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Love Meat Tender

of Benedetti E.


Si è svolto a Verona, lo scorso fine novembre, un forum organizzato da Progeo, una tra le più importanti cooperative agricole italiane leader nella produzione di farine di frumento tenero per l’alimentazione e di mangimi per l’allevamento zootecnico. Nella splendida cornice di Palazzo della Gran Guardia in piazza Bra si sono riuniti allevatori e operatori della filiera della carne bovina per riflettere sui tanti aspetti che caratterizzano un comparto disaggregato. Al centro del dibattito, brillantemente moderato dal giornalista Andrea Bertaglio, tre sono stati i temi portanti: la qualità, concetto alla base di ogni processo; il benessere degli animali, per il quale sono ridotte le fonti di stress ed è potenziata la salvaguardia su salute e alimentazione; e infine la sostenibilità, declinata in più aspetti, ambientale, animale ed economica.

Trend dei consumi per il settore carni Marco Limonta, Business Insight Director IRI
I lavori del Forum sono stati aperti dall’intervento di Marco Limonta, che ha fornito numeri e analisi sulla situazione attuale del mercato. La pandemia da Covid-19 ha innescato una vera e propria rivoluzione nel Largo Consumo e l’impatto della crisi Russia-Ucraina è la nuova sfida da affrontare causa l’esplosione dei prezzi delle materie prime, l’aumento dei cosiddetti costi obbligati e la diminuzione di potere d’acquisto. Se nel 2020 le vendite di prodotti confezionati in GDO hanno registrato trend molto positivi raggiungendo un picco nelle vendite in valore e in volumi, la situazione oggi è radicalmente cambiata, con incrementi dei prezzi medi del +6,0% del Largo Consumo Confezionato (LCC) rispetto ad un –0,3% del 2021. Insomma, lo scenario oggi è totalmente mutato ma anche anomalo: «A fronte degli aumenti dei prezzi non abbiamo registrato un calo dei volumi e questo — ha sottolineato Limonta — è abbastanza sorprendente!».
Sempre stando ai dati IRI, il settore delle carni fresche oggi vale 6,7 miliardi di euro, in crescita rispetto al periodo pre-Covid, mentre i salumi sviluppano 5,3 miliardi di euro con una crescita dell’11% nello stesso periodo. L’inflazione spinge il fatturato delle carni ma porta con sé una consistente contrazione dei volumi, mentre per quanto riguarda i salumi i consumi restano in crescita. Interessante è stato il focus sui prodotti a peso fisso ancora minoritari nelle carni rispetto ai prodotti a peso variabile, che però rappresentano la componente più dinamica in entrambi i settori. Riassumendo l’analisi tracciata da IRI si può quindi confermare che la corsa al rialzo dei prezzi si stia stabilizzando per le carni mentre continua a progredire nei salumi, dove l’inflazione resta comunque di minore entità.
Le tendenze più recenti rivelano poi una certa resilienza dei consumatori in relazione ai livelli dei consumi primari mentre le aziende e i retailer stanno intercettando le aspettative degli shopper che si concentrano su tre macro aree:
la salute;
l’origine;
la sostenibilità.
Sul fronte della salute, il consumatore è sensibile ai prodotti biologici, agli integratori e alle fibre, ai superfood e ai vegetali/vegani oltre che agli alimenti ricchi di fibre e di proteine (un’attenzione che possiamo definire “sostenibile per la comunità”). La richiesta d’acquisto è poi spesso centrata sul proprio territorio o regione, sugli alimenti a km 0, al 100% italiano e ai DOP e IGP. Non ultimo c’è il tema della sostenibilità ambientale che rimanda al packaging riciclabile ed ecobio, all’eco-sostenibilità dei processi e al benessere animale.

La zootecnia di precisione Fausto Toni, direttore Ricerca & Sviluppo Progeo
La sicurezza della filiera alimentare è direttamente dipendente dal benessere degli animali, per il quale sono ridotte le fonti di stress ed è potenziata la salvaguardia su salute e alimentazione. Un circolo virtuoso costituito di buone prassi che non solo contribuiscono a mantenere gli animali più sani, ma che sostengono un approccio responsabile ed etico in allevamento. La sfida della produzione odierna sta proprio nell’armonizzare le esigenze del consumo, in crescita sia in termini quantitativi che qualitativi, con appropriati standard di benessere animale, in grado di tenere conto della qualità dei contesti di vita degli animali in un’ottica di sostenibilità. Un obiettivo che oggi può dirsi raggiungibile affiancando al tradizionale know-how un sistemico utilizzo di tecnologie di precisione. In questo contesto la corretta nutrizione è un fattore fondamentale sia per supportare la produttività sia per ridurre fattori di rischio, come l’utilizzo massivo di antibiotici. Lo sviluppo di alimenti di precisione, frutto della costante ricerca scientifica, dell’attenzione alla sostenibilità dell’intera filiera e del monitoraggio del mercato animale, sarà sempre più protagonista dell’innovazione del settore zootecnico, con ricadute positive sul benessere animale, sulla qualità del prodotto a consumo, sulla sostenibilità e redditività del processo produttivo.
Fausto Toni ha presentato BOVIFormer, la nuova linea di nutrizione animale studiata per bovini da carne di Progeo, una formulazione che è un vero e proprio cambio di paradigma per le materie prime oltre a dare garanzie in termini di sostenibilità ambientale.

