it en
Risultati
Prodotti tipici

Estate, tempo di raccolta di mieli davvero speciali

of Papotti C.


La varietà di ambienti, paesaggi, microclima naturali rende l’Italia il Paese con il maggior numero di varietà e qualità di mieli. Dalla ricchezza del millefiori, al delicato miele di acacia, al rarissimo miele di rosmarino, sino all’amaro di corbezzolo, ogni miele italiano esprime caratteristiche proprie di aroma, sapore, colore e consistenza. Non si può, quindi, parlare di miele in modo generico, ma di “mieli”, ciascuno con una propria unicità. Nell’arco alpino sono 3 le varietà tutelate da Slow Food che hanno ottenuto il riconoscimento di presidio: miele di rododendro, miele di millefiori e miele di melata di abete.
Prima di scoprirli uno ad uno è fondamentale distinguere i mieli monoflora da quelli millefiori. I primi si ottengono principalmente da un’unica pianta, che gli conferisce proprietà di composizione, gusto e colore tipiche; i secondi, invece, si ricavano da una miscela di piante diverse e presentano sapori e aromi variabili da zona a zona, a seconda delle caratteristiche climatiche e della flora tipica del territorio. Il nettare dei diversi fiori che le api utilizzano condiziona fortemente le caratteristiche dei mieli, esattamente come ogni tipo di uva determina quelle del vino o la frutta incide su quella delle confetture. Sulla nostra Penisola sono circa cinquanta le varietà di miele monoflora, tra queste troviamo due dei tre mieli di alta montagna alpina.

Il miele di melata d’abete
Non si fa tutti gli anni e, anche per questo motivo, aprire il gusto e la mente alla ricchezza di questa particolarità significa immergersi in un universo di sapore tutto da esplorare. Le api che lo producono si nutrono del liquido resinoso prodotto dagli afidi alimentati a loro volta dalla linfa dell’abete bianco. Il sapore è maltato, caramellato, aromatico, con note resinose di fumo. Ha colore molto scuro, quasi nero, con una leggera fluorescenza verdastra e al naso risulta leggermente
resinato: può ricordare il legno bruciato e lo zucchero caramellato. Al palato è meno dolce dei mieli di nettare e presenta note di malto e balsamico.

Il miele di rododendro
Ha un nome evocativo e proviene da una pianta molto bella e conosciuta in alta montagna. Si tratta di arbusti che vegetano spontaneamente vicino ai corsi d’acqua all’ombra nelle da zone boscose e umide. Fresco e raffinato il miele di rododendro è particolarmente raro e prodotto quasi esclusivamente nel nostro Paese. Presenta sfumatura giallo ambrate, rossicce e anche più scure a seconda della fioritura. Profumo e sapore sono delicatissimi, caratterizzati da un leggero aroma che ricorda la marmellata di piccoli frutti.

Il miele di millefiori
Per il millefiori le piante coinvolte sono davvero tante: rododendro, campanula, lupinella, trifoglio, lampone, timo e serpillo sono le più comuni. Se il miele monoflora trae da un’unica pianta di origine la sua personalità, sarebbe comunque sbagliato considerare il millefiori un prodotto di qualità inferiore, omologato nel gusto e di scarsa identità.
In realtà ogni millefiori racchiude le note tipiche della zona d’origine. È diverso, per esempio, il millefiori ottenuto nell’arco alpino da quello ottenuto in alcune zone di pianura o collina, dove la flora è meno diversificata rispetto dell’arcobaleno di colori che caratterizzano le centinaia di specie floreali di alta montagna. Il millefiori del Presidio è un prodotto estremamente delicato, sempre diverso, da zona a zona e da un anno all’altro.

Nomadi in alta montagna
I mieli di alta montagna alpina sono produzioni difficili: una buona stagione, ogni quattro-cinque anni, offre poche centinaia di quintali. Si raccolgono esclusivamente in estate, ma sono reperibili tutto l’anno. Slow Food ha concesso il presidio a questi tre mieli perché frutto di un duro lavoro dell’apicoltore, che si muove nomade tra le fioriture della montagna.
Una pratica, il nomadismo in alta montagna, che vede produzioni sempre a rischio e spesso più scarse rispetto all’apicoltura stanziale. Ma l’altissima qualità ottenuta merita tutta la nostra attenzione.
I mieli al naturale sono accompagnamento ideale per formaggi e carni arrosto o alla griglia. Il miele di melata, intenso e balsamico, regge bene formaggi di media stagionatura, mentre quello di rododendro e il millefiori — più dolci — accompagnano meglio formaggi piccanti: pecorini molto stagionati ed erborinati non troppo potenti.
Se servito coi formaggi, è importante che il miele si trovi allo stato liquido e non cristallizzato; nel caso si suggerisce di immergere il barattolo in acqua tiepida a bagnomaria e attendere il cambio di stato. Gli apicoltori che producono i mieli del presidio dei “mieli d’alta montagna alpina” sono circa una cinquantina e si trovano nell’arco alpino sopra i 1400 metri, distribuiti tra Piemonte, Lombardia e Valle d’Aosta. Slow Food nel proteggere queste eccellenze è sostenuto da Aspromiele, UNAAPI – Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani e Verallia.
Un lavoro paziente e tutt’altro che facile, con una ricerca continua del meglio e delle condizioni ideali, che regala prodotti unici di assoluta qualità.


Chiara Papotti


In foto: Il miele è tra gli alimenti più antichi della specie umana: ricerche archeologiche hanno confermato che gli uomini preistorici si cibavano di questo alimento. Per i Romani era il dolcificante ideale: lo importavano da Creta, Cipro, Malta e dalla Spagna. Veniva usato crudo e cotto per la preparazione dei dolci, delle birre, delle conserve e dell’idromele, una bevanda prodotta dalla fermentazione alcolica del miele diluito con l’acqua, la bevanda degli dei e degli eroi di un tempo (photo © @Carlo_Prearo_2017).



Visit our Eshop

To subscribe to a Magazine or buy a copy of a Yearbook