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Filiera carni

Dalla Sardegna all’Appennino romagnolo

of Meroni E.


Quando la selezione genetica incontra la cultura pastorale

Ci sono aziende che nascono da un investimento, altre da un’intuizione. E poi ci sono quelle che nascono da un viaggio. Quello compiuto nel 1969 da Daga Antioco, pastore sardo emigrato in Romagna con 100 pecore, la famiglia e una conoscenza antica del mestiere. Oggi la Società Agricola Mezza Cà, nel Forlivese, è una realtà zootecnica articolata che unisce allevamento ovino e bovino, selezione genetica della razza Romagnola, pascolo appenninico e trasformazione lattiero-casearia aziendale. Ma soprattutto resta un’azienda dove la parola “famiglia” ha ancora un peso specifico importante. «Mio suocero arrivò qui dalla Sardegna con il gregge e tanta voglia di lavorare» racconta Miriam Tagliaferri. «All’inizio c’erano solo pecore. Si producevano formaggio, ricotta, foraggi, grano e orzo. Poi i figli hanno deciso di ampliare l’attività».


La svolta bovina: la scelta della Romagnola

Il passaggio decisivo arriva nel 2001. I terreni aziendali, collinari e scoscesi, risultavano poco pratici per la gestione esclusiva dell’ovino. Da qui la decisione di inserire bovini da carne, scegliendo una razza fortemente identitaria per il territorio: la Romagnola. «Avevamo prati difficili, pendenti, scomodi per le pecore. I bovini, invece, riuscivano a valorizzarli meglio». L’azienda acquisisce così una piccola stalla confinante con una trentina di capi. Non animali eccezionali, anzi. Ma proprio da lì nasce il lavoro di selezione. «Abbiamo venduto il vecchio toro e inserito riproduttori di alta genetica. Piano piano abbiamo costruito una mandria sana e selezionata». Una scelta che oggi appare vincente. Attualmente la mandria conta circa 100 bovini, quasi tutti di razza Romagnola, con qualche soggetto Chianino. Tutti i foraggi sono autoprodotti, elemento sempre più strategico in termini economici e gestionali.


Primula, la manza che cambiò la storia

Come spesso accade negli allevamenti di selezione, ci sono animali che segnano un prima e un dopo. Alla Mezza Cà quel nome è ancora ricordato con affetto: Primula. Nel 2006 questa manza Romagnola conquistò premi e riconoscimenti nelle fiere di settore, aprendo nuove prospettive commerciali all’azienda. «Primula ci ha fatto vincere diverse fiere. È stato il momento in cui abbiamo capito che potevamo puntare seriamente sulla genetica».

Da allora la vendita dei ristalli è diventata una componente importante dell’attività. I vitelli migliori vengono destinati alla selezione o ceduti ad altri allevatori a circa 7-8 mesi di età. I soggetti più promettenti vengono inviati al Centro genetico ANABIC di Perugia, dove affrontano controlli morfologici e genetici rigorosi. «Solo gli animali perfetti proseguono il percorso. Vengono accresciuti e successivamente battuti all’asta per migliorare la genetica della razza» puntualizza Miriam. Per la rimonta femminile l’azienda trattiene alcune manze, mentre per i tori si affida quasi esclusivamente ai centri genetici specializzati. In azienda viene praticata anche la fecondazione artificiale, gestita direttamente.


Pascolo, lupi e vacche “storiche”

L’organizzazione del pascolo segue ancora ritmi quasi tradizionali. Le vacche adulte “storiche” trascorrono l’estate al Corniolo, sull’Appennino, da metà maggio fino a novembre. «Lì trovano un pascolo bellissimo. Nonostante abbiamo molta terra, non basta per tutti i bovini» prosegue Miriam Tagliaferri. Le manze, i vitelli e le vacche prossime al parto restano invece più vicini all’azienda, anche per ragioni di sicurezza. Perché oggi il pascolo appenninico deve fare i conti con una presenza sempre più concreta: il lupo. «Qualche mese fa mi ha portato via un vitello. Quando le vacche stanno per partorire preferiamo riportarle in stalla».


Addomesticare le campionesse

Dietro ai successi fieristici, però, non c’è solo genetica. C’è anche relazione uomo-animale. «Quando partecipavamo alle fiere ho dovuto addomesticare le vacche. È stato difficile, ma bellissimo. Con loro si crea davvero un rapporto» dice Miriam. Un aspetto che molti allevatori conoscono bene: gli animali da esposizione richiedono tempo, pazienza e presenza costante. «Bisogna starci insieme. Solo così si fidano». Una frase semplice, ma che racconta molto di un certo modo di fare allevamento.


500 pecore e il sapere caseario sardo

Parallelamente ai bovini, Mezza Cà continua a mantenere forte la propria anima ovina. Oggi il gregge conta circa 500 capi, destinati ai pascoli migliori dell’azienda. La mungitura viene effettuata due volte al giorno fino ai primi di luglio, periodo in cui si passa alla mungitura unica prima dell’asciutta. Di notte gli animali restano all’aperto, sorvegliati da una decina di cani da guardiania contro i predatori. Dal latte — circa 200-250 litri al giorno — nascono pecorino e ricotta prodotti esclusivamente in azienda. «Utilizziamo ancora la tradizione casearia sarda, adattandola però alle richieste del mercato emiliano». La lavorazione avviene a latte crudo, scelta che consente di mantenere maggiore complessità aromatica e identità territoriale nei formaggi. La vendita è principalmente locale: negozi della provincia di Forlì e spaccio aziendale.


Un allevamento che racconta due terre

La Società Agricola Mezza Cà rappresenta bene quella zootecnia italiana fatta di contaminazioni positive: radici sarde, razza Romagnola, pascoli appenninici e cultura del latte crudo. Un modello in cui innovazione genetica e tradizione convivono senza bisogno di slogan. Perché, in fondo, tra pecore, vacche e montagne, certe aziende continuano a crescere allo stesso modo in cui sono nate: lavorando ogni giorno.

Edoardo Meroni


Società Agricola Mezza Cà di Daga

Via Monte Forcella 45

47017 Rocca San Casciano (FC)

FB: MezzaCadiDaga


Nota

Photo © facebook.com/MezzaCadiDaga.



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