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Interviste

La Distribuzione Moderna di ieri, di oggi e di domani

of Dessì M. A.


Da poco più di un anno è lui il presidente di Federdistribuzione, un incarico conseguito dopo una lunga carriera nel settore dapprima nel Gruppo Lombardini, poi nel Gruppo Unicomm, Leader Price Italia, Despar e Sigma. Già direttore dell’Ufficio Studi e Relazioni di Filiera di Federdistribuzione, da maggio 2021 a giugno 2023 Carlo Alberto Buttarelli ha ricoperto anche la carica di Consigliere Delegato di ADM – Associazione Distribuzione Moderna, di cui è attualmente membro del comitato esecutivo.

Dottor Buttarelli, consumatori e produttori sono spesso convinti che tra le imprese della DM vada sempre tutto bene, che le grandi insegne non solo non affrontino mai momenti di difficoltà, ma che possano sempre fare la voce grossa, tanto con i clienti, quanto con i fornitori. È davvero così?

«Le insegne della DM sono imprese che operano in un mercato molto competitivo, relazionandosi a monte coi propri fornitori e, a valle, con milioni di clienti e di cittadini. Sono imprese molto radicate nei territori e hanno un ruolo spesso determinante nelle economie locali, generando occupazione e sbocco per tante produzioni del territorio.
Oggi l’80% dei prodotti alimentari che entra nelle famiglie transita nei punti di vendita della DM. Questo fatto comporta una grande responsabilità, di cui la DM è profondamente consapevole, avendo oggi non solo un ruolo economico, ma anche sociale.
Le sfide sono molte e vanno dall’evoluzione tecnologica alla digitalizzazione, dalla sostenibilità alla questione ambientale al grande tema delle nuove competenze. Il lavoro nel nostro settore risulta oggi poco attrattivo per le giovani generazioni: è visto come impegnativo, con turni di lavoro in giorni e orari non canonici ed è una sfida per le nostre imprese raccontare invece quante opportunità professionali e di carriera possa offrire. Vi è poi una crescente carenza di personale specializzato per i reparti deperibili: a questo proposito le imprese hanno da tempo attivato percorsi di formazione con vere e proprie “scuole di mestiere”.
Ci sono due momenti storici in cui la DM ha dimostrato in maniera evidente il suo ruolo sociale: in occasione della pandemia non abbiamo fatto mancare nessun prodotto dagli scaffali e abbiamo garantito presenza, lavoro ed efficienza anche nei momenti più drammatici, pur avendo problemi di ogni genere e con i collaboratori che vivevano le stesse paure e le stesse difficoltà di tutti i cittadini. Poi ci siamo assunti un ruolo di ammortizzatori sociali quando, all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina, c’è stata un’impennata dei prezzi dell’energia elettrica e un’inflazione senza precedenti negli ultimi 35 anni. In un momento così difficile ci siamo sforzati di rallentare il trasferimento degli aumenti alle famiglie. Abbiamo attenuato, investendo margine commerciale, la pressione su portafogli già in difficoltà».

In quella fase, però, anche le imprese fornitrici hanno avuto un loro ruolo importante, anche se non era evidente agli occhi dei non addetti ai lavori.
«È vero che alcuni fornitori hanno rimandato gli aumenti di listino, condividendo un senso di responsabilità verso le famiglie. C’è stata in quel caso una valida collaborazione ma gli aumenti sono stati significativi, talvolta giustificati, talvolta meno. La DM ha cercato però in ogni modo di tenere un livello dei prezzi, che consentisse, nei limiti del possibile, di sostenere famiglie e consumi, nonostante abbia sopportato i forti aumenti dei costi di energia e dei prodotti».

Come è cambiata la GDO negli ultimi trent’anni? Un tempo si diceva che le grandi insegne schiacciassero i piccoli fornitori: è ancora così? O sono i produttori poco organizzati?
«La Distribuzione Moderna è da sempre vittima di stereotipi difficili da scardinare. Siamo abituati a ricevere critiche, spesso eccessive e ingiuste e oggi certamente non aderenti alla realtà. GDO e DO sono classificazioni che con le evoluzioni degli ultimi 30 anni sono ampiamente superate, non a caso oggi definiamo il settore come Distribuzione Moderna. In questo periodo si è verificata una concentrazione di imprese, seppur molto lontana da quella del resto dei Paesi occidentali.
Le nostre insegne hanno una forte presenza e una forte connotazione regionale e sono strettamente legate al territorio, di cui vivono pienamente le dinamiche interne. La vicinanza al territorio si traduce anche in approvvigionamenti regionali e a stretti rapporti con fornitori locali, con i quali le relazioni non sono di mera fornitura, ma di vera e propria partnership. In questo modo si sostiene l’economia del territorio e i rapporti di filiera diventano solide cooperazioni a vantaggio di tutti».

