it en
Risultati
Attualità 

Il benessere in etichetta: come si comunica l’animal welfare

of Redazione


La Commissione europea (Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare, DGSante) ha analizzato 51 schemi di etichettatura del benessere animale, provenienti prevalentemente da filiere private, valutandone l’impatto sui consumatori e sul mercato e sugli stessi animali. Il tutto è stato pubblicato in un report, “Study on animal welfare labelling”, disponibile in lingua inglese, francese e tedesca sul sito ufficiale dell’UE1. La DGSante ha avviato il monitoraggio ad aprile del 2021, raccogliendo i dati degli schemi di etichettatura presenti negli Stati Membri dell’UE, nel Regno Unito e in Svizzera, 17 dei quali con informazioni sul metodo biologico. La ricognizione ha tenuto conto anche dei controlli previsti e dell’impatto sul benessere animale e sull’ampliamento del mercato.
L’Italia, con la Germania e l’Olanda, è fra i Paesi che hanno solo recentemente avviato schemi di etichettatura per iniziativa di istituzioni pubbliche, ma, non essendo ancora operative, non sono state considerate dallo studio.

La consapevolezza dei consumatori e la necessità di informazioni
Che cosa è emerso dall’indagine? Innanzitutto che i consumatori dell’UE hanno un basso livello di consapevolezza riguardo alle condizioni degli animali d’allevamento. Secondo il sondaggio, quasi la metà dei consumatori dell’UE vorrebbe ricevere maggiori informazioni sulle condizioni di macellazione (40%, n. 9.306), alimentazione adeguata (40%), accesso agli spazi aperti (35%) e condizioni generali (28%). Interessante anche il fatto che le condizioni di trasporto siano risultate di minore interesse nonostante il loro grande impatto sul benessere.
Due terzi dei consumatori dell’UE è consapevole che le informazioni a propria disposizione non siano sufficienti per compiere scelte informate sull’animal welfare. Da sottolineare anche il fatto che i consumatori europei interpellati hanno ricevuto informazioni su questi argomenti dai media tradizionali e non attraverso le etichette degli alimenti. Infine, se dovesse essere introdotta un’etichetta, la maggior parte dei consumatori ne preferirebbe una che si applica a tutti i prodotti di origine animale.
In termini di differenze per Stato Membro o di caratteristiche socio-demografiche, è emerso che i consumatori degli Stati Membri del Nord Europa e Europa occidentale hanno un livello di consapevolezza dell’allevamento leggermente superiore rispetto a quelli degli Stati Membri del Sud ed Est. Al contrario, la domanda di informazioni sulle questioni relative al benessere degli animali è distribuita uniformemente in tutta l’UE. Infine, in tutti gli Stati Membri, i gruppi di età più giovani e le donne hanno mostrato il massimo interesse per l’introduzione di un sistema di etichettatura relativo al benessere degli animali.

Disponibilità a pagare di più
I consumatori si sono detti disposti a pagare un prezzo più alto per prodotti che dimostrino di provenire da filiere che tutelano il benessere degli animali rispetto ad un prodotto standard. Tuttavia, la maggioranza non sarebbe disposta a pagare un prezzo più alto di quello che paga oggi per i prodotti del settore bio.

Caratteristiche di un sistema di etichettatura
I consumatori interpellati hanno dichiarato che il loro grado di fiducia sull’etichetta sarebbe maggiore se lo schema di etichettatura fosse gestito da ONG o da autorità pubbliche europee, piuttosto che da autorità pubbliche nazionali o da operatori del settore alimentare. L’indagine ha inoltre mostrato che i consumatori risponderebbero probabilmente positivamente a qualsiasi futura iniziativa di etichettatura che copra più di una specie animale (ad es. pollame, bovino, suino), diversi sistemi di produzione (ad es. free-range, biologico) e ampia copertura della filiera produttiva (ad es. compresa la macellazione). Per quanto riguarda la “modalità” di ricezione delle informazioni, la maggioranza dei consumatori dell’UE preferirebbe un’etichetta vera e propria (testo+logo), mentre soltanto una minoranza ha espresso interesse per il canale digitale (QR-code e/o sito web). In termini del necessario sistema di controlli che dovrebbe essere alla base di un sistema di etichettatura del benessere, la letteratura indica che uno schema che includa un mix di controlli pubblici e audit privati è più efficace. Ciò significa che un sistema può fornire un’ampia copertura (tramite revisori di terze parti) e affidabilità (da parte delle istituzioni pubbliche) combinando audit e controlli svolti da revisori di terze parti (per garantire l’indipendenza), insieme a audit interni e controlli da parte delle istituzioni pubbliche.

