«La filiera italiana delle carni è un asset strategico dell’economia nazionale: merita attenzione, ascolto e politiche industriali coerenti». È il messaggio che sintetizza quanto emerso dai lavori dell’assemblea generale UNICEB 2026, svoltasi lo scorso 23 giugno a Roma in un’affollata sala dell’Anantara Palazzo Naiadi Hotel, e che il presidente Carlo Siciliani ha rilanciato con forza davanti ad imprese, istituzioni e mondo scientifico. Moderata da Francesco Giorgino, noto giornalista televisivo e docente di marketing e comunicazione alla Luiss, l’assemblea ha raggiunto quest’anno la 57a edizione ed è stata preceduta da un’assemblea interna riservata agli associati che ha visto la rielezione del presidente Siciliani e la nomina della nuova governance del consiglio direttivo. L’assemblea pubblica è stata come di consueto un importante momento di confronto e analisi del comparto, attraverso un parterre di relatori che hanno presentato dati e trend di settore fondamentali per comprendere al meglio l’evoluzione della filiera tra instabilità geopolitiche, inflazionistiche e di mercato.
Carlo Siciliani, presidente UNICEB: coesi e uniti per il “Sistema Italia”
Nel suo speech di benvenuto ai partecipanti e di apertura ufficiale dell’assemblea, Carlo Siciliani ha sottolineato che oggigiorno per le aziende l’incertezza non è più una parentesi. «È diventata la nostra nuova normalità. Viviamo in un mondo dove le tensioni geopolitiche cambiano le rotte commerciali, dove i costi delle materie prime oscillano in continuazione e l’inflazione pesa sulle imprese. E dove il clima colpisce direttamente gli allevamenti. In questo scenario, programmare il futuro è difficile. Ma non impossibile!» ha sottolineato il rieletto presidente UNICEB. «Perché la nostra filiera è viva e forte ed è un pilastro dell’agroalimentare italiano. Il nostro primo obiettivo deve essere chiaro: difendere e valorizzare la nostra identità. L’Italia non può competere solo sul prezzo o sui grandi volumi. Non è la nostra storia e non è il nostro modello». Carlo Siciliani ha rimarcato quanto in Italia la qualità sia la vera forza del comparto agroalimentare, che ha alla base standard di eccellenza nella sicurezza alimentare, nel benessere animale e nella tracciabilità. «Abbiamo ridotto le emissioni, migliorato l’efficienza idrica e investito nell’economia circolare» ha ricordato Siciliani, precisando però che «tutto questo ha un costo». Nel concludere il suo discorso, il presidente, rivolgendosi ad allevatori, trasformatori, importatori e distributori di carne, ha rinnovato l’auspicio di unire le forze e di fare il “Sistema Italia”.
Clara Fossato, segretario generale UNICEB: il comparto agroalimentare è un asset strategico
«È facile dire che siamo il Paese dove si mangia meglio al mondo. È meno facile ricordare che, per alcuni, gli allevatori “inquinano più delle automobili”. O che i macellatori vengono spesso fatti oggetto di campagne ideologiche e distorsive» ha sottolineato Clara Fossato, segretario generale UNICEB, prendendo la parola. «E allora partiamo da un punto essenziale: il comparto agroalimentare deve essere riconosciuto come strategico. La filiera zootecnica rappresenta quasi il 9% del PIL nazionale, genera oltre 180 miliardi di euro di fatturato, e — come vedremo anche dai dati ISPRA — ha intrapreso un percorso virtuoso di riduzione dell’impatto ambientale».
E questo non è tutto! «La filiera zootecnica è già diventata un asset strategico per la produzione di energie rinnovabili e un attore protagonista della transizione ecologica. «Siamo stanchi di sentirci dire che siamo “la prima industria manifatturiera d’Europa” solo quando fa comodo. Gli asset strategici vanno trattati come tali. E ciò che chiediamo oggi non sono sussidi temporanei. Chiediamo un vero piano di politica agroindustriale che riconosca l’agricoltura e l’agroalimentare come elementi di sicurezza nazionale. Perché il cibo è energia. Energia per la progettualità per la difesa per lo sviluppo e per la transizione».
