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Il mercato delle carni ovicaprine nell’UE

of Villa R.


L’Unione Europea è deficitaria in questa tipologia di carni: le macellazioni oscillano negli ultimi anni tra i 40 ed i 44 milioni di capi all’anno, a fronte di un consumo superiore colmato con le importazioni.

La produzione di carne ovina
Secondo le statistiche DG Agri della Commissione europea1, i capi ovini macellati sono passati da poco meno di 38 milioni nel 2016 a 36,5 milioni nel 2020: la Spagna detiene il primato con 9,6 milioni di capi (dati 2020), seguita da Romania, con 6,4, Grecia con 4,4, Francia con 4,1, Irlanda con 3,1 e Italia con 2,8; gli altri Paesi Membri insieme arrivano a 6 milioni.
Il peso delle carcasse è rimasto stabile nel quinquennio considerato, attorno a 530.000 tonnellate, con la Spagna a 115.000 tonnellate (dati 2020), la Francia a 80.000, la Romania a 77.000, l’Irlanda a 66.000, la Grecia a 49.000, la Germania a 40.000 e l’Italia a 28.000; gli altri Paesi dell’Unione hanno prodotto nel complesso 68.000 tonnellate. Rispetto al periodo 2011-2015 il numero di ovini macellato è sceso: i capi abbattuti nel 2011 superavano i 43 milioni, scesi ad un minimo di 33 milioni nel 2013 per poi superare i 37 milioni nel 2015. Da notare che l’Italia ha dimezzato gli ovini da macello tra il 2011 e il 2015, è infatti passata da poco meno di 5,3 a circa 2,8 milioni e poi si è stabilizzata su quella cifra nel quinquennio successivo.
La tendenza al calo del numero di ovini è costante: nel 2006 furono macellati 55,6 milioni di capi e 53 milioni nel 2007. La Spagna è il Paese che è più diminuito visto che nei due anni appena citati aveva abbattuto rispettivamente 18,6 e 17,1 milioni di capi.

La produzione di carne caprina
La stessa fonte comunitaria1 riporta per i caprini nel quinquennio 2016-2020 macellazioni tra 5,9 (anno 2016) e 5,5 milioni di capi (anno 2020): la Grecia è la prima con 1,8 milioni (dati 2020), seguono Spagna, con 1,2, Romania, con 920.000, Francia, con 669.000, mentre tutti gli altri stati sono sotto i 200.000 capi ciascuno (in Italia 150.000), per un totale nell’insieme di 871.000 capi.
Il peso delle carcasse è rimasto stabile nel quinquennio considerato, attorno a 56.000 tonnellate, con la Grecia a 18.000, Spagna e Romania a 10.000 ciascuna, Francia 6.000 e tutti gli altri su valori inferiori (Italia a 2.000 t). Il numero di capi macellati è passato dagli 8,2 milioni nel 2006 a poco meno di 7,8 milioni nel 2011, per poi scendere sotto i 6 milioni tra il 2013 (5,1 mln) ed il 2015 (5,9 mln). La produzione in termini di peso delle carcasse è calata da 73.000 tonnellate nel 2010 a 54.000 nel 2020, con valori costanti attorno a questo valore a partire dal 2014.

Il commercio con l’estero
Le importazioni di carni ovicaprine2 sono risultate piuttosto stabili tra il 2012 ed il 2020, come mostrato in Tabella 3, con valori tra le 160.000 e le 170.000 tonnellate di peso carcassa equivalente.
La Nuova Zelanda è tra i principali fornitori, con 53.800 tonnellate nel 2020 (51.300 escluso il Regno Unito); tuttavia, ha avuto un deciso calo, poiché i volumi erano pari a 100.000 tonnellate nel 2019 (55.400 escluso il Regno Unito) e negli anni precedenti esportava nell’Unione tra le 120.000 e le 150.000 tonnellate (tra le 65.000 e le 70.000 escluso il Regno Unito), con valori sopra le 150.000 nel 2010 e 2011 (sopra le 85.000 escluso il Regno Unito).
Dall’Australia sono state importate 6.172 tonnellate nel 2020 (5.206 escluso il Regno Unito), dimezzate rispetto al 2019 quando erano state 11.979 (4.659 escluso il Regno Unito), mentre negli anni dal 2010 al 2018 viaggiava tra 15.000 e 19.000 tonnellate annue (tra 3.500 e 5.500 escluso il Regno Unito). Seguono Argentina, con 1.400 t nel 2020 (negli anni tra 2012 e 2019 collocava nell’UE tra 800 e 1.600 t annue, con picchi di 3.700 nel 2011 e 4.960 nel 2010) e Cile con 1.060 t (stabile nell’ultimo decennio con volumi tra 1.000 e 3.000 t), mentre volumi inferiori alle 1.000 tonnellate annue provengono da Islanda (erano però tra 1.500 e 2.500 tra 2010 e 2019), Uruguay (anche in questo caso con volumi tra 1.000 e 3.000 t nel decennio precedente) e svariati altri Paesi.
Le esportazioni annuali ammontano in media a 58.000 t circa (periodo 2016-2020), costituite da carne congelata (circa 37.000 tonnellate nel 2020, in netta crescita rispetto alle 20.000 del periodo 2012-2016), carne fresca (circa 19.000 tonnellate, piuttosto stabili dal 2012), frattaglie (4.500 t nel 2020), preparazioni (1.731 t nel 2020, in netto aumento rispetto alle 500-600 t degli anni precedenti), carni salate, essiccate e affumicate (15 t nel 2020, con valori medi tra 20 e 70 tonnellate negli anni precedenti, ad esclusione del 2013 caratterizzato da un picco di 184 t).

Il prezzo degli agnelli
La produzione dell’agnellone oltre i 13 kg è tipica dell’Irlanda, mentre in Grecia e Italia il peso è decisamente inferiore, con Spagna e Francia che producono entrambe le categorie di peso. Nel Grafico 1 viene riportato l’andamento del prezzo medio settimanale a livello europeo e italiano: nel nostro Paese il prezzo dell’agnello è sempre stato superiore al valore medio europeo, mentre l’agnellone oltre i 13 kg, con l’eccezione dei primi due mesi, si è posizionato al di sotto del prezzo medio comunitario.


Roberto Villa



Note
1) I dati sono depurati dall’apporto del Regno Unito e considerano l’ingresso della Croazia nel 2014.
2) I dati sono aggregati per le due specie e non consentono una separazione tra ovini e caprini.



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