La parola alle aziende Boccarone e Bencarni
Trattandosi della filiera delle carni bovine, dall’allevamento alla lavorazione delle carni, è stato dato spazio a due realtà d’eccellenza. Sul fronte zootecnico è stata data la parola ad Alberto Ronca dell’Azienda Agricola Boccarone, recentemente premiata con “Oscar Green Coldiretti” Lombardia con il progetto “La fattoria digitale tra Big Data e satelliti”. Per la parte di macellazione e lavorazione delle carni, Federica Banterle di Bencarni, ha ripercorso la storia e l’evoluzione di questa azienda leader in Italia nel settore delle carni bovine.

Coop Italia, il mutamento del contesto economico e gli impatti sulla filiera Claudio Mazzini, Coop Italia, Direzione Commerciale, responsabile settore Freschissimi
«La tenuta dei consumi post-Covid in Italia è stato un fenomeno abbastanza unico» ha ricordato all’inizio del proprio intervento Claudio Mazzini, responsabile Freschissimi di Coop Italia. «Tutti credevamo che questa fosse una tendenza e invece ciò non si è confermato, dato che i consumi del periodo Covid erano influenzati da limitazioni sociali.
Questi ultimi tre anni (due anni di Covid e un anno di conflitto Russia-Ucraina) hanno portato a cambiamenti nelle modalità di fare la spesa, ad un’accelerazione nei mutamenti di consumo che hanno poi avuto degli effetti diretti in tutte le filiere produttive, carne compresa».
Altri spunti di riflessione ripresi dal Rapporto Coop 2023 — accessibile su italiani.coop — sono stati i seguenti:
la crisi impatta in modo più che proporzionale sul ceto medio. Si sta ampliando la quota di popolazione che ha meno risorse da spendere e che cerca soluzioni più efficienti nel carrello. Per contro, c’è una quota più piccola che ha un aumentato potere di spesa. Ciò ovviamente impatta su tutte le grandi marche e su ciò che storicamente era alla base del consumo;
ambiente e sostenibilità non sono più solo parole. Il 2022 — con la crisi idrica che ci ha colpito — fa sì che il cambiamento climatico e le azioni che lo possono mitigare non siano più uno slogan;
abbiamo un problema: l’inflazione e la stagflazione (decrescita dei consumi in contemporanea all’impennata dei prezzi). In Coop Italia, causa vari fattori, il consumo di carne complessivo oscilla tra 7 e 8 punti percentuali. Da un lato abbiamo un’inflazione che ci obbliga a fare i conti con il portafoglio negli acquisti (inflazione alimentare) e dall’altra abbiamo un calo consequenziale dei volumi;
gli Italiani non arretrano sulla qualità dei cibi. Negli acquisti i consumatori cambiano strategia, sono più “ondivaghi”. In gergo questa si chiama “fedeltà poligama”: se prima i consumatori erano fedeli ad un’insegna e raramente uscivano da quella, ora fanno la spesa con il volantino sotto mano tra le offerte delle varie insegne. La competizione è aumentata;
gli Italiani diventano gli equilibristi del cibo. 9 su 10 Italiani, a causa del carovita cambieranno le proprie abitudini alimentari nei prossimi 6/12 mesi. Questo avrà un impatto forte sulle filiere produttive;
sostenibilità, non solo ambientale, anche economica. «Anche la sostenibilità economica va messa al centro del dibattito perché tutti quanti dobbiamo cercare di fare maggiore efficienza. Perché? Perché abbiamo un sistema produttivo molto frammentato, disaggregato e con costi strutturali più alti. Che fare allora? Occorre ridurre questo gap con agricolture caratterizzate da un sistema di efficienza maggiore, potenziando la stessa efficienza anche nella macellazione e nella lavorazione delle carni lungo la filiera. Dobbiamo fare un grande sforzo come filiera per essere più efficienti e dare risposte a chi determina poi il successo o l’insuccesso delle nostre iniziative».Lo schiacciamento delle vendite e dei margini ha impatti su tutti. «Dobbiamo trovare soluzioni condivise per uscire da questa crisi perché da solo non si salva nessuno».
Il Forum è proseguito con uno scambio di domande e risposte con il numeroso pubblico presente. Si è discusso di sostenibilità, di rincari, meat sounding, carne vegana e da laboratorio (con l’augurio che l’EU mantenga una posizione ferma contro la carne coltivata artificialmente), politiche europee confuse per il settore zootecnico. Al termine ci sono stati i saluti del presidente di Progeo, Graziano Salsi, che ha rinnovato l’augurio affinché tutti i componenti della filiera delle carni bovine siano sempre più efficienti e collaborativi tra loro. «Il momento è difficile per tutti tra l’inflazione, le speculazioni, le incognite sugli energetici». Serve coesione, confronto e scambio. Il Forum “Love Meat Tender” ne è un chiaro esempio.


Elena Benedetti



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