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AOP Italia Zootecnica: secondo appello agli assessori all’agricoltura delle Regioni e Province autonome

of Redazione


Legnaro (PD), 27 giugno 2022

“La scrivente associazione di Organizzazioni Produttori — AOP Italia Zootecnica — in occasione dell’odierno meeting sulla PAC 2023-2027, dà seguito all’appello, inviato il 5 maggio scorso, chiedendo alle SS.VV. di tenere in considerazione le proposte che seguono di adeguamento del Piano Strategico Nazionale, che il MIPAAF deve inviare alla Commissione europea entro il 31 luglio 2022. Il nostro appello è per dare delle opportunità concrete di sviluppo alle aziende di allevamento, per portarle gradualmente a vincere la sfida della Sostenibilità AMBIENTALE, SOCIALE ed ECONOMICA, anche con interventi mirati del 2o Pilastro (che ogni Regione può modulare in tal senso). In questo modo, oltre a rispondere a Farm to Fork, si potranno ridimensionare i continui attacchi indiscriminati di animalisti e ambientalisti, presentando in etichetta le produzioni coi termini “…prodotto da allevamenti sostenibili”, abbandonando la dicitura “benessere animale” (già di fatto compreso nella sostenibilità).
La nostra proposta di razion­alizzare il sistema di erogazione degli “AIUTI ACCOPPIATI”, sostanzialmente non modifica l’impianto generale, ma permette una buona risposta ai TOOL definiti dalla Commissione europea. Possiamo così superare un impianto “vecchio”, quello attuale, che già 7 anni fa non andava bene!
La nostra proposta va nella direzione di migliorare la GESTIONE DEL MERCATO DELLA CARNE BOVINA, con protagonisti gli allevatori nell’ambito delle ORGANIZZAZIONI PRODUTTORI (condizionalità e opportunità caldeggiata fortemente nei TOOL) che oggi possono essere facilmente organizzate, grazie al “MANDATO A VENDERE”, che può essere applicato in modo coordinato (tramite le varie OP e/o con l’AOP Italia Zootecnica). Questo potrebbe contribuire ad aggregare il PRIMO ANELLO DELLA FILIERA, per concorrere in maniera più incisiva nella determinazione dei prezzi dei bovini. La scelta che farà il Ministero in accordo con le Regioni dovrebbe, a nostro avviso, essere in primis una scelta strategica, finalizzata a dare un futuro alla zootecnia bovina da carne, per non lasciarla in balia del mercato. 53 euro a bovino di aiuto accoppiato, corrispondono a circa 0,07 centesimi a kg/peso vivo: se erogati male, poco servono, diversamente possono essere l’inizio di un processo virtuoso.
Dispiace che le proposte formulate dalla scrivente organizzazione ed evidenziate con molta convinzione, sin dal primo Tavolo di Partenariato organizzato dal Mipaaf nel 2021, non siano state da quest’ultimo prese in considerazione, pur consci dell’esistenza della problematica.
A completezza del ragionamento riteniamo di fondamentale importanza sottolineare l’occasione persa nella mancata istituzione, da subito, di una OCM CARNI BOVINE. Sarebbe stata una grande occasione per lo sviluppo delle Organizzazioni Produttori e per la gestione del mercato da parte degli allevatori. Mantenere lo status quo in tutto e per tutto, senza sviluppare strategie diverse, vuol dire avallare il declino della zootecnia da carne ed è evidente quanto sia avvenuto in questi anni. Peccato che la produzione italiana sia solo il 50% del fabbisogno nazionale.
Ci rivolgiamo a VOI ed ovviamente al MIPAAF, chiedendovi cortesemente di valutare le proposte che andiamo a condensare in questo documento, che non sono esclusivamente finalizzate a un diverso sistema di erogazione dell’Aiuto Accoppiato, ma fanno parte di un più ampio programma, ovvero il Piano Carni Bovine Nazionale, che gli allevatori dell’AOP Italia Zootecnica hanno redatto e portato avanti da soli. Sembra quasi di dare fastidio quando si chiede attenzione (non soldi, attenzione al settore) per sviluppare un progetto che non sia la solita “lista della spesa”, per prorogare lo stato comatoso della zootecnia.
Le decisioni che saranno prese con questo PSN ci accompagneranno, non solo da gennaio 2023 sino al 2027, probabilmente sino al 2030, con la parola d’ordine per la Commissione europea (già scritta in Farm to Fork) e consumatori (l’87% la pretende) è la SOSTENIBILITÀ. Peccato che a proporla siano solo gli allevatori che dovranno necessariamente metterla in pratica (e sostenerne gli oneri) e non chi decide le sorti con le norme che va ad approvare.
Ciò doverosamente premesso, per rispetto alle migliaia di allevatori associati, passiamo all’analisi di una serie di dati degli anni 2020 e 2021 (capi/premio) e proposta di miglioramento del sistema degli Aiuti Accoppiati dal 2023 (Tabella 1 – Dati AGEA dell’aiuto accoppiato anni 2020 e 2021, con 2 misure e 5 livelli di premio).
Nel 2020 i capi a premio sono stati 1.211.305, con 2 plafond di premio: il “base”, e 53,48 – senza nessuna certificazione – ed e 58,33 – con certificazioni di etichettatura facoltativa, IGP, SQNZ e – senza certificazione – per gli allevati per 12 mesi (?). Praticamente, e 4,85 di differenza tra chi ha SPESO per CERTIFICARSI e dare un minimo di garanzia di controllo da parte di organismi terzi e chi non ha speso nulla! Il divario aumenta notevolmente nel 2021 (attualmente in pagamento), con una “forbice” di e 21,08 tra il primo e secondo plafond. Questo sistema di corrispondere i Premi Accoppiati dimostra che è una squilibrata ripartizione di finanziamenti poiché, prendendo ad esempio l’anno 2021, se nel primo plafond avessero presentato domanda aziende per un totale di n. 50.000 capi, anziché n. 111.767, ogni bovino, a premio avrebbe percepito (senza nessuna certificazione) e 75,44, ovvero e 20,61 in più di chi si è sottoposto a certificazione IGP, SQN, Etichettatura.
Ciò premesso, reiteriamo la proposta già presentata al Tavolo di Partenariato del Mipaaf e contenuta nel primo appello inviato il 5 maggio scorso a tutte le Regioni e Province autonome, chiedendovi di sostenerla in sede di REVISIONE DEL PSN per ADEGUARE il sistema di erogazione degli AIUTI ACCOPPIATI alla zootecnia bovina da carne, per dare maggiori opportunità di sviluppo alle aziende di allevamento, rispettando i TOOL della Commissione che, se non applicati, potrebbe imporre all’Italia di porre dei tetti (condizionalità) al numero di bovini a premio o di densità aziendale.
Questa la proposta degli allevatori su come adeguare
il sistema di erogazione degli “aiuti accoppiati” per la zootecnia bovina da carne

