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La carne in GDO, facciamo il punto

of Benedetti E.


Il tema della vendita di prodotti in carne della Grande Distribuzione Organizzata è centrale per tutti i mercati e l’Italia non è certo da meno. L’obiettivo è quindi fare il punto ragionando su due fonti: i dati Ismea di recente pubblicazione relativi ai consumi domestici delle famiglie italiane dei primi nove mesi del 2021 e la relazione “Carni in GDO e in tavola” presentata da Salvo Garipoli, direttore di SG Marketing nel corso della 3a edizione del Meat Summit (18 novembre 2021), importante ap­puntamento annuale del progetto “Le filiere di Mark-Up” di Tecniche Nuove.

Ismea, consumi alimentari nei primi 9 mesi del 2021
Secondo i dati Ismea in relazione ai canali di vendita, i supermercati si confermano la principale fonte di approvvigionamento delle famiglie (vi è transitato il 41% dei volumi totali), con una lieve crescita delle vendite (+2%) rispetto ai primi nove mesi 2020, ma con fatturati che sono aumentati dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2019, cioè alla situazione pre-pandemia.
I discount, con una quota del 14%, continuano a rappresentare la categoria con crescita maggiore: l’ampliamento continuo della rete e l’esigenza di risparmio sempre più diffusa hanno spinto l’incremento delle vendite anche nei primi nove mesi 2021 al +3%, con un avanzamento rispetto all’analogo periodo 2019 del 12%.
L’indice di penetrazione per questo canale supera l’80%, dimostrando uno “sdoganamento” e un riconoscimento di una buona strategia assortimentale. La strategia vincente di questo format va infatti ricercata non più solo nel prezzo conveniente, quanto in un assortimento più profondo rispetto al passato, alla ricerca del giusto bilanciamento tra varietà di offerta ed economicità di gestione, con un numero di referenze in aumento e una fortissima attenzione al mondo dei freschi.
Hanno subito invece una battuta di arresto le vendite nei negozi tradizionali, che segnano un –4%, mantenendo comunque un vantaggio sulla situazione del 2019 del 15%. I liberi servizi sono l’unico canale a segnare un sostenuto decremento delle vendite (–6%), scendendo con i fatturati a livelli inferiori a quelli del 2019 (–3%).
In lieve crescita le vendite degli ipermercati, che chiudono i primi nove mesi 2021 con un riallineamento ai fatturati del 2019, mantenendo lo share del 24% tra i canali distributivi. Per questo canale, uno studio di Mediobanca sui bilanci di esercizio evidenzia comunque nell’ultimo decennio una perdita del fatturato del 18% per metro quadro di superficie di vendita.
Continuano a crescere le vendite “on-line”: +4% rispetto al 2020; più che raddoppiate dall’inizio della pandemia, arrivano a pesare ora oltre il 3% sulle vendite alimentari retail totali. Si segnala però una netta contrazione delle stesse nel terzo trimestre rispetto ai precedenti mesi.
A livello geografico, è ancora una volta il Nord-Est a fare da traino al mantenimento della spesa nazionale (di prodotti confezionati e sfusi), con una variazione del +2,1%, decisamente più marcata di quella registrata nelle altre macroaree; ad eccezione del Sud con +1,1%, la spesa tende a stabilizzarsi nel Centro (0%) o a flettere leggermente nel Nord-Ovest –0,5%.
Dopo la ripartenza nel 2020 (+9,8% le carni, +8,3% i salumi, +14,5% le uova), il comparto dei prodotti proteici di origine animale, nel 2021, mantiene le posizioni guadagnate. Le carni e salumi, rispettivamente con +0,2% e +0,8%, fanno registrare un ulteriore lieve incremento della spesa, mentre torna sui livelli pre-Covid quella per le uova, che perde 11 dei 14 punti percentuali guadagnati nel 2020. Per queste ultime si tratta di un ripiegamento parzialmente atteso, considerati gli anomali valori delle vendite dell’anno precedente e il loro graduale ritorno su livelli pre-pandemia.

Ismea, buona tenuta delle carni
Per le carni si può parlare di una buona tenuta, grazie al protrarsi della conversione dei consumi “fuoricasa” in consumi “in casa”, ma mentre per le carni avicole la spesa si conferma in aumento (+3,1%), per le carni bovine, che in valore rappresentano il segmento di maggiore peso, si delinea un lieve ridimensionamento della spesa (–0,5%) e dei volumi acquistati (–1,5%), che comunque restano superiori rispetto al periodo pre-pandemico (+7,2% la spesa).
I consumatori sempre più informati e sensibilizzati su aspetti etico-ambientali, quando possibile, si stanno orientando comunque su prodotti di qualità superiore, con certificazioni chiare su provenienza, tipicità, processi produttivi etici e controllati, con certificazioni bio o anche semplicemente con maggior servizio aggiunto. Le carni suine subiscono anch’esse una diminuzione importante della spesa su base annua (–5,1%) ma resta anche per loro la situazione di vantaggio rispetto al pre-pandemia (+8,2% la spesa).

