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Carne bovina da Pascolo, cresce l'interesse

of Villa R.


I prossimi dieci anni faranno registrare una crescita media composta del 4,4% annuo per la carne da bovini allevati al pascolo, passando da 11,7 miliardi di dollari USA nel 2021 sino ai 17,9 miliardi attesi per l’anno 2031. Sono le previsioni pubblicate nello studio dedicato a cura della società di ricerche di mercato Future Market Insights1. Di questo valore alla fine del decennio venturo si stima che una quota rilevante, tra il 30% ed il 50%, sarà appannaggio di un numero limitato di grandi società operanti a livello globale come JBS, Tyson Foods, Hormel Foods, Conagra, Cargill, Australian Agricultural Company, ANZCO Foods.

Le preferenze del mercato: salute, ambiente ma anche ricerca di gusto
Lo studio predice il sorpasso delle carni preparate e trasformate sui tagli tal quali. In particolare per il mercato statunitense è visto in crescita il segmento delle carni pronte per il barbecue — una modalità di consumo che negli USA non accenna a calare e anzi trova nuovi proseliti — in confezioni già corredate da salse e marinate pronte all’uso.
La maggiore salubrità del consumo di carne da bovini allevati al pascolo è uno dei fattori chiave attorno ai quali verrà imperniata la crescita nelle vendite, valorizzando rispetto ai bovini stabulati il minor contenuto in grasso, la percentuale superiore in acidi grassi insaturi e in Omega-3 noti per essere favorevoli al benessere del sistema cardiocircolatorio, nonché in carotenoidi, vitamina A e vitamina E derivanti dalle erbe spontanee di cui si alimentano.
In questo quadro le carni da bovini allevati allo stato brado rappresentano negli Stati Uniti ancora una quota minoritaria, tuttavia l’interesse dei consumatori nazionali per carni più saporite e più salutari cresce ogni giorno di più. Il servizio di monitoraggio dei mercati agricoli del Dipartimento di Agricoltura (USDA) emette mensilmente un bollettino dedicato ai prezzi medi nazionali dei tagli principali e del quinto quarto negoziati sia all’ingrosso sia per la vendita diretta2, dal quale si evince per il trimestre settembre-novembre 2021 che la quotazione dei tagli principali da capi al pascolo è pari al +100%, +120% di quello degli animali negli allevamenti intensivi.
Già nel 2021 è salita la quota di carni ottenute da animali allevati al pascolo sul totale delle carni esportate, in particolar modo dagli Stati Uniti e dalla Nuova Zelanda. La campagna di marketing della neozelandese ANZCO Foods, mirata nella città metropolitana di Pechino ed incentrata attorno al marchio Taste Pure Nature (“gusta la pura natura”), ha avuto un grande successo triplicando le vendite ed avvicinando nuovi consumatori della capitale cinese; secondo Rick Walker, direttore generale di ANZCO, la campagna permetterà di consolidare il mercato cinese negli anni a venire tanto che nel 2022 è stata programmata una analoga campagna promozionale.
In Australia nel biennio 2020-2021 gli investimenti nel settore dei bovini al pascolo, che includono fondi statali e spese per ricerca e sviluppo, sono ammontati a 62,6 milioni di dollari australiani.
Il mercato è previsto in crescita a livello mondiale nonostante gli aspetti ambientali della produzione siano destinati a pesare sempre di più nelle scelte di acquisto; “nonostante” proprio perché l’impatto ecologico dell’allevamento brado da studi più o meno recenti emerge essere superiore a quello dell’allevamento intensivo, per consumo di terreno e di acqua (servono una maggiore superficie e un volume superiore di acqua per ottenere un chilogrammo di carne) e per emissioni di gas ad effetto serra3; tuttavia, si può obiettare che in molte aree del pianeta il prato permanente non ha verosimilmente alternative — pensiamo alle aree montane, anche delle nostre Alpi ed Appennini, oppure ad aree semi-aride come praterie, steppe, brughiere dove è difficile per condizioni pedo-climatiche pensare di trasformare i pascoli in arativi (per carenza di acqua, salinità dei suoli, difficoltà di lavorazione, scarse rese retraibili, ecc…) — e pertanto il pascolo dei ruminanti costituisce una valorizzazione e al tempo stesso una modalità di mantenimento delle risorse naturali e del paesaggio.

Gli standard di riferimento nel mondo e in Italia
Oltre alla certificazione da allevamento biologico, che però non prevede necessariamente l’alimentazione prevalente sul prato, si moltiplicano in tutto il mondo gli standard che permettono ai produttori di fregiarsi del marchio “da animale al pascolo”. Negli Stati Uniti ad esempio c’è la American Grassfed Association4, che copre non solamente i bovini ma anche altre specie da reddito; in Irlanda l’ente di promozione alimentare nazionale Bord Bia ha redatto il Grass Fed Beef Standard5 e ne verifica la conformità al fine di garantire il corretto uso del marchio; in Australia il marchio Grasslands Premium Beef6 è basato sul rispetto del Grasslands Pasturefed Standard.
Anche in Italia vi sono diverse realtà, come il Bovino Podolico al pascolo della Basilicata7, il cui disciplinare di produzione è stato riconosciuto nel 2016 dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali nell’ambito del Sistema di Qualità Nazionale zootecnia.
Il marchio Pascol8 della valtellinese società omonima prevede un disciplinare di etichettatura depositato al Mipaaf, con carne proveniente da piccoli allevamenti distribuiti sul territorio italiano. Nato dall’idea di due amici e finanziato in parte con una raccolta fondi su Mamacrowd, punta a servire la ristorazione e la grande distribuzione (già firmati contratti con Carrefour e Coop) con carne di qualità proveniente ad oggi da una trentina di allevatori per ora tutti lombardi ma l’obiettivo è di espandersi in tutta Italia; offre anche la possibilità di acquisto dal sito web con spedizione refrigerata.


Roberto Villa


Note

1. www.futuremarketinsights.com/reports/grass-fed-beef-market
2. www.ams.usda.gov/mnreports/lsmngfbeef.pdf
3, Si produce più metano nel rumine con una razione a base di erba, ricca in fibra NDF, rispetto ai cereali che contengono più amido, in particolare ai cereali autunno-vernini come frumento e orzo mentre mais e sorgo generano più metano nella fermentazione ruminale e si posizionano su un livello intermedio.
4. www.americangrassfed.org/about-us/our-standards
5. www.bordbia.ie/globalassets/bordbia2020/farmers--growers/grass-fed-standard/grass-fed-beef-standard-pdf.pdf
6. grasslandsbeef.com.au
7. www.arabasilicata.it/page/?s=59
8. pascol.it



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