1° UNIFICARE I DUE PLAFOND 2023-2027 IN UNA UNICA MISURA:
e 3.176.745,00 + e 64.542.833,76 = 67.719.578,76 (praticamente e 1.156.567,24 in meno rispetto al 2022);

2° STABILIRE 3 LIVELLI DI PREMIO:
Primo livello, TRACCIABILITÀ, con applicazione Disciplinari Etichettatura Facoltativa / Allevamento 6 mesi / Macellazione 12-24 mesi / Aderenti Op riconosciute;
Secondo livello, QUALITÀ, con applicazione Sistemi di qualità riconosciuti o certificazioni IGP / Macellazione 12-24 mesi / Aderenti Op riconosciute;
Terzo livello, SOSTENIBILITÀ, con applicazione Disciplinare di Sostenibilità Ambientale, Sociale ed Economica riconosciuto nell’ambito del Reg. Delegato (UE) 2022/126 della Commissione del 7 dicembre 2021 / Aderenti Op riconosciute.
N.B.: per evitare appesantimenti di costi di certificazione alle aziende aderenti al Disciplinare di Sostenibilità, terminato l’iter di riconoscimento da parte del Mipaaf e della Commissione europea, il Piano dei controlli, ovvero tutto il Disciplinare, verrà informatizzato con 3 livelli di accesso: uno per gli allevatori, uno per i capofiliera, uno per l’organismo di controllo.

