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La carne nel mondo

Stati Uniti - Italia - Francia

of Redazione


Stati Uniti
Il Servizio di ispezione per la salute degli animali e delle piante (APHIS) del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha annunciato nuove iniziative per aiutare a prevenire l’introduzione e la diffusione della Peste Suina Africana negli USA, con una campagna di sensibilizzazione e divulgazione chiamata “Proteggiamo i nostri suini” (Protect Our Pigs). La Peste Suina Africana non è mai stata rilevata negli Stati Uniti, ma è stata recentemente confermata in Paesi vicini come la Repubblica Dominicana e Haiti. Gli Stati Uniti sono uno dei maggiori produttori mondiali di carne suina e il secondo esportatore mondiale. Se la malattia raggiungesse gli Stati Uniti, si stima che potrebbe costare al Paese 50 miliardi di dollari in 10 anni. APHIS sta conducendo una serie di iniziative di sensibilizzazione per supportare i produttori di carni suine, i veterinari e gli allevatori di suini. Il sito web dedicato, www.APHIS.USDA.gov/ProtectOurPigs, metterà a disposizione materiali come schede informative e poster scaricabili, video didattici, grafica da condividere sui social media, una nuova guida interattiva alla biosicurezza e offrirà gli ultimi aggiornamenti sulla malattia (fonti: www.3tre3.it; www.aphis.usda.gov).


Italia
A fine giugno la Regione Marche, congiuntamente a rappresentanti dall’Università di Camerino, ha presentato il genotipo (patrimonio genetico) del “Suino della Marca”. Il Suino della Marca è stato creato a metà degli anni 2000 su specifica richiesta dei Consorzi di produzione che lamentavano la mancanza di un tipo genetico autonomo marchigiano. Particolare interesse era venuto dal Consorzio del Salame di Fabriano e dai produttori di ciauscolo. I fondi sono stati attinti dalla legge regionale 37/99 che finanziava la ricerca e la sperimentazione agricola e zootecnica. Ad oggi la proprietà del “Suino della Marca” è della società Impronta Verde, che proseguirà nell’opera di miglioramento con un apposito programma approvato di selezione genetica volto ad una produzione a sistema brado o all’aperto. Da un punto di vista zootecnico, il Suino della Marca è una razza sintetica, costituita dall’apporto genetico di tre razze: la Cinta senese, la Large White italiana e la Duroc italiana. Le filiere regionali dei salumi possono beneficiare di una materia prima riconoscibile e con forte connotazione territoriale; proprio la forte caratterizzazione anche del mantello dei suini, rosso cintato o nero, contribuisce a una maggiore riconoscibilità internazionale (fonti: www.3tre3.it; www.regione.marche.it; photo © www.tenutadellamarca.it).


Francia
“Con il divieto scattato in Francia utilizzare nomi di prodotti di origine animale per i prodotti a base di proteine vegetali serve ora una legge nazionale anche in Italia per fare definitivamente chiarezza su finti burger e altri prodotti che sfruttano impropriamente nomi come mortadella o salsiccia”: è questo quanto afferma Coldiretti nel dare notizia della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto del Governo transalpino. Il provvedimento vieta, infatti, l’utilizzo per i prodotti a base di proteine vegetali di denominazioni riferite a nomi e gruppi di specie animali, alla morfologia o all’anatomia animale, di nomi che usano la terminologia specifica di macelleria, salumeria o pescheria e di nomi un alimento di origine animale rappresentativo degli usi commerciali. “Un decreto che supera le incertezze ancora presenti a livello europeo chiudendo la strada alla presenza nel carrello della spesa a finti hamburger con soia, spezie ed esaltatori di sapore o false salsicce riempite con ceci, lenticchie, piselli, succo di barbabietola o edulcoranti grazie alla possibilità di utilizzare nomi come burger vegano e bistecca vegana, bresaola, salame, mortadella vegetariani o vegani con l’unico limite di specificare sull’etichetta che tali prodotti non contengono carne. Un inganno che in Italia colpisce quel 93% di consumatori che non seguono un regime alimentare vegetariano o vegano”. Permettere a dei mix vegetali di utilizzare la denominazione di carne significherebbe favorire prodotti ultratrasformati, sottolinea Coldiretti, “con ingredienti frutto di procedimenti produttivi molto spinti dei quali, oltretutto, non si conosce nemmeno la provenienza della materia prima visto che l’Unione Europea importa ogni anno milioni di tonnellate di materia prima vegetale da tutto il mondo”. A supportare la necessità di una legge nazionale in materia, sull’esempio francese, c’è peraltro il fatto che la Corte di giustizia europea si è già pronunciata in passato sul fatto che “i prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni, come ‘latte’, ‘crema di latte’ o ‘panna’, ‘burro’, ‘formaggio’ e ‘yogurt’, che il diritto dell’Unione riserva ai prodotti di origine animale” anche se “tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l’origine vegetale del prodotto in questione”. Con la sola eccezione del tradizionale latte di mandorla italiano (fonti: www.foodaffairs.it, www.coldiretti.it).



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