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Ristoranti carnivori

Taverna 58, l’Abruzzo generoso si siede a tavola

of Lagorio R.


Sono innumerevoli le vetrofanie che vestono l’uscio d’ingresso della Taverna 58, in quello che rimane dell’antico centro di Pescara. Guide, premi, riconoscimenti vari: un palmeras che racconta quarant’anni di tradizione culinaria abruzzese a pochi passi dalla casa natale di Gabriele D’Annunzio (al quale è dedicata la Frittatina sublime, con ortaggi freschi e formaggio di capra) e meno di due minuti a piedi da quella di Ennio Flaiano. A Taverna 58 è legato il nome di Giovanni Marrone, che dal 1980 al 2020 ha condotto questa osteria dalle linee eleganti, in verità più un ristorante dagli interni classici, dove i piatti si sono conservati immutati e scevri da mode transeunti.
«Un paio d’anni fa, mentre ero al centro della sala per prendere le comande, mi si avvicinò un signore e tutta la sala si voltò improvvisamente a guardarlo, bisbigliando incredula. Io gli chiesi il nome e se avesse prenotato e mi rispose che aveva prenotato a suo nome, Piero Angela. Solo per miracolo non svenni» Marrone ci aveva confidenzialmente svelato prima di cedere il passo per raggiunti limiti di età a Gabriele Di Leandro, figlio di ristoratori teatini. Con orgoglio Di Leandro rivendica che «la proposta è rimasta la stessa, anche grazie alla continuità garantita dalla cucina col cuoco Giuseppe Marro».
Che continua a garantire la generosa porzione di fellata abruzzese tra gli antipasti (la fellata è l’antipasto pasquale della tradizione napoletana. La versione abruzzese è un viaggio regionale che contempla i classici arrosticini di pecora, prosciutto crudo, patè di papera muta con crostini, salsiccia di fegato secca e cacio marcetto, il formaggio di Castel del Monte cremificato com’è attaccato dalle larve di Piophila casei).
Quando il locale fu aperto intorno c’erano botteghe di artigiani di cui vi è traccia solo nelle fotografie in bianco e nero alle pareti (accompagnate dai ritratti di personaggi illustri che sono passati da qui, da Mario Monicelli a Dario Fo) e imperversavano le commedie all’italiana. Come lo spassoso L’Anatra all’arancia in cui Livio Stefani (interpretato da un magistrale Ugo Tognazzi, sempre attratto dalla passione per la cucina) prepara il piatto tanto in voga allora e che oggi alla Taverna 58 si presenta come revival. In questo luogo del buon cibo, rilassante e raccolto, il Manzo crudo alla tartara viene preparato al tavolo, azione che genera sempre un rassicurante effetto sui commensali.
Alla Taverna 58 si mangia e si sta benissimo e come sempre non si rinuncia alle graffiate di sapore con le Fregnacce al ragù di prosciutto e salsa al pomodoro e con le Scrippelle ‘mbusse (crespelle di formaggio) servite in brodo bollente di gallina, dalla perfetta architettura di gusto, di consistenza, di temperatura. Una vena creativa un po’ folle e indisciplinata sembra reggere gli Strangozzi alla Borbonica, spaghettoni quadri conditi con pancetta, peperoncino e cioccolato amaro, dove si raggiunge un istinto del sapore quasi primordiale.
La Pecora della Majella al tegame e l’Entrecôte di agnellone del Gran Sasso con funghi prataioli e preparata in sugo di pomodoro nascono dal fertile impulso del territorio. C’è anche spazio per un menu a base di lumache che da solo varrebbe la sosta. Tre portate che comprendono Lumache un po’ fritte un po’ alla piastra, servite con salsa chutney e salsa piccante, la Fracchiata (polenta di cicerchie) con lumache in salsa leggera al pomodoro e da togliere dal guscio con le mani, e le Lumache rosolate al forno con un battuto di erbe aromatiche dell’abbazia di Santa Maria di Propezzano.
Chi ce la fa, può terminare con lo Zabaione al Marsala flambé preparato in sala. Non si deve uscire prima di avere richiesto la visita alla suggestiva cantina a vista dove sono conservate preziose bottiglie abruzzesi e nazionali accanto ai reperti archeologici di Ostia Aterni.


Riccardo Lagorio



Taverna 58
Corso G. Manthoné 46
65127 Pescara
Telefono: 085 690724
E-mail:
taverna58.pescara@gmail.com
Web:
taverna58.it



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