Cosa cambia rispetto al vigente sistema “aiuti accoppiati” PAC 2014-2022?
Che tutti per ricevere il Premio accoppiato in sede di Domanda Unica dovranno scegliere un livello tra quelli proposti, sulla base delle capacità strutturali e organizzative della propria azienda in materia di: Tracciabilità, Qualità, Sostenibilità, Aggregazione per la competitività (Op);
Che l’aiuto accoppiato verrà erogato a fronte di una certificazione che garantirà, a partire dal 1o livello, un rispetto minimo degli standard della tracciabilità, alimentazione, benessere animale e aggregazione, controllato da organismo terzo;
Che tutti saranno spronati a raggiungere il 3o Livello (la Sostenibilità), anche per poter far scrivere in etichetta “…prodotto da allevamento sostenibile” e togliere la frase “benessere animale”, oggetto di contestazioni indiscriminate da parte degli animalisti e ambientalisti che si sono coalizzati nel movimento #bastabugieinetichetta;
Che le Regioni e Province Autonome potranno “tarare” Misure per sostenere azioni a supporto della Qualità (promozione delle produzioni), della Sostenibilità (miglioramento strutture di allevamento, controllo delle emissioni in atmosfera, utilizzo dell’acqua, gestione dei reflui, sviluppo delle aggregazioni e supporto alle organizzazioni di prodotto, promozione di progetti AKIS, ecc…);
Che non sarà necessario per il Mipaaf “cercare ulteriori giustificazioni” per difendere un sistema di erogazione degli aiuti accoppiati obsoleto e controproducente: buona parte di quei 50 euro non rimangono nelle tasche degli allevatori!;
Che per il 3o Livello la validazione del Disciplinare Allevamenti Sostenibili consentirà a tutte le aziende virtuose di poter contraddistinguere la carne con il marchio registrato al MISE nell’ambito del Piano Carni Bovine Nazionale, ovvero Consorzio Sigillo Italiano;
Che le aziende che partecipano al 2o Livello (Sistemi di Qualità riconosciuti) potranno fregiarsi dei marchi Vitellone Piemontese della Coscia, Consorzio di Tutela Vitellone Bianco Appennino Centrale, Consorzio Sigillo Italiano;
Che le aziende che partecipano al 1o Livello avranno la possibilità di comunicare informazioni facoltative per un minimo di informazione al consumatore.
In Tabella 2 il sistema di calcolo previsto su foglio Excel per effettuare eventuali simulazioni.
La nostra proposta ha l’obiettivo di SVILUPPARE veramente la zootecnia bovina da carne in Italia, di TUTTA L’ITALIA, NON per aumentare le produzioni — che la Commissione europea NON vuole — bensì per valorizzarle, far guadagnare più soldi (il giusto) all’allevatore, mantenere in vita le aziende in grado di rispettare le sfide della transizione ecologica (Sostenibilità ambientale, sociale ed economica), evitando di introdurre più capi bovini negli allevamenti (per tentare di compensare le spese).
Riguardo questo ultimo punto, la scrivente è in contatto con le ONG di LEGAMBIENTE, GREENPEACE, LIPU, ANIMAL EQUALITY, alle quali ha già inviato la bozza depositata da novembre 2021 al MIPAAF del Disciplinare “Allevamenti Sostenibili” (attualmente in aggiornamento e visibile nella sezione Sistemi di Qualità Nazionali Zootecnici), iniziando un confronto costruttivo che ha già visto l’organizzazione di una videoconferenza, che ha portato ad esaminare le azioni del Disciplinare e ad uno scambio di osservazioni, per condividerlo nei contenuti.
