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Prodotti tipici

Aperitivo con le cialde abruzzesi

of Borghi G.


Olio d’oliva, vino bianco, farina, sale: sono pochi e semplicissimi gli ingredienti per la preparazione di queste cialde salate eppure… Eppure, ne mangi una e il pacchetto si svuota davanti ai tuoi occhi in un battibaleno. Quelle che vedete in foto le produce, insieme a tantissimi dolci e prodotti da forno tipici abruzzesi, vastesi per l’esattezza, una storica bottega dolciaria proprio di Vasto, Lu Furnarille, letteralmente “piccolo forno” nel dialetto locale, i cui titolari proseguono in famiglia (quinta generazione), e nello stesso luogo dove era stata fondata nel 1925, l’attività di Giovanni Del Fra’.

Nel negozio e laboratorio sito in una delle stradine del centro storico di Vasto si può acquistare o anche degustare in loco tutta la più classica pasticceria locale, i caggionetti ai ceci, i bocconotti, i tarallucci al vino, i mostaccioli, il Pan dolce aragonese, persino una ventricina di cioccolato, ma, soprattutto, le catarrette.

Chiamate in tanti modi differenti secondo i luoghi di produzione — pizzelle, ferratelle, cancellate, neole, nevole, queste ultime, esclusive dell’Ortonese, vengono preparate con aggiunta di mosto cotto nell‘impasto e si mangiano con la scrucchiata, confettura di uva — sono diffuse in tutto l’Abruzzo fino al Molise.

In sostanza, le catarrette sono cialde friabili e croccanti, o anche più alte e morbide, cotte con un apposito “ferro” (lu ferre). Il ferro a pressa, che si presenta leggermente incavato e segnato all’interno da piccoli quadretti o rombi, dà al prodotto la caratteristica forma che può essere quadrata, tondeggiante o a ventaglio (a cuore), con forgiatura a rilievo, quadretti, righe o rombi, appunto. “Al centro del ferro, precedentemente oliato e riscaldato sulla fiamma del camino, sul gas o elettricamente, si versa un cucchiaio dell’impasto; poi si richiude il ferro e lo si mette sulla fiamma, avendo cura di girarlo sull’altro lato a metà cottura” raccontano i gestori de Lu Furnarille. “Quando l’impasto raggiunge una bella colorazione oro può ritenersi cotto e quindi, con l’aiuto di una forchetta, si stacca facilmente dal ferro e si pone in un vassoio a raffreddare. Molto importante è stabilire, in funzione del tipo di ferro e dell’intensità della fiamma, i tempi di cottura ottimali. A tal proposito, la tradizione stima la giusta durata nel lasso di tempo necessario per recitare un’Ave Maria da un lato e un Padre Nostro dall’altro lato”. Nascono come dolci matrimoniali, preparati e offerti a tutti gli invitati che per l’occasione si recavano a visitare la dote esposta dalla sposa. La preparazione si è estesa successivamente a tutte le feste sia di carattere religioso che civile. Anche la versione salata di questi classici dolci abruzzesi si prepara con il ferro, capace di abbellire le cialde con motivi che ricordano un ricamo e renderle bellissime, oltre che buonissime. In passato i ferri venivano forgiati con lo stemma del casato o le iniziali del proprietario e la data di fabbricazione, il che permette tra le altre cose di far risalire la tradizione di utilizzare i ferri per la cottura di queste specialità tipiche nelle famiglie abruzzesi tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800.

Le cialde sono perfette per l’aperitivo, si sgranocchiano volentieri prima del pranzo o della cena oppure durante la giornata, da sole o accampagnandole con il classico tagliere di salumi e formaggi, abruzzesi e non. Sono disponibili nella versione semplice senza aromatizzazioni e anche nelle versioni più sfiziose ai semi di finocchio, al peperoncino, al rosmarino, al sesamo, all’origano e alla pasta di olive.


Gaia Borghi



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