C’è poi un secondo tema che non è possibile ignorare: la globalizzazione ha mostrato tutti i suoi limiti. Invece di mercati aperti e competitivi, ci troviamo spesso vittime «di regimi di oligopolio che dettano regole e prezzi insostenibili. Lo vediamo sulle materie prime, sull’energia, sulla volatilità dei mercati internazionali. Per questo dobbiamo renderci più autonomi dal punto di vista alimentare. Non per chiuderci, ma per proteggerci. Non per isolarci, ma per competere. E arriviamo a un punto decisivo: senza innovazione non c’è futuro. Solo investendo in ricerca, innovazione e nuove tecnologie possiamo garantire competitività alle nostre imprese. Esistono sistemi agricoli virtuosi che utilizzano meno acqua e meno suolo. Esistono modelli di economia circolare che trasformano sottoprodotti e deiezioni in fertilizzanti naturali. La nostra filiera sta già facendo la sua parte. Ma per compiere un salto di qualità serve un sistema che non ostacoli l’innovazione, ma la accompagni».
Dopo aver approfondito altri temi come quello energetico e dell’export, Clara Fossato ha centrato l’obiettivo sottolineando un punto centrale, quello reputazionale. «Il nostro settore negli ultimi anni ha fatto investimenti enormi: in benessere animale, in sostenibilità, in economia circolare, in efficientamento energetico, in riduzione dell’impatto ambientale. Abbiamo aziende che producono energia rinnovabile. Sistemi di allevamento controllati, certificati, trasparenti. Filiere che recuperano, riutilizzano, trasformano. Abbiamo investito in tecnologie, in qualità, in formazione. Eppure… tutto questo non arriva all’opinione pubblica. La narrazione dominante è un’altra: che alleviamo male, che inquiniamo, che la carne fa male, che siamo un settore del passato. E allora dobbiamo dirlo con chiarezza: non basta fare bene. Bisogna farlo sapere! Dobbiamo costruire un racconto nuovo, fondato sui fatti, sui dati, sulla trasparenza. Un racconto che parli alle persone, non solo agli addetti ai lavori. Un racconto che mostri ciò che siamo diventati, non ciò che eravamo. In questo scenario globale così complesso, una cosa deve essere chiara a tutti: la filiera delle carni non chiede protezione. Chiede riconoscimento. Non chiede assistenza. Chiede visione. Non chiede scorciatoie. Chiede di essere messa nelle condizioni di competere. Siamo un settore strategico. Che garantisce sicurezza alimentare, occupazione, presidio del territorio, export, innovazione, energia. Siamo una parte essenziale dell’identità economica e culturale del Paese. L’Italia ha bisogno di una filiera delle carni forte, moderna, competitiva, rispettata. Noi siamo pronti a fare la nostra parte. A innovare, a investire, a migliorare, a ridurre l’impatto ambientale, a competere sui mercati. Ma per farlo abbiamo bisogno di un Paese che creda davvero in noi. Di politiche che guardino lontano. Di un’Europa che non penalizzi chi produce, ma valorizzi chi garantisce qualità, tracciabilità e sostenibilità. Se sapremo costruire insieme questa visione, allora sì che potremo affrontare l’incertezza non come una minaccia, ma come una sfida».
Francesco Giorgino, incertezze e futuro: riflessioni sulla post modernità nei sistemi produttivi
Riagganciandosi proprio al tema della comunicazione, la parola è passata a Francesco Giorgino, il quale, oltre a moderare l’assemblea e i vari interventi della mattinata, forte della propria esperienza sul fronte dei media e della sua docenza accademica in Luiss School of Government (SoG) di Roma, ha centrato quattro punti: incertezza, futuro, sostenibilità e globalizzazione. «I sociologi definiscono il contesto attuale post modernità. Il primo a farlo è stato il francese Jean François Lyotard, che ha fissato alcuni elementi fondanti e caratterizzanti questo contesto. Il prefisso “post”, infatti, non significa affatto che non c’è più modernità: al contrario, c’è una modernità che si è spinta su traiettorie, su direttrici talmente avanzate da mettere in discussione i punti fermi attraverso i quali erano stati costruiti gli equilibri all’interno anche dei sistemi produttivi oltre che dei sistemi economici» ha spiegato alla platea Francesco Giorgino.