SG Marketing, focus su bovino, suino e avicolo
Al recente Meat Summit di Mark-Up sono stati illustrati i dati emersi da un’indagine consumer e trade che SG Marketing ha condotto su un campione di 1.000 acquirenti e consumatori di carne e una quota del 47% di category manager e buyer carni della GDO per rilevare i cambiamenti nel paniere di spesa e nei luoghi di acquisto, verificare le sensibilità emergenti in merito al tema della sostenibilità e identificare i fattori utili ad affrontare il mercato in maniera consapevole.
Alla luce dei dati emersi dal sondaggio, Garipoli ha spiegato che nel basket di spesa degli Italiani i prodotti a base di carne e i salumi rappresentano a valore rispettivamente il 10,2% ed il 6% della spesa alimentare, con performance relative alla prima categoria e confermando il buon andamento prodotto.
Garipoli ha inoltre specificato che il 43% degli acquisti degli Italiani avviene presso il banco macelleria servito: il 58% degli Italiani fa spesa di prodotti di carne presso gli iper e i supermercati, il 4% nei discount e il 35% nelle macellerie tradizionali
Il settore più rilevante del comparto è rappresentato dalle carni bovine (30% della quota a valore all’interno della macrocategoria delle proteine animali), che, dopo un inizio 2021 non troppo esaltante a causa degli effetti del lockdown, ha registrato una crescita pari al +8,2% a valore e al +6,1% a volume.
Le carni suine hanno fatto registrare un aumento rilevante sia a volume (+8,6%) che a valore (+14,6%), conquistando una quota pari al 12% nel paniere dei prodotti proteici di origine animale mentre le carni avicole continuano ad incrementare il proprio ruolo all’interno della categoria con performance in crescita costante, grazie all’innovazione che caratterizza il comparto e il sentiment relativo positivo del consumatore.

SG Marketing: ombre sul futuro, serve un cambio di strategia
Secondo gli Italiani intervistati da SG Marketing la tendenza dei consumi nei prossimi mesi vedrà una contrazione del 12% e del 15% rispettivamente per la carne bovina e suina, mentre aumenterà dell’8% quella delle carni avicunicole e, addirittura, del 24% per i sostituti della carne. I responsabili della Grande Distribuzione nel settore delle carni prevedono una diminuzione generale delle vendite pari al 25%, nello specifico un –8% per la carne bovina e addirittura del 50% per quella suina, mentre un incremento dell’83% dovrebbe riguardare la carne avicunicola e un +67% i prodotti sostitutivi. Ma quali sono le motivazioni alla base di queste percentuali che, se verranno confermate, vedranno quasi un tracollo degli acquisti di carne bovina e suina? Nel campione di Italiani intervistato il 25% ha dichiarato di non ritenere gli allevamenti sostenibili; il 26% pensa che la carne faccia male alla salute; il 20% reputa che negli allevamenti non sia garantito il benessere animale; il 10% non si fida dei mangimi forniti per l’alimentazione del bestiame e il 9% ha dichiarato che inizierà a seguire un regime alimentare vegetariano.
Chi invece continuerà a consumare carne, nel 55% dei casi ha dichiarato che piace alla sua famiglia, il 47% ritiene che si tratti di un alimento che fa bene mentre il 25% lo trova versatile e di facile preparazione.
Negativo purtroppo il dato che riguarda le informazioni realmente trovate dai consumatori rispetto a quello che si desidererebbe trovare in tema di utilizzo di antibiotici, alimentazione animale, Paese di origine del bestiame, sostenibilità degli allevamenti: in tutti i casi emerge chiaramente che quelle trovate sono molto inferiori rispetto alle attese. Un dato parla per tutti. Sulla sostenibilità degli allevamenti le informazioni trovate arrivano ad un modesto 16%, quelle attese toccano il 45%: il margine per intervenire è ampio e non bisogna correre il rischio che lo colmi chi, ad arte, potrebbe alimentarlo con le fake news.
Secondo Salvo Garipoli la filiera delle carni dovrà fare i conti col fatto che gli italiani stanno diventando sempre più flexitariani: ok la carne ma non sempre e — se il portafoglio lo consente — bene la qualità, cercando il prezzo giusto e il prodotto innovativo. Il tutto accompagnato da informazioni esaustive e facili da comprendere nella scelta d’acquisto.


Elena Benedetti


Nota

Fonte:
Consumi alimentari, I consumi domestici delle famiglie italiane,
Ismea – Direzione Servizi per lo Sviluppo Rurale
(www.ismea.it – www.ismeamercati.it).





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