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L’avanzata del pet food

of Guidi G.


Non solo cani e gatti, ci sono anche uccelli, tartarughe, pesci, criceti, conigli, cavalli, rettili, animali esotici e asini, a popolare le case e i giardini degli Italiani. Il 39,5% ne ha almeno uno (erano il 33,6% nel 2019 e 32,4% nel 2018) e nel 2020 — complice il Covid — 3,5 milioni di connazionali hanno adottato uno o più animali domestici. La distribuzione territoriale dei proprietari vede in testa il Centro Italia e le Isole, col 48%. Per quanto riguarda la tipologia delle famiglie, la maggioranza è rappresentata da quelle monogenitoriali con figli, seguite dalle coppie con figli. La preferenza va ai cani (48,8%), a seguire i gatti (29,6%), con un netto distacco gli uccelli (3,5%), le tartarughe (3,4%) e i pesci (2,9%). Il Rapporto Assalco-Zoomark 2020, che ogni anno fotografa la situazione di alimentazione e cura degli animali da compagnia, stima che in Italia ci siano 60 milioni di cani, gatti, pesci, uccelli, ecc…, con un rapporto di uno a uno con gli abitanti. Eppure, l’Italia non è il solo Paese dove gli animali domestici hanno un posto speciale. Secondo la European Pet Food Industry Federation, infatti, gli animali d’affezione nell’Unione Europea sarebbero più di 200 milioni.
Ma che ci fosse un certo trasporto per i nostri amici a quattro zampe, era già evidente anche ai meno attenti, semplicemente osservando gli scaffali dei supermercati dove cibo e accessori per animali, hanno conquistato spazi un tempo inimmaginabili. Un mercato di tutto rispetto che coinvolge tutte le filiere senza tralasciarne nessuna, dalla carne al pesce, dai cereali alle verdure, con una varietà di offerta da soddisfare i palati più esigenti.
Sempre il Rapporto Assalco-Zoomark 2020 riporta il dato sul giro d’affari di questo segmento di mercato che si attesta sui 2.078 milioni di euro, con una crescita su base annua del 2,8%. Si rileva infatti, nel complesso, un netto aumento della spesa media mensile per la cura o l’alimentazione ed è diminuito il numero di chi dichiara di spendere meno di 30 euro (dal 45,9% al 22,4%), mentre è aumentata la percentuale di proprietari che spende da 50 a 300 euro, passando globalmente dal 18,1% al 44,8%.
Per i propri animali domestici si va alla ricerca dell’appagamento completo, ma anche del benessere fisico: non a caso i proprietari di animali sono sempre più interessati ad acquistare integratori alimentari, alimenti biologici e persino farmaci omeopatici.
I proprietari tendono inoltre a replicare le scelte che fanno per se stessi. Chi acquista il pet food tende a seguire le preferenze che mostra quando deve servire un piatto a tavola. Non a caso il cibo per animali oggi più richiesto è sempre più locale e sostenibile.
Così come per l’alimentazione umana, cresce nel carrello della spesa il made in Italy, il prodotto da filiera locale, il rich in e free from.
La sostenibilità, ricalcando la tendenza generale, è la novità che conquista la comunicazione sulle confezioni. Lo conferma anche la decima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy che segnala che si tratta di un mercato di tutto rispetto, che tra supermercati e ipermercati, vale 767 milioni di euro di sell-out, generati da 3.461 prodotti, e che, nell’arco dei 12 mesi analizzati (da giugno 2020 a giugno 2021), ha registrato un aumento dell’1,2% delle vendite complessive.
Tra le tendenze predominanti, l’Osservatorio Immagino ha individuato come principale per numero di referenze e per valore quello dei prodotti “ricchi di”, che complessivamente superano i 453 milioni di euro di vendite (59,1% del totale nutrizione cane e gatto) e una crescita annua dell’1% del sell-out.
Ricco di fibre, di vitamine, ma anche senza coloranti, con Omega-3, no OGM e molto altro ancora. Nove sono i claim individuati sulle etichette di 1.774 prodotti arricchiti. Tra questi, “vitamine” è il più importante in termini di quantità di prodotti e giro d’affari, seguito da “Omega 3-6” e “proteine”.
Si contraggono le vendite di alimenti con “carne/pesce fresco” (–12,6% nei 12 mesi rilevati), pur restando ancora molto diffusi (353 prodotti, pari al 10,2% di quota). Hanno invece superato i 435 milioni di euro (+2,8% annuo) le vendite dei 1.557 prodotti che rientrano nel paniere free from e qui sono cinque i claim rilevati dall’Osservatorio Immagino e destinati a cani o gatti: il più diffuso e importante per giro d’affari è “senza coloranti”, mentre quello a maggior crescita annua è “grain free/low grain”.