Cosa differenzia la Distribuzione Moderna italiana da quella degli altri Paesi Occidentali?
«Rispetto a Paesi quali Francia e Germania, dove la concentrazione della DM è molto elevata, caratterizzata da Gruppi multinazionali, in Italia le imprese sono prevalentemente di carattere regionale o multiregionale. Il consumatore italiano tendenzialmente chiede prodotti tipici e tradizionali e preferisce risposte locali. Per questo è necessaria una conoscenza dei territori, che le nostre imprese, per le loro caratteristiche di radicamento, sono in grado di valorizzare.
Imprese multinazionali hanno difficoltà a rispondere adeguatamente a queste esigenze e quindi, spesso, hanno avuto difficoltà nella loro strategia di sviluppo. Il prodotto tipico in Italia viene valorizzato anche con la marca del distributore, in questo caso di frequente il produttore locale riesce ad essere distribuito anche su mercati dove non avrebbe altrimenti avuto accesso. Si crea quindi una collaborazione che consente di far crescere tutta la filiera e che si costruisce con il tempo su basi molto solide non solo con contratti di fornitura che regolano i prezzi, ma, soprattutto, con aspetti preziosi del rapporto come la qualità del prodotto, i livelli di servizio, l’efficienza e l’affidabilità del fornitore, tutti elementi che contribuiscono a cementare la relazione».

Come vede il rapporto tra GDO e piccole imprese fornitrici? C’è effettivamente una sproporzione nei poteri contrattuali di questi due soggetti?

«La convinzione che ci sia una sproporzione tra le imprese fornitrici e le insegne della DM è di fatto un retaggio del passato. Oggi esistono dei provvedimenti legislativi che limitano molto un eventuale sbilanciamento nei poteri di forza e inoltre molte insegne si sono date delle regole deontologiche. Le imprese associate a Federdistribuzione hanno un approccio etico sia confronti delle imprese fornitrici, che del consumatore. Molto prima dell’entrata in vigore delle norme a contrasto delle pratiche sleali Federdistribuzione ha stilato e sottoscritto un protocollo che vieta certi comportamenti, in primis pratiche discutibili, come quelle delle aste al doppio ribasso. Cerchiamo di avviare relazioni durature anche con i fornitori e, perché lo siano, non possono che essere di soddisfazione per entrambe le parti. Tuttavia, le imprese della produzione primaria italiane hanno un limite — che si ripercuote spesso anche nei rapporti col settore della trasformazione, più che con la Distribuzione Moderna — che è quello della frammentazione e delle dimensioni modeste e, di conseguenza, della scarsa resilienza.
Di sicuro un percorso di aggregazione tra le imprese faciliterebbe anche il rapporto con la DM e semplificherebbe anche le relazioni con gli operatori del retail. Le imprese della produzione primaria vivono queste problematiche da tempo e non si fa abbastanza per affrontarle preferendo spesso attribuire le responsabilità alla DM, in maniera semplicistica, oltre che ingiusta».

Il prodotto locale o, perlomeno, regionale o nazionale è sempre più richiesto dal consumatore. L’interesse delle grandi insegne nei confronti delle imprese più piccole e a connotazione locale è dovuto a questo?

«Il consumatore è sempre più interessato a qualità, localismo e impatto ambientale delle produzioni e le imprese del territorio rispondono meglio a questa richiesta. Valorizzando l’offerta con prodotti locali i punti di vendita si possono distinguere e presentare un’offerta differenziata».

Come vede il futuro a breve/medio termine della DM in Italia? Ci sarà un’espansione in altri ambiti della nostra quotidianità?

«Lo sviluppo della DM, ormai da tempo, si è indirizzato verso la prossimità. Stiamo registrando un invecchiamento della popolazione e sarà sempre più difficile per una certa fascia di utenza raggiungere le grandi superfici di vendita. Pertanto, la previsione è quella di spazi meno ampi ma più vicini, capaci di offrire sempre più servizi e non solo prodotti. In tutto questo avrà un ruolo determinante lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, destinata ad entrare in maniera sempre più prepotente nelle nostre vite. Non esiste più il consumatore per come l’abbiamo visto sinora, esistono solo le persone che chiedono risposte individuali. Lo sforzo che faremo nei prossimi anni è quello di personalizzare le risposte alla nostra clientela, con tutto ciò che questo comporta in termini di impegno e di lavoro.
Continueremo a svolgere a pieno quel ruolo di cui abbiamo parlato, di soggetto sociale, oltre che economico».


Maria Antonietta Dessì



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