Ersilia Di Tullio, Nomisma: dinamiche economiche del reparto delle carni bovine e Suine in Italia
Ersilia Di Tullio, Head of Strategic Advisory di Nomisma, ha presentato numeri aggiornati sui comparti delle carni bovine e suine, «due settori produttivi sicuramente significativi per l’agroalimentare nazionale. Il comparto delle carni è un settore che esprime in termini economici quote importanti dell’agroalimentare nazionale. Partendo dalla fase agricola, in termini complessivi, in valore agricolo generato si avvicina ai 14 miliardi di euro, circa il 19% del totale della produzione agricola nazionale. SI tratta pertanto di un settore importante, di quasi un quinto del valore della produzione generata, con una quota ovviamente rilevante delle filiere suinicola e avicola». Sul fronte dei consumi di generi alimentari, Di Tullio ha sottolineato che «le carni rappresentano quasi 1/4 della produzione del valore dei consumi a livello nazionale. Ciò significa che oltre 40 miliardi di euro vengono spesi dagli Italiani per l’acquisto di carni».
Tra i trend emersi dall’analisi Nomisma ricordiamo:
Luca De Carlo, presidente della Commissione Agricoltura del Senato: l’attenzione della politica
Presente ai lavori assembleari anche il presidente della Commissione Agricoltura del Senato, senatore Luca De Carlo, che ha seguito con attenzione i lavori e i suggerimenti avanzati dalle imprese e dagli esperti presenti. Un segnale di attenzione politica verso una filiera che chiede stabilità normativa, competitività e una visione industriale di lungo periodo. Il senatore De Carlo ha rimarcato l’impegno della filiera nel perseguire obiettivi di competitività sui mercati internazionali e il suo ruolo di asset strategico per il Paese, determinante in termini di sicurezza alimentare, presidio dei territori e transizione economica.
Luigi Ricci, capo Dipartimento Monitoraggio e tutela ambiente ISPRA: il sostegno del comparto zootecnico nazionale sul fronte ambientale
Quanto pesa il comparto agrizootecnico nelle emissioni di gas? Quanto inquina il mondo agrizootecnico italiano? A queste domande ha dato risposta il capo Dipartimento Monitoraggio e tutela ambiente di ISPRA Luigi Ricci. «Il comparto agrizootecnico inquina soltanto per il 7,7% del totale nazionale (dati 2024), contro un 31% dei trasporti, un 18% del riscaldamento, un ulteriore 18% dell’industria e delle centrali elettriche/raffinerie».
Dal 1990 al 2024 il settore agricoltura ha inoltre registrato un progressivo calo delle emissioni complessive di gas serra pari a –22,3%. «Calo dovuto principalmente alla riduzione del numero dei capi, alla riduzione dell’uso dei fertilizzanti sintetici, ai cambiamenti nei metodi di gestione delle deiezioni e, infine, all’andamento delle superfici e produzioni agricole».
E per quanto riguarda il ruolo dell’agricoltura nella produzione di energia? «La produzione di elettricità e calore da deiezioni animali e attività agricole e forestali è passata da meno del 12% del totale prodotto da biogas nel 2007 all’83% nel 2024. In più, negli ultimi anni, a partire dal 2017, si è registrata anche la produzione di biometano immesso in rete» ha sottolineato Ricci. «Nel 2024 il biometano rappresentava il 15% del totale del biogas prodotto dall’agricoltura, ma la percentuale è destinata a crescere nei prossimi anni se adeguatamente sostenuta».
