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Vino

La stagione dell'Alvina

of Borghi G.


Leggermente frizzante, leggermente dolce, leggermente alcolica. Si chiama Alvina. La Piacentina, secondo nome che ne identifica immediatamente la provenienza, ed è la classica Malvasia di Candia, vitigno presente principalmente in Emilia e più in particolare nelle province di Parma, Reggio e, appunto, Piacenza. Un vino bianco frizzante semplice, realizzato con le uve coltivate sulle colline piacentine. Un vino da merenda, di quelle fatte a metà mattina, al rientro dal lavoro nei campi, con pane e coppa piacentina o salame, tagliato a fette “importanti”, oppure di quelle pomeridiane, con le fragole o le pesche da vigneto, raccolte e tagliate a pezzi grossolani e poi messe in una coppa irrorandole col vino, che donerà alla frutta la sua parte zuccherina.
Un vino che, di per sé, ha tanti altri e, soprattutto, grandi e grossi concorrenti sul mercato. Come distinguerla allora? Come donarle una nuova unica identità senza intaccarne l’essenza? Se, ad esempio, fosse possibile modificarne il “concetto” e la fruibilità, se fosse possibile dare alla Malvasia di Candia una nuova dimensione che nessun’altro ha?

Una bottiglietta da panino
È quello che hanno pensato, e fatto, Alessandro Perini, enologo di Cantine Romagnoli, di Villò di Vigolzone (PC), e Michele Milani, imprenditore, editore, pubblicitario, cacciatore ma, soprattutto, ambasciatore appassionato delle bellezze a 360 gradi della sua Piacenza, Malvasia compresa. «Ho pensato ad una bottiglietta da panino e Alessandro ne ha compreso immediatamente le potenzialità » mi racconta Michele. Alvina, infatti, è proprio questo: Malvasia di Candia 100%, con una gradazione alcolica al 6% — e quindi da considerarsi vino —, commercializzata in bottiglietta di vetro da 20 cl. «Alvina rientra nel mercato delle bibite frizzanti, delle bevande colorate con le bollicine, un mercato in crescita esponenziale e decisamente variopinto. Ci entra però come vino, un prodotto sano, naturale, che, viste le caratteristiche e la gradazione, si presta ad un consumo quotidiano, ideale in diverse occasioni e nelle diverse ore della giornata. L’Italia è il Paese del vino, beviamo il vino!» mi dice Michele. «Alvina possiede quei 6 gradi che mettono allegria e nella bottiglietta diventa un prodotto fruibile, facile, dissetante, da portare nel cestino da picnic, in spiaggia, in barca, da bere con gli amici, quando si rientra a casa dall’ufficio e ci si va rilassare in giardino, da soli». Un consumo sempre consapevole naturalmente ma più semplice ed immediato.
Magari infilando una fetta di pesca nel collo della bottiglia al posto del classico lime o limone: sì perché se c’è un frutto con cui la Malvasia di Candia va particolarmente a braccetto è proprio la pesca, magari una sugosa Nettarina di Romagna. Alvina è semplicemente perfetta bevuta in un bicchiere con due cubetti di ghiaccio o ghiaccio tritato e una fettina di pesca oppure una ciliegia, aggiunta ad una macedonia di frutta sempre con ghiaccio e gin oppure direttamente nel gin tonic. Lo stile è quello della dolce vita, degli anni ‘50, delle rotonde sul mare. «Come si può notare dalla grafica dell’etichetta, per Alvina abbiamo pensato al circo, a quello felliniano per essere precisi, un luogo “dove tutto è possibile”, creatività e divertimento, basta lasciarsi trasportare» continua Michele Milani.
«Abbinamenti apparentemente distanti, la pesca, il mango, la coppa e il prosciutto...». Alvina è “dolce” senza essere stucchevole ed è ottima abbinata al “salato” dei salumi, piacentini ma non solo. «Stiamo lavorando ad una prossima versione di Alvina biologica e ad una versione rossa con la Bonarda dolce» conclude Michele. La stagione dell’Alvina, insomma, è appena iniziata.


Gaia Borghi

Info:
www.cantineromagnoli.it



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