Rampolla del Tindaro, segretario di Stato, alla Cappella Sistina, e passando per la Sala Ducale benedisse la troupe di Cody, tutta schierata sui due lati. Sembra che il pontefice abbia manifestato forte curiosità per i nativi americani, i loro variopinti costumi e la maniera calorosa in cui lo salutarono. I pellerossa recarono in dono collanine formate da minuscole conchiglie da loro intrecciate (Romano), mentre Cody donò un mazzo e un cuscino con lo stemma pontificio disegnato coi fiori. Il papa fece distribuire rosari e medaglie e altri oggetti di devozione.

La sfida

Durante i suoi spettacoli in giro per il mondo Buffalo Bill lanciava spesso sfide di abilità coi cavallerizzi locali, con annessa scommessa, sia con cavalli del posto, sia con i suoi broncos, definizione usata per i cavalli di diverse razze che hanno l’attitudine a sgroppare, molto apprezzati nei rodei. Varie persone si proposero al quotidiano romano Il
Messaggero per cavalcare i puledri americani, ma non furono accettati da Cody, pur avendo insistito per diversi giorni presso la direzione del Wild West Show. Invece Guglielmo Bedini, 23enne milanese, caporale del 13o Cavalleria Monferrato e primo cavallerizzo della Compagnia Mariani, che si esibiva in quei giorni a Roma col Circo Reale, entrò in pista e chiese in inglese a Buffalo Bill di montare uno dei cavalli americani; gli fu concesso e al secondo tentativo riuscì a cavalcare, ma non ottenne il premio in quanto il cavallo che aveva domato era già sellato.
Il giorno seguente Bedini si presentò nelle prime file della tribuna e quando uno dei soci di Buffalo Bill gli propose di replicare la prova si rifiutò, a meno che l’organizzazione non devolvesse metà dell’incasso ai poveri. Proposta che fu, prevedibilmente, rifiutata.
Durante un invito a pranzo nel Palazzo Caetani in via Botteghe Oscure, a Roma, dalla duchessa di Sermoneta, grande proprietaria terriera nel sud del Lazio, la padrona di casa disse a Buffalo Bill di aver visto lo spettacolo e di non esserne rimasta molto impressionata perché i suoi butteri erano altrettanto bravi dei cowboy. Ne nacque un’accesa discussione, al termine della quale fu lanciata una sfida incrociata tra i butteri di Cisterna di Latina, che all’epoca si chiamava Cisterna di Roma, e i cowboy del Wild West Show, rispettivamente con i cavalli americani di Buffalo Bill e con i puledri dell’Agro Pontino. La sfida fu programmata dopo l’udienza dal papa del 3 marzo. La prima parte fu fissata per mercoledì 5 marzo e Buffalo Bill mise in palio un premio di 1.000 lire (circa 4.200 euro di oggi), mentre la seconda si svolse l’8 marzo. Entrambe le date videro il tutto esaurito, con un’attesa spasmodica da parte del pubblico.

I cavalli cisternesi
I cavalli di Cisterna erano molto apprezzati fin dal Medioevo, tanto che la Commissione militare di rimonta, incaricata degli acquisti di cavalli per la cavalleria e di muli per artiglieria di montagna, trovava nelle due fiere della cittadina, che si svolgevano ogni anno, tutti i capi necessari.
Questa consuetudine durò anche dopo la seconda guerra mondiale, quando l’impiego di cavalli nell’esercito si era molto ridotto ed aveva cambiato utilizzo. La tradizione di allevamento di cavalli faceva sì che la maggior parte dei giovani cisternesi di leva andassero in cavalleria mentre i migliori maniscalchi della Scuola Militare di Cavalleria di Pinerolo erano di Cisterna (Angiolino).