Come anticipato, però, la vera rivelazione del momento è l’italianità. Le 486 referenze inserite nel paniere di studio hanno aumentato le vendite del 17,7% in un anno, sfiorando i 56 milioni di euro di sell-out in ipermercati e supermercati. Quattro i claim e i pittogrammi individuati: la bandiera italiana è il più usato, mentre l’indicazione “Prodotto in Italia/Made in Italy” è la più dinamica, con vendite in crescita del 36,7% nell’arco dei 12 mesi.
Il tema della sostenibilità viene richiamato in 13 tra claim e certificazioni green, a loro volta attribuiti a tre panieri tematici. Il primo è quello che riunisce i 762 prodotti che in etichetta dichiarano di essere stati ottenuti nel rispetto degli animali: copre il 16,7% di tutte le referenze monitorate e supera i 135 milioni di euro di sell-out. Nell’anno considerato le vendite sono aumentate del 37,4%, ma il “no cruelty” ha fatto persino di meglio, con un +59,5%.
Il secondo paniere comprende le 661 referenze provenienti da allevamenti e agricoltura sostenibili: hanno realizzato oltre 134 milioni di euro di giro d’affari, in calo dello 0,9% nei 12 mesi rilevati.
La certificazione Biologico/EU Organic rappresenta la maggior quota dell’offerta e delle vendite, ma il claim più performante è riferito ai termini “filiera/tracciabilità”, che ha visto aumentare il sell-out del 445,2% nell’arco di soli 12 mesi.
Il terzo paniere è quello del management sostenibile delle risorse, che conta 173 prodotti per 33,7 milioni di euro di giro d’affari (+21,4%). “Vegetale” è l’indicazione più diffusa sulle etichette e “sostenibilità” quella più dinamica. A seguire: biodegradabile, compostabile e riciclabile.
L’altro fenomeno significativo rilevato nel pet food dall’Osservatorio Immagino è il successo dei prodotti a basso apporto energetico. Lo dimostra la forte crescita del “low calories”, che ha ottenuto il 7,7% di vendite in più, rispetto all’anno finito a giugno 2020, incassando oltre 15 milioni di euro e accomunando 39 referenze. È soprattutto nella nutrizione gatto che questo claim funziona: nell’arco dei 12 mesi il sell-out è cresciuto del 9,6% e la domanda è salita del 6,8%. Ed è, in particolare, nel secco, che ha registrato consensi, con un aumento del 7% delle vendite.
Ultimo segmento dell’universo free from nel pet food è quello dei 108 prodotti accompagnati dall’indicazione “senza OGM”, che rappresentano il 3,1% dell’offerta totale di prodotti alimentari per gatti e cani e generano l’1,8% del fatturato (oltre 13 milioni di euro). Tra giugno 2020 e lo stesso mese del 2021, il sell-out è salito dello 0,8%.
Per completare lo scenario, l’Osservatorio Immagino ha voluto anche analizzare il profilo degli acquirenti. Sono emersi due elementi degni di nota. Il primo è che livello di acquisti più elevato risiede al Nord e al Centro Italia e l’altro è che la prevalenza negli acquisti è riconducibile a famiglie composte da uno o due individui che, a loro volta, corrispondono anche alla fascia di età più elevata. Si tratta, in particolare, di famiglie con un livello di reddito pro capite superiore alla media nazionale, sebbene la mappatura degli acquirenti dei diversi panieri abbia rivelato alcuni significativi distinguo.
I claim relativi agli imballaggi, e quindi alla sostenibilità ambientale del pet care, riscuotono un forte interesse in tutta Italia. Non altrettanto accade per le caratteristiche dei prodotti comprati: infatti la scelta dei cibi per cani e gatti, come anticipato, rispecchia i valori che guidano gli acquisti degli alimenti destinati alla dieta familiare. Più in particolare, i residenti nel Nord-Ovest mostrano una preferenza per i prodotti grain free o con il claim “senza glutine”. Quelli del Nord-Est, invece, per l’italianità in etichetta.
Tra gli abitanti delle regioni del Centro si registrano acquisti superiori alla media per i prodotti di filiera, per quelli presentati come fonte di iodio o magnesio e di quelli preparati con carne e pesce fresco o con ingredienti naturali. Al Sud, invece, in termini di allocazione degli acquisti prevalgono i prodotti privi di OGM e quelli che in etichetta richiamano l’italianità.