Tavola rotonda
A completare i lavori dell’assemblea generale UNICEB, si è svolta una tavola rotonda moderata da Francesco Giorgino, che ha coinvolto alcuni tra i principali attori istituzionali e tecnici del settore, come Luigi Ricci (ISPRA), Nicola Santini, direttore dell’Ufficio Igiene e Sicurezza degli Alimenti destinati all’Esportazione del Ministero della Salute, e Davide Valenzano, direttore Regolatorio e Mercati del GSE (Gestore dei Servizi Energetici). In qualità di docente di comunicazione, Giorgino ha evidenziato come il valore reale, solido e strategico della filiera delle carni sia oggi significativamente superiore al valore percepito nell’opinione pubblica, sottolineando la necessità di colmare questo divario attraverso una comunicazione più efficace, trasparente e basata su evidenze. UNICEB, da parte sua, continuerà a lavorare per rafforzare la competitività, promuovere innovazione e sostenibilità e rappresentare con forza le esigenze di una filiera che contribuisce in modo determinante alla crescita del Paese. In questo quadro, l’organizzazione ha sottolineato anche il ruolo del Ministero della Salute, che negli ultimi anni ha contribuito in modo determinante ai processi di apertura di nuovi mercati attraverso attività tecnico‑sanitarie, missioni ispettive e negoziazioni bilaterali. Un lavoro che rappresenta un tassello essenziale per ampliare le opportunità di export delle produzioni italiane, soprattutto in aree ad alto potenziale di crescita. L’assemblea ha registrato una partecipazione istituzionale di altissimo profilo, confermando il ruolo di UNICEB come interlocutore autorevole e punto di riferimento nazionale per il settore. Tra i presenti si segnalano: la senatrice Maria Nocco, l’onorevole Carlo Fidanza, eurodeputato; Massimo Zanin, presidente ASSALZOO; Luca Papa, vicepresidente ASSOGRASSI; Cristiano Fini, presidente CIA – Agricoltori Italiani; Sandro Gambuzza, vicepresidente Confagricoltura; Donatella Prampolini Manzini, vicepresidente Confcommercio; Tommaso Battista, presidente COPAGRI; Pierluigi Di Palma, presidente ENAC; Livio Proietti, presidente Ismea, insieme al direttore generale Sergio Marchi. Per il Ministero della Salute sono intervenuti Ugo Della Marta, direttore generale per l’Igiene e la Sicurezza degli alimenti e la nutrizione, e Giovanni Filippini, direttore generale della Sanità animale. Per il MASAF ha partecipato Elena Iacovoni, direttore generale per la Promozione della qualità agroalimentare.
A conclusione dei lavori, il segretario generale di UNICEB, Clara Fossato, ha ripreso il tema della comunicazione. «I dati analizzati oggi testimoniano il grande lavoro fatto dalla filiera delle carni anche in materia di innovazione energetica e di investimenti. Se uniti sapremo far conoscere meglio la nostra filiera, con l’onestà e la passione che ci caratterizzano, riusciremo ad invertire quella narrazione che per troppo tempo ci ha resi poco popolari e sapremo finalmente dare il giusto valore che un prodotto unico come la carne merita per la nostra salute e per la nostra economia».
>> Link: Uniceb.it
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57a assemblea generale UNICEB: Carlo Siciliani confermato alla presidenza e governance rinnovata L’assemblea generale di UNICEB ha confermato alla presidenza Carlo Siciliani, titolare dell’azienda associata Siciliani Spa. Il nuovo consiglio direttivo per il biennio 2026/2028 è così composto: Guido Balestrero (Agroeuropa Spa), Alberto Bellegotti (Giuseppe Citterio Spa), Giuseppe Beretta (Salumificio F.lli Beretta Spa), Fabio Bervini (BP Food 1950 Srl), Matteo Boso (Soc. Agr. Vio Antonio & C. S.S.), Anna De Dominicis (Cesare Fiorucci Spa), Giuseppe Faccia (Faccia F.lli Srl), Fulvio Fortunati (In.Con.Tra. Srl), Antonella Gerini (Salumificio Gerini Spa), Lorenzo Levoni (Alcar Uno Spa), Valentina Olivieri (Olivieri Spa), Matteo Pilotto (Ca.Pi. Srl), Floriano Pizzolo (Agrifap Srl), Francesco Ruffini (Ruf-Carni Spa), Fabrizio Rusconi (Bolton Alimentari Spa), Ugo Sassi (Sassi Spa), Gianluca Vercelli (Alcal Soc. Agr. – S.S.), Carlo Vicentini (Vicentini Carni Spa). Il presidente ha espresso soddisfazione per questa riconferma che dà nuova energia per proseguire il lavoro indirizzato, sempre più, alla ricerca di sinergie per un compattamento del settore al fine di far confluire in un fronte unico il messaggio che più di ogni altro, in questa fase socio-economica è il più sentito di tutti: il mondo della carne vuole comunicare il proprio ruolo di centralità nell’ambito del mondo agroalimentare ed ha bisogno di tutele per permettere agli imprenditori di continuare ad investire per raggiungere i traguardi di transizione ambientale, sociale e soprattutto economica che si potranno tradurre naturalmente in qualità del prodotto. |