La prima sfida
La prima sfida ebbe inizio con l’arrivo da Cisterna nelle stalle di
Palazzo Caetani di sei puledri, scelti tra quelli talmente focosi da essere stati rifiutati da quattro acquirenti successivi. Dopo un sopralluogo della polizia e del Genio civile, il 4 marzo i cavalli furono trasferiti nelle stalle del Wild West Show, ma, messi in stalla con quelli americani, si imbizzarrirono e due di essi si scorticarono i garretti e il ventre e dovettero essere esclusi dalla gara.
Il 5 marzo alle 14:30 ebbe luogo il primo incontro, sotto una tempesta di pioggia e vento, davanti al meglio dell’aristocrazia e della politica romana. La Prefettura aveva fatto rinforzare e rialzare di 40 cm i parapetti che separavano il pubblico dalla pista. L’incasso era stato di oltre 25.000 lire, grazie anche alla vendita di 500 posti supplementari. Il compito dei cowboy era di mettere la capezza, sellare e domare i cavalli. Cody promise ai suoi cavalieri, nel caso ci fossero riusciti, pranzo e doppia paga come extra. I cowboy misero per tre volte il laccio ai puledri, ma per tre volte questi lo ruppero. Buffalo Bill si dichiarò ammirato per la forza di collo dei puledri cisternesi, spiegando che
quelli messicani, i più robusti mai conosciuti da lui, non erano mai riusciti a spezzare le loro corde, mentre i cisternesi ne avevano spezzati tre, e quindi, seppure domati, avevano salvato l’onore della razza.
Sull’esito della prova le fonti divergono: secondo Il Messaggero, in sette minuti i puledri furono messi a terra, poi in sedici minuti furono incapezzati, sellati e cavalcati. Secondo la versione cisternese, riportata da Angiolino, i cowboy avrebbero iniziato la doma di quattro cavalli cisternesi, impiegando venti minuti, anziché i dieci concordati, e avrebbero fatto ricorso alla legatura dei testicoli e della lingua, considerati dai butteri metodi troppo rudi. Per Verdone i cowboy domarono due puledri in cinque minuti e cavalcarono a pelo intorno all’arena, e anche il New York Herald raccontò che i cowboy di Cody avevano domato in 5 minuti i puledri locali e che l’orgoglio ferito degli Italiani che assistevano li aveva portati a insultare Buffalo Bill e i suoi uomini (Blackman Sell e Weybright). Un buttero spiegò al Messaggero che il segreto dei cowboy era il lazo, che confondeva i cavalli, mentre coi metodi dei butteri ci volevano 12 giorni per mettere la sella a un cavallo.
Il Messaggero, nell’edizione del 6 marzo, pubblicò un pezzo intitolato “La vittoria degli Americani” in cui raccontava “bisogna dirlo subito: gli Americani della compagnia del colonnello William Cody (Buffalo Bill) hanno vinto. Ed è stata una vittoria clamorosa, sublimemente bella”. Il tono trionfalistico del Messaggero creò sospetti per un’eccessiva condiscendenza del giornale verso Buffalo Bill, motivata forse dalle numerose interviste rilasciate da Cody al giornale e da possibili ingressi gratuiti per i familiari dei giornalisti (Angiolino).

La seconda sfida
La sfida con cavalieri cisternesi e cavalli del West avrebbe dovuto aver luogo il 7 marzo, ma i soci di Buffalo Bill rimandarono al giorno successivo, ufficialmente perché i butteri non si erano presentati, mentre in realtà sembra si trovassero presso la direzione del circo, bloccati per la mancanza dell’interprete, che arrivò solo a fine spettacolo. Secondo alcuni, gli organizzatori avevano già fatto il tutto esaurito e volevano approfittarne, e garantirsi l’incasso massimo anche per il giorno successivo (Angiolino). L’incasso fu di 25.000 lire e i biglietti andarono esauriti; i bagarini fecero affari d’oro e in serata andarono a festeggiare il lauto guadagno in un’osteria a Batteria Trionfale, dove, a seguito di un diverbio, una persona fu ferita a coltellate.
I cavalieri cisternesi, quattro a cavallo e sei a piedi, erano Domenico Bucci, Francesco Costanzi, Cesare Fabbri, Achille Fasciani, Ach ille
Laurenti, Angelo Petecch i, Bernardino Quinti, Filippo Valentini e Augusto Imperiali, il più noto del gruppo, all’epoca trentenne.
I butteri lavoravano nelle tenute Tanlongo, Giuliani, Franconi e Santovetti. L’8 marzo si aggiunge Alfonso Ferrazza, buttero della tenuta Franceschetti, che ebbe iniziali difficoltà per la sella di tipo americano a cui non era abituato (Angiolino, Vellucci, Di Virgilio et al).
I cavalli americani erano descritti da Il Messaggero come “sperticatamente lunghi, magri e dinoccolati, gareggiano con quello dell’Apocalisse”. È interessante notare che sia i cowboy che i butteri addestravano i cavalli all’andatura dell’ambio.
La sfida si svolse ancora sotto la pioggia e consisteva nel sellare e montare un cavallo, preso libero sul campo, entro dieci minuti. Il primo cavallo fu preso al laccio da Filippo Valentini, e poi fu sellato e Alfonso Ferrazza riuscì a montare in sella.
Il secondo cavallo, un morello, fu preso al laccio, sellato, e Augusto Imperiali gli saltò in groppa, lo domò e fece il giro dell’arena tenendo le redini con la sola mano destra e il cappello nella sinistra. Prima del terzo cavallo intervenne Buffalo Bill, che prese spunto dal giro di campo di Imperiali per dire che il tempo massimo di dieci minuti era stato superato di mezzo minuto. Per questo a fine spettacolo rifiutò di pagare ai butteri che lo richiedevano il premio promesso, che aveva già dimezzato all’inizio della gara. Il pubblico non accettò questa mossa e iniziò a fischiare, poi si fece una colletta per indennizzare i butteri vincitori e Augusto Imperiali, diventato l’eroe del giorno, fu immortalato dal conte Giuseppe Primoli, grande fotografo e discendente di Napoleone. Lo stesso Imperiali fu intervistato numerose volte nei decenni successivi, per rievocare il giorno di gloria vissuto nell’arena del Wild West Show.
Anche in questo caso esiste una diversa versione: Blackman Sell e Weybright riportano il racconto del New York Herald secondo cui Cody, per placare gli animi, avrebbe concesso agli Italiani di domare i broncos del West, ma in meno di un minuto tutti i butteri sarebbero stati sbalzati a terra. Gli stessi autori raccontano che Buffalo Bill avrebbe allora concesso agli Italiani di usare ferri e catene, ma dopo mezz’ora li avrebbe interrotti perché usavano sistemi troppo brutali. Il Messaggero del 9 marzo, forse per compensare la precedente sbandata filoamericana, uscì con il titolo “La vittoria dei butteri romani”.