Dall’analisi dell’allocazione degli acquisti per fasce di reddito emerge che l’italianità dei prodotti e l’utilizzo di ingredienti naturali registrano valori più elevati nelle famiglie con minori disponibilità economiche. Vi emergono anche le preferenze per prodotti ricchi di iodio, proteine, prebiotici e per quelli senza zuccheri. Anche la certificazione di filiera svolge un ruolo importante.
Invece le famiglie con reddito sopra la media e quelle con reddito alto mostrano un interesse maggiore per i prodotti dell’area del rich-in e del free from e, più in generale, per quelli con un posizionamento di prezzo più elevato perché connotati da caratteristiche differenzianti.
Sul fronte dei canali utilizzati, invece, i numeri di cui sopra delineano un mercato che continua a generare crescita ad un tasso superiore a quello del Largo Consumo Confezionato che, nel periodo in analisi, è stato pari a +5,8%.
Ancora una volta si riscontra una crescita a valore superiore a quella a volume che conferma l’orientamento da parte del consumatore alla composizione di un carrello di maggior qualità, o semplicemente di maggior costo, attraverso la scelta di prodotti premium, di elevato standard, formati più piccoli con un e/kg più alto, alimenti dietetici a supporto di patologie specifiche e prodotti che cavalcano i trend emergenti (es. naturali, vegetariani/vegani, senza glutine, grain free, con un’unica fonte proteica, formulati con materie prime selezionate, ecc…).
Al netto dei canali emergenti (Petshop GDO e Generalisti on Line), la cui incidenza è più che raddoppiata nell’ultimo anno, raggiungendo il 3,8% del fatturato del mercato, i canali principali – Grocery, Petshop Tradizionali e Catene Petshop – hanno sviluppato un giro d’affari di 2.338,7 milioni di euro per un totale di 644.455 tonnellate vendute. Anche le principali piattaforme distributive mostrano un trend positivo, con un’accelerazione della crescita rispetto al 2020.
Il Grocery canalizza il 56,5% del fatturato complessivo del mercato pet food (1.373 milioni di euro) e il 75,9% dei volumi (503.835 tonnellate), con un incremento del fatturato del 6,2% e dei volumi del 4,5%. Un’attenzione particolare va rivolta al discount, che a partire dalla seconda metà del 2020 ha visto un’accelerazione della crescita con un’incidenza del 27,4% dei volumi e del 12,1% del fatturato. Anche le catene Petshop (7% dei volumi e 12,8% dei valori, per un totale di 46,7 tonnellate e 312 milioni di euro) hanno continuato a crescere con dinamiche del +19,7% a valore e +13,8% a volume rispetto all’anno precedente.
Il segmento degli alimenti umidi si conferma il più importante, registrando 1.133 milioni di euro circa, che equivalgono al 48,4% di quota sul totale mercato, con un aumento di fatturato, nell’ultimo anno considerato, pari al +7,1%. Il segmento degli alimenti secchi vale invece 964 milioni di euro e detiene il 41,2% di quota.
Continua inoltre la crescita in fatturato delle Private Label, che hanno sviluppato una quota a valore del 19% a totale Largo Consumo Confezionato. Anche nell’ultimo anno, la componente di offerta della marca del distributore di prodotti di alta gamma (premium, funzionale, bio/eco, prodotti locali che puntano sulle denominazioni geografiche) continua ad essere il principale driver di crescita. Pur continuando quindi, in generale, a rivolgersi a un target di acquirenti che valorizzano il rapporto qualità/prezzo, le insegne cercano di cogliere i trend di consumo emergenti e di aprirsi a nuovi acquirenti che, pur attenti al prezzo, preferiscono prodotti sempre più ricchi e differenziati come quelli biologici, premium, funzionali ed eccellenze locali.
E per stare invece sul fronte della produzione, si segnala che nella classifica mondiale dei produttori di alimenti per animali domestici, pubblicata dalla testata americana Pet food Industry, tre imprese italiane confermano la propria presenza nella top 50, con fatturati tra 385 e 119 milioni di dollari. Ma scorrendo la classifica e considerando le posizioni dalla 51 alla 100, se ne trovano di “minori” che dichiarano tra gli 82,50 e i 27,19 milioni di dollari. Imprese che contribuiscono a trainare le rispettive filiere, al pari di quanto accade per l’alimentazione umana.
Un’industria, dunque, quella in esame, che non smette di dare soddisfazioni a tutti i livelli, tanto nel mondo ittico quanto in quello zootecnico, nel cerealicolo e non solo. Un mondo che ha dato tanto sui diversi fronti e dal quale ci possiamo presumibilmente aspettare ulteriori, importanti performance.


Guido Guidi




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