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Brevi storie di cibo lento a velocità  contemporanea

Affetto: di verbo e di sostantivo

of Morabito A.


S. è un figlio della zona collinare intorno alle valli del Panaro, come il Prosciutto di
Modena
. Lavoriamo assieme. È un imprenditore atipico, ha cura in tutto, in primis delle persone. Grazie a lui credo di aver assaggiato il prosciutto più buono della
mia vita in una di quelle giornate meravigliose, non rare per noi, quando lavoro e piacere si fondono. Per questo ed altri mille motivi stiamo diventando amici.
Una sera, parlando di vita privata, mi dice: «Proteggere le persone a me vicine è sempre stato uno dei più efficaci modi di volermi bene». Questa frase mi ha intenerito e turbato perché troppo spesso i fatti sono incontrollabili. Così mi è tornato in mente un episodio di quando ero bambina. Nella Pasqua dell’84 ci fu un terremoto piuttosto forte nella mia zona, fortunatamente senza danni perché l’epicentro era su terreno sabbioso, in mare. Ne ho un ricordo molto vivo perché il cane abbaiava all’impazzata ed io stavo scendendo le scale che portavano al giardino: vidi i grandi pini che avevo di fronte piegarsi quasi a spezzarsi. Era con noi la nonna che viveva a Genova, la quale, in preda al terrore, continuò a disperarsi per ore mentre io abbracciavo un pupazzo in silenzio. Mio fratello non era ancora nato quindi il mio amore era rivolto in generale verso gli adulti e i miei coetanei, proteggere era un concetto piuttosto generico. Mia nonna, nella paura, parlava di morte ed io capivo solo che chi muore lascia le persone molto tristi. E allora, nel viaggio per riportare nonna nella sicurezza della sua casa, immaginavo un possibile secondo terremoto fortissimo dove sarebbero morte alcune persone; per ogni persona morta immaginavo chi altro sarebbe dovuto morire sotto le macerie per evitare di morire di dolore.

Questo gioco macabro, questo processo mentale su cui ho ragionato da adulta e che oggi mi diverte per innocenza, mi ha insegnato che ci sono cose che non possiamo controllare e che “proteggere” ha un grado di incertezza che spesso cerchiamo di ignorare perché altrimenti ci destabilizzerebbe.
Sono in auto con S., lungo la strada alberata che costeggia il Panaro, le colline preappenniniche hanno i colori della fine dell’estate. Parcheggiamo e scendiamo, S. mi apre la porta: è consapevole che si compirà un’iniziazione.

Il Consorzio del Prosciutto di Modena ha 50 anni, il prodotto è una DOP dal ‘90, il Disciplinare è rigido e il produttore dove mi ha portato S. è un entusiasta del proprio lavoro, si piazza dietro il bancone ed inizia ad affettare. Tocchiamo, parliamo, annusiamo, assaggiamo: profumato, dolce, sapido, fondente, bello alla vista. Sorridiamo. Scherziamo. Sarà un nostro fornitore.
Non posso cambiare il pensiero di S. sul proteggere, è un pensiero anche figlio della sua terra di nascita, questa terra generosa che ha accolto senza domande anche me. Invece credo fortemente che tra pari ci si dovrebbe proteggere a vicenda. Stima, gratitudine, affetto.
Prendermi cura dei nostri progetti, prendermi cura di noi, prendermi cura di te, amico mio.


Alessia Morabito

Illustrazione Alessia Serafini



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