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Assemblea Assalzoo, cresce la produzione ma si riducono le marginalità delle aziende

of Mossini A.


Avicoli, suini e bovini. È per queste specie animali che nel 2021 la produzione di mangimi ha registrato un notevole incremento. Questi e ulteriori dati sono stati illustrati all’assemblea annuale Assalzoo (Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici), svoltasi in presenza a Bologna il 9 giugno scorso. Un anno, il 2021, che, come ha ricordato il presidente reggente Michele Liverini, «conferma la dinamicità del settore nonostante la difficile congiuntura che invece sta contrassegnando il 2022, che agli effetti prodotti dalla crisi pandemica deve aggiungere quelli derivanti dal conflitto tra Ucraina e Russia. Stiamo affrontando enormi difficoltà operative, produttive, economiche, di approvvigionamento di materie prime, di logistica che generano costi di produzione oggi fuori controllo. Malgrado ciò, il settore è stato capace di aumentare i volumi prodotti e consentire alla zootecnia nazionale di continuare a garantire le sue produzioni soddisfacendo il fabbisogno alimentare del Paese».

Costi di produzione alle stelle
Vediamo allora un po’ di numeri. Rispetto al 2020, la produzione di mangimi nel 2021 è cresciuta del 3,8%, passando da 15.059 milioni di tonnellate a 15.625 milioni tonnellate di prodotto, portando a un fatturato totale di € 9.682 miliardi: +21% rispetto all’anno prima. Come dicevamo all’inizio, i comparti degli avicoli, dei suini e dei bovini sono quelli che hanno registrato il maggiore incremento produttivo di mangimi, rispettivamente del 5%, 3,1% e 3,8%. Pesante l’aumento dei prezzi alla produzione, che nel 2021 hanno dovuto registrare un +42% rispetto all’anno prima. Alla base di questo forte rialzo c’è l’incremento delle quotazioni delle materie prime utilizzate per produrre i mangimi, un fenomeno che sta caratterizzando il 2022 e che preoccupa enormemente l’intera filiera agrozootecnica. Pertanto il dato relativo al fatturato «non è dovuto all’aumento produttivo — ha sottolineato Liverini —, ma è la conseguenza di una situazione di mercato straordinaria dove tutti i costi di produzione del comparto hanno registrato crescite con picchi mai visti prima. Non siamo pertanto di fronte ad un aumento delle marginalità delle aziende che invece sono costrette a comprimerle se non addirittura azzerarle per compensare il forte aumento del costo produttivo, insostenibile in questa entità per gli allevatori.
Si tratta di aumenti che stanno mettendo a rischio la redditività della zootecnia — ha continuato nel suo intervento Michele Liverini — dando luogo a una situazione che dura ormai da troppo tempo e che non può più essere sostenuta dalle aziende mangimistiche, ormai giunte nella condizione di non riuscire a compensare questi maggiori costi di produzione costringendole diversamente a doverli riversare a valle per non mettere in pericolo la loro stessa sopravvivenza».

Associazione e istituzioni
Nei mesi scorsi Assalzoo è più volte intervenuta ai tavoli istituzionali coordinati dal ministro delle Politiche agricole per evidenziare le criticità del comparto.
L’associazione ha sottolineato a più riprese la grave situazione che ha segnato in particolare due tra i più importanti comparti del settore agrozootecnico e cioè quello delle bovine da latte e dei suini che «stanno vivendo una crisi perdurante da lungo tempo — ha ancora rincarato il presidente — costringendo gli allevatori a vendere in molti casi sottocosto latte e carni con perdite ormai non più sostenibili a cui si lega il rischio di chiusura di molti allevamenti. Inoltre, l’as­sociazione ha chiesto che l’industria mangimistica venga inserita, insieme al settore agricolo e zootecnico, tra le imprese energivore per consentire un’attenuazione dell’insostenibile fiammata dei costi energetici».
Ma l’elenco dei temi sollevati da Assalzoo non finisce qui e riguarda l’importazione delle materie prime, le epidemie di influenza aviaria e di peste suina africana, oltre le problematiche legate alla nuova normativa europea in tema di pratiche commerciali sleali. Su questo punto Liverini ha voluto puntualizzare che si tratta di «una normativa pensata per la sua applicazione soprattutto nei rapporti con la Gdo, ma che trasferita sull’intera filiera agrozootecnica alimentare sta determinando gravi difficoltà sia dal punto di vista operativo che interpretativo, rischiando di creare notevoli difficoltà e mettendo in discussione usi e consuetudini commerciali che da decenni regolano i rapporti tra gli operatori».

Positivo il saldo commerciale
Luci e ombre dunque stanno caratterizzando l’andamento del settore mangimistico italiano, che in ogni caso, nel 2021, relativamente al commercio estero ha portato a casa numeri molto positivi con le esportazioni passate da € 823 milioni (anno 2020) a € 941 milioni, le importazioni passate da € 593 milioni a € 694 milioni, per un saldo commerciale a +247 milioni di euro rispetto ai +230 milioni del 2020. Infine, uno sguardo all’acquacoltura, che dopo due anni di decrescita, è tornata in terreno positivo, avendo incassato un leggero aumento di 0,8% grazie alla produzione di 131.000 t di mangime rispetto alle 130.000 del 2020. In terreno negativo invece i mangimi destinati agli equini (–1,8%), ai conigli scesi fino a –6,85, mentre gli ovini hanno registrato un aumento produttivo dell’1%.


Anna Mossini



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