Infine, se Regioni e Mipaaf vogliono veramente DARE UNA SVOLTA al settore della zootecnia bovina da carne, sarebbe INDISPENSABILE:
prevedere l’istituzione di una OCM CARNI BOVINE (almeno dal 2024, anche con finanziamento ridotto, visto che sembra “politicamente” impossibile introdurla dal 2023);
adeguare l’ECOSCHEMA 1 (Riduzione del farmaco), poiché, quando si stabilisce una “mediana”, si escludono “metà delle aziende” che non potranno percepirlo “a compensazione della perdita dei titoli” (questo Ecoschema sarà un incentivo per un “ritorno al passato”, che premierà i “bravi” sulla carta, danneggiando le aziende virtuose?);
inserire nell’ECOSCHEMA 1, oltre al Livello 2 (SQNBA + Pascolo), anche un Livello 3 con “Applicazione del Disciplinare riconosciuto di Sostenibilità ambientale, sociale ed economica” in base al Reg. 2022/126;
riformulando l’obbligo della rotazione previsto nella CONDIZIONALITÀ RAFFORZATA, che andrebbe rivisto (alla luce della situazione mondiale), considerando che l’obbligo dell’avvicendamento annuale del mais peggiora la capacità di autoapprovvigionamento alimentare del Paese, esponendo maggiormente il settore alle condizioni di mercato derivanti dal conflitto Russia-Ucraina. Si propone quindi di preservare la capacità di produzione di alimenti del Paese sostituendo l’obbligo di avvicendamento annuale con cover-crop, come colture secondarie che interrompono la mono-successione con utilizzo dei reflui zootecnici (liquami e letami).
Queste quattro azioni, unitamente all’adeguamento del sistema di erogazione degli aiuti accoppiati citato, potrebbero dare, se applicate, una forza incredibile alla nostra zootecnia, poiché anticiperebbero le risposte a Farm to Fork, centrando tutti gli obiettivi già da gennaio 2023, che la Commissione europea ha inserito nei TOOL, tra i quali riportiamo di seguito uno dei più importanti scritto per rispettare la CONDIZIONALITÀ:
che gli aiuti accoppiati siano pertinenti in vista del raggiungimento dell'obiettivo della politica del sostegno accoppiato (sostenere i settori/produzioni in difficoltà e aiutarli a superare tali difficoltà migliorandone la competitività, qualità e sostenibilità. Ad esempio, può avere senso un intervento a sostegno dell’allevamento con l’obiettivo di aumentare la competitività della produzione di latte/carne, condizionando l’ammissibilità agli allevatori impegnati in un’organizzazione di produttori. Tale intervento incoraggerebbe infatti gli allevatori ad organizzarsi e quindi contribuirebbe a promuovere la competitività e la forza del settore (lattiero-caseario o carne).
Nel ringraziarvi per l’attenzione che ci avete dedicato nel leggere questo lungo, ma necessario documento, noi allevatori, contiamo sul Vostro importantissimo supporto unitamente a quello del Ministero, per la rimodulazione del PSN che sarà inviato alla Commissione europea entro il prossimo 31 luglio e rimaniamo a disposizione per fornire ogni ulteriore informazione, confidando anche di potervi presentare, se lo desiderate, il PIANO CARNI BOVINE NAZIONALE, redatto dagli allevatori, per gli allevatori ed il mercato, con l’obiettivo di organizzare una FILIERA della carne bovina in Italia, che attualmente non esiste, poiché il mercato è gestito dal livello più forte: la GDO.
Albert Einstein diceva: “Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi!”.
Con le più vive cordialità.



Il presidente
Fabiano Barbisan





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