La tournée del 1906
Nel corso della seconda tournée, dal 22 al 28 marzo 1906, lo spettacolo si tenne nell’area del Macao, nei pressi dell’attuale Biblioteca Nazionale Centrale, al Castro Pretorio. Nell’occasione assistettero allo spettacolo il re e la regina e il sovrano donò a Buffalo Bill un portasigarette d’oro con monogramma di brillanti. Non risulta che in occasione di questa seconda venuta del Wild West Show si siano svolte ulteriori sfide tra Italiani e cowboy. Il pubblico fischiò sonoramente i cavalieri cosacchi del Wild West Show identificandoli con le truppe zariste che avevano represso nel sangue le insurrezioni in Russia del 1905. Si venne poi a sapere che i “cosacchi” di Buffalo Bill erano in realtà in gran parte georgiani e molti di essi erano profughi politici che avevano dovuto abbandonare la loro patria per evitare di essere deportati in Siberia. Di conseguenza i fischi del pubblico li avevano molto rattristati. La pace fu sancita da una solenne bicchierata offerta dai repubblicani romani in una trattoria presso la stazione, chiusa con il canto di inni rivoluzionari italiani e russi.


Andrea Gaddini


Bibliografia
Angiolino G. (1990), Cavalli e Cavalieri di Cisterna, Tip. Alfio Boschi & Figli, Cisterna.
Blackman Sell H., Weybright V. (1976), Buffalo Bill e il selvaggio West, Longanesi, Milano.
Collier E. (1969), Buffalo Bill, A. Mondadori, Milano.
Croft-Cooke R., Meadmore W.S. (1976), Buffalo Bill, Longanesi, Milano.
Di Virgilio A., Laprovitera A., Pascutti D. (2011), L’uomo che sfidò le stelle: Augusto Imperiali, il buttero che sconfisse Buffalo Bill, Tunué, Latina.
Romano P. (1947), Buffalo Bill a Roma, in Natale di Roma, 1947 ab U. c. 2700, Staderini, Roma, pp. 46-48.
Rydell R.W., Kroes R. (2006), Buffalo Bill show: il west selvaggio, l’Europa e l’americanizzazione del mondo,
Donzelli, Roma.
Stern G. (1994), Buffalo Bill a Trieste, La mongolfiera, Trieste.
Vellucci L. (2008), I butteri, Buffalo Bill, il West: i giorni della sfida e
della Luna in fiore. Quando il buttero Augusto Imperiali batté Buffalo Bill: il romanzo e la storia, Edizioni
Pugliesi, Martina Franca.
Verdone M. (1993), Feste e spettacoli a Roma: circhi e arene, cortei e cavalcate, cacce, giostre, caffè concerto, teatri e cinema, Newton Compton, Roma.


Sitografia
• it.wikipedia.org/wiki/Buffalo_Bill.
• Raccolta digitale di periodici della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (Il Messaggero).
• Raccolta digitale di periodici della Biblioteca di Storia Moderna
e Contemporanea di Ro



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