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Salumificio Mec Palmieri: più forti del terremoto

of Redazione


Chi ha vissuto in prima persona un evento drammatico come un terremoto ricorda bene tutti i dettagli, anche a parecchi anni di distanza. Non solo la data e l’ora, ma anche quello che si stava facendo nel preciso istante in cui la terra ha iniziato a tremare, chi c’era attorno, gli sguardi preoccupati, lo smarrimento e la paura. Lo sanno bene gli emiliani e in particolare chi, dieci anni, fa si è trovato nel bel mezzo del sisma che ha sconvolto il cuore della regione. Le scosse del 20 e 29 maggio 2012 hanno infatti cambiato la vita degli imprenditori che si sono trovati da un giorno all’altro con lo stabilimento completamente inagibile, costretti quindi a demolirlo. Come è accaduto al Salumificio Mec Palmieri, specializzato nella produzione di mortadella di alta qualità, come Favola, l’unica mortadella al mondo insaccata nella cotenna.
A distanza di dieci anni, rievochiamo con Massimo Palmieri, titolare dell’azienda con i fratelli Marcello e Michele e i figli Margherita e Francesco, i giorni concitati, segnati dalla paura ma anche dalla speranza di rinascita.

Il bilancio delle due potenti scosse è drammatico: 27 vittime, centinaia di feriti, migliaia di sfollati e una frattura profonda nel tessuto delle province colpite. Che ricordi ha?
«Questi dieci anni sono trascorsi davvero molto rapidamente. Il 20 maggio la prima scossa, con epicentro nel Finalese, non aveva provocato gravi danni allo stabilimento. La mattina del 29 maggio, invece, alle 9.00 in punto, mentre eravamo in piena produzione, con i forni accesi e tutti i dipendenti ai loro posti di lavoro, camminando, mi sono ritrovato improvvisamente a terra. Pensavo di essere inciampato ma poi ho visto che c’era altra gente a terra, proprio come me, e a quel punto ho realizzato cosa stava accadendo».

L’epicentro del terremoto era infatti a pochi chilometri di distanza da San Prospero, dove sorge lo stabilimento.
«Già, in quel frangente ci siamo resi subito conto della gravità della situazione: i primi accertamenti decretarono l’inagibilità dello stabilimento e quindi nessuno sarebbe potuto rientrare».

Come avete reagito nell’immediato?
«All’inizio ha prevalso lo sgomento e ho pensato al peggio, devo ammetterlo. Successivamente, con l’aiuto dei vigili del fuoco, abbiamo pensato a mettere subito al sicuro le carni e i macchinari. Quindi, abbiamo comunicato alla nostra clientela l’immediata sospensione della produzione, e devo dire che la vicinanza è stata davvero eccezionale. I clienti ci hanno subito risposto che non appena saremmo stati pronti a riprendere, loro ci sarebbero stati».

Nei momenti di grande difficoltà ed emergenza gli Italiani sanno essere altruisti come pochi altri.
«Riusciamo a “fare rete” in queste occasioni più che nel quotidiano, è vero. Potremmo dire che la tragedia ha fatto da collante, rinsaldando l’unione tra le persone. La nostra forza è stata proprio il “fare rete” da subito, a partire dalle istituzioni, i rappresentanti di Regione e Comune, presenti dal primo momento».

Che cosa vi hanno detto le istituzioni?
«Poche ma semplici parole: “Non vogliamo vedere nessuna pietra giù, dobbiamo pensare a ricostruire le nostre case solo se prima ricostruiremo nostre le fabbriche”. Ma oltre alla componente istituzionale, bisogna ringraziare la Asl e i vigili del fuoco per il loro prezioso lavoro».

Quali sono stati i principali problemi da affrontare?
«Trovare un’area libera e attrezzata da qualche parte qui in Emilia per far ripartire la produzione. E proprio grazie alla vicinanza e alla solidarietà imprenditoriale siamo riusciti a rimanere sul mercato. La produzione di mortadelle, di zamponi e cotechini è stata “delocalizzata” in tre stabilimenti differenti, nei quali hanno continuato a lavorare i nostri operai».

Quanto tempo siete andati avanti in questa situazione precaria?
«Circa 8-9 mesi, giusto il tempo di ricostruire il nuovo stabilimento a tempo di record».

Restiamo sui dipendenti: che ruolo hanno avuto nella vicenda?

«Un ruolo importantissimo: hanno a loro volta “fatto rete”, restando uniti e facendo squadra».

Quando è stato inaugurato il nuovo stabilimento?
«Nel luglio 2013, poco più di un anno dopo il sisma. Ci siamo adattati in breve tempo al nuovo stabilimento e abbiamo ripreso l’attività gradualmente, poi la crescita è stata vorticosa. Oggi infatti, a 10 anni di distanza, l’azienda ha registrato incrementi a doppia cifra e assunto nuove figure professionali».

Ultima domanda: è vero che da una crisi si esce fortificati? Cosa avete imparato dall’esperienza di dieci anni fa?
«Posso dire che le cose sono andate meglio di quello che ci aspettavamo. Con tanti sacrifici e tanti aiuti da più parti ci siamo rialzati crescendo ogni giorno di più. Alla fine ne siamo usciti più forti? Sì, grazie alla collaborazione e al merito di tutti».


>> Link: www.mecpalmieri.it



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