Gli attuali schemi di etichettatura del benessere animale: caratteristiche e problemi
L’indagine della DGSante ha rilevato che i sistemi esistenti contribuiscono a creare distorsioni in termini di concorrenza tra i produttori che commercializzano in più Stati dell’UE a causa della diversità di parametri utilizzati nella valutazione del benessere e dei differenti costi associati che impediscono una competizione su basi uniformi. L’esistenza di molteplici schemi di etichettatura del benessere ha contribuito a creare confusione nei consumatori, che interpretano erroneamente etichette visivamente simili o hanno difficoltà a confrontare prodotti con etichette diverse ma che utilizzano linguaggi e terminologia similare.
L’analisi ha mostrato anche che gli attuali schemi di etichettatura del benessere degli animali sono stati un fattore che ha contribuito a una “rinazionalizzazione” di alcuni segmenti del mercato. Lo studio ha infatti rilevato che i regimi esistenti con indicazioni sul benessere spesso includono indicazioni sull’origine nazionale del prodotto (attraverso simboli e colori). Infine, l’influenza dei rivenditori nella filiera di approvvigionamento potrebbe avere un impatto negativo sui produttori che allevano gli animali secondo standard di benessere più elevati. Questo perché i rivenditori potrebbero decidere di enfatizzare il rispetto del benessere animale di alcuni prodotti con standard medio-bassi di benessere animale come strumento di marketing, spinti dalla combinazione della concorrenza a livello di prezzo con altri rivenditori e dalla convinzione che è improbabile che i consumatori paghino di più per più alti standard di benessere.