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Agroalimentare e carni: focus sull’export Nel suo intervento Clara Fossato ha sottolineato un punto strategico, l’export, il cui potenziale è enorme e i numeri lo dimostrano. «Nel 2025 l’agroalimentare italiano ha raggiunto i 72,5 miliardi di euro di export, crescendo del 5% in un solo anno, più dell’export nazionale complessivo. Un bene su dieci esportato dall’Italia appartiene alla nostra filiera. Dentro questo risultato, il comparto delle carni cresce del 10,4%, confermandosi uno dei segmenti più dinamici sui mercati internazionali. Tra il 2019 e il 2025 l’export agroalimentare è cresciuto ad un ritmo dell’8,1% annuo, molto più del resto dell’economia». Fossato ha sottolineato la centralità dei mercati europei come destinazione del prodotto Italia: Germania +7,2%; Francia +6,1%; Spagna +13%. «Ma le opportunità più grandi arrivano dai mercati emergenti. La Turchia, ad esempio, cresce del +14%. Il Marocco vola a +71%. E l’Asia, entro il 2034, concentrerà quasi 1/3 della nuova domanda globale di alimenti. Questi numeri ci dicono una cosa semplice: senza export il sistema non regge. Con regole chiare e una strategia Paese, possiamo crescere molto più di così. Le nostre imprese hanno un know‑how che pochi Paesi al mondo possono vantare. Vogliamo metterlo a disposizione delle istituzioni e degli organismi di vigilanza per migliorare l’export. Serve una task force che aiuti a sviluppare nuovi mercati, individuare quelli emergenti e siglare accordi politici che aprano le porte alle nostre eccellenze. Il Ministero della Salute ha istituito un ufficio export ma questo ufficio deve essere potenziato, adeguatamente finanziato per poter dar modo allo stesso di creare azioni e mettere in atto relazioni per ampliare il più possibile la lista di Paesi in cui i nostri prodotti possono arrivare, con una forte autonomia. Perché non dimentichiamolo: molte delle barriere al commercio internazionale viaggiano sotto l’etichetta di barriere sanitarie». |
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Dal valore reale al valore percepito: la lezione di Francesco Giorgino
Francesco Giorgino ha evidenziato come nel corso dell’assemblea siano emersi dati molto positivi sui due fronti — economico e ambientale — della filiera delle carni. Dati verificati, estremamente chiari che danno valore all’economia e che raccontano di un comparto che sa innovare nel contesto globale. «Il problema è che a questo valore reale non corrisponde un valore percepito, cioè un valore misurabile attraverso degli indicatori in grado di restituire esattamente il posizionamento del settore dal punto di vista della percezione dell’opinione pubblica» ha sottolineato Giorgino. «Ricordiamoci che ci sono tre dimensioni: la realtà così come è, la realtà così come viene rappresentata e la realtà come viene percepita. Quando il valore reale è superiore al valore percepito, abbiamo due strade per colmare questo deficit di comunicazione. La prima consiste in un intervento di tipo quantitativo, ovvero aumentare il flusso della comunicazione verso l’esterno. La seconda strategia è un intervento di tipo più qualitativo. La battaglia dell’allineamento del valore percepito al valore reale la potete vincere solo se la fate tutti insieme, cioè mettendo a fattor comune il valore percepito e reputazionale dei vostri singoli brand. E dentro la vostra organizzazione ci sono anche dei brand importanti, che hanno una dimestichezza maggiore rispetto alle piccole realtà nell’uso delle leve della corporate communication a fini di marketing, perché hanno un posizionamento molto forte nel mercato. Per posizionamento intendo la capacità di creazione di un vincolo automatico tra la domanda del consumatore, il suo bisogno e le caratteristiche del brand». Giorgino sostiene che sempre di più le aziende tendono a comunicare più il brand del prodotto. «Oggi è indispensabile che la comunicazione del prodotto, a maggior ragione se il prodotto è di qualità, venga accompagnata da una comunicazione differente, il che vuol dire comunicare i valori di quella marca. E i valori di quella marca sono quelli che questa mattina avete celebrato tutti voi con i vostri interventi e che sono stati suffragati dai numeri. Ripartendo da questa unione, comunicazione di brand e comunicazione di prodotto, è molto più possibile riuscire in tempi stretti ad allineare il valore percepito al valore reale». |
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