Conclusioni
La generale mancanza di informazioni specifiche dei consumatori, nonostante il loro livello di preoccupazione e la domanda esistente, suggerisce che sarebbero necessarie campagne educative, le quali contribuirebbero anche ad aumentare l’impatto di qualsiasi tipo di intervento, accrescendo la consapevolezza e la motivazione degli acquirenti. L’indagine sulla dimensione economica dei sistemi di etichettatura del benessere degli animali evidenzia la complessità delle questioni relative a costi e ricavi degli operatori e alla disponibilità a pagare dei consumatori.
L’analisi dei differenziali di prezzo al consumo tra prodotti etichettati e prodotti convenzionali (senza indicazioni sul benessere degli animali) mostra che il prezzo è generalmente, sebbene non sempre, più elevato per i prodotti con indicazioni sul benessere degli animali. La differenza di prezzo all’interno di un campione di prodotti varia da nessuna al 94%. Inoltre, i prodotti biologici (usati come confronto in quanto forniscono anche un maggiore benessere degli animali) mostrano sempre un sovrapprezzo rispetto ai prodotti convenzionali. I fattori che determinano queste differenze sono molteplici e sembrano svolgere un ruolo minore rispetto ad altri fattori, come la domanda, se i prodotti vengono trasformati o meno e le strategie di prezzo dei rivenditori. Esistono grandi variazioni tra Paesi, settori e categorie di prodotto.
Le dinamiche della catena di approvvigionamento e le strategie di prezzo significano che guadagni e perdite non sono distribuiti equamente tra gli attori della catena di approvvigionamento. Vi è una notevole incertezza sulle specificità della distribuzione del valore, in particolare nelle fasi di trasformazione e vendita al dettaglio. Ciò ha a che fare col modo in cui i sottoprodotti vengono generati e quindi prezzati dai trasformatori, il modo in cui i rivenditori recuperano i margini persi su alcune categorie di prodotto aumentandoli su altre categorie e la gamma di costi sostenuti dagli operatori stessi. Gli agricoltori tendono a essere ricompensati per i maggiori costi di produzione, ma non è chiaro se tale compensazione sia sufficiente per consentire loro di realizzare un profitto maggiore rispetto ai prodotti non etichettati. I trasformatori, al contrario, hanno l’opportunità di ricavare margini aggiungendo valore al prodotto, e ciò avviene in particolare in relazione ai sottoprodotti (in particolare per i prodotti lattiero-caseari) ma anche generando diversi tagli per la carne, che poi vengono venduti a sovrapprezzo a rivenditori. I dettaglianti sembrano beneficiare maggiormente dei prezzi più elevati pagati dai consumatori per prodotti con maggiore benessere.
Se un’iniziativa a livello dell’UE venisse attuata su questo argomento, il suo impatto sul prezzo al consumo dipenderebbe in gran parte dalla struttura dei prezzi esistente in ciascun Paese, dalle strategie di prezzo nelle catene di approvvigionamento, dalla linea di base delle pratiche di benessere degli animali in quei Paesi e dagli standard di benessere degli animali richiesti. Allo stesso modo, l’impatto di qualsiasi iniziativa di etichettatura sulla distribuzione del valore dipenderebbe dal modo in cui opera ciascuna catena di approvvigionamento. Entrambi variano ampiamente tra i settori, i prodotti e gli Stati Membri, in funzione del tipo di rapporto fornitore-acquirente e della misura in cui i produttori sono organizzati o meno per raggiungere il potere contrattuale. Non rientrava nell’ambito del presente studio effettuare un’analisi di questi fattori.
Il modo in cui i consumatori risponderebbero a prezzi più elevati è un’altra questione. L’evidenza suggerisce che i consumatori che dichiarano che prenderebbero in considerazione il benessere degli animali quando fanno acquisti non sono sempre disposti a pagare un prezzo più alto per prodotti a maggiore benessere. Chi lo è, pagherebbe un premio non super ore a quello dei prodotti biologici. Tuttavia, la disponibilità a pagare aumenta se i consumatori sono informati sulle condizioni dell’allevamento e se ritengono che un prodotto sia di qualità superiore. Pertanto, oltre a soluzioni testate in alcune catene di approvvigionamento per mantenere al minimo gli aumenti di prezzo, esistono soluzioni di marketing per aumentare la disponibilità dei consumatori a pagare per prodotti a maggiore benessere.
Questo studio fornisce informazioni limitate sull’entità dell’impatto che un’iniziativa dell’UE sull’etichettatura del benessere avrebbe sull’effettivo benessere degli animali d’allevamento. Tuttavia, osservazioni generali mostrano che una percentuale significativa dei sistemi di etichettatura esistenti in Europa copre l’intera durata della vita degli animali, incorporando standard per il benessere in azienda, durante il trasporto e la macellazione. Pertanto, esistono precedenti per la potenziale introduzione di uno schema a livello dell’UE che copra tutte le fasi.
Allo stesso modo, lo stato dei lavori indica che esistono precedenti da cui attingere per tutte le principali specie allevate nell’UE, nonché un’ampia varietà di sistemi di produzione, poiché i 51 schemi di etichettatura documentati in questo studio coprono le varie specie e tipi di allevamento di produzione nell’UE. Inoltre, la maggior parte degli schemi esaminati include requisiti che vanno oltre la legislazione esistente e utilizzano revisori di terze parti per i controlli.
Certamente si può affermare che un sistema di etichettatura relativo al benessere animale potrebbe contribuire ad una migliore conformità alla legislazione sul benessere, introducendo controlli aggiuntivi rispetto a quelli effettuati dalle autorità nazionali competenti. I regimi con un approccio multilivello fisserebbero il loro livello più basso solo marginalmente al di sopra della legislazione dell’UE, quindi aumenterebbero i loro requisiti per ciascun livello. Ciò può implicare che le etichette che utilizzano uno schema multilivello potrebbero non fornire un miglioramento su larga scala a meno che non includano incentivi affinché gli agricoltori migliorino le loro pratiche nel tempo.
I risultati dello studio mostrano anche che, vi è una chiara domanda dei consumatori che attualmente non viene soddisfatta e una chiara necessità di sensibilizzare e semplificare lo stato attuale dei sistemi di etichettatura con indicazioni sul benessere degli animali nell’UE.


Nota
1. Lo studio completo è disponibile al link: op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/49b6b125-b0a3-11ec-83e1-01aa75ed71a1/language-en



Visit our Eshop

To subscribe to a Magazine or buy a copy of a Yearbook