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Segno + per la Bresaola della Valtellina IGP

of Redazione


Dopo il colpo assestato su più fronti da questi ultimi due anni e tutto quello che ne è scaturito, per il Consorzio di tutela Bresaola della Valtellina si apre un primo spiraglio di ripresa con evidenze di crescita nel 2021, a conferma del fatto che questo salume riscontra da parte del consumatore un evidente apprezzamento.
La produzione complessiva di Bresaola della Valtellina IGP riferita alle 16 aziende certificate si è attestata a 13.400 tonnellate (+6,35% sul 2020), costituendo quasi la totalità della produzione di Bresaola della Valtellina IGP certificata dall’organismo di controllo CSQA. In totale, sono state avviate alla produzione oltre 37.000 tonnellate di materia prima (+6,19%), di selezionata provenienza europea e mondiale, con percentuali diversificate da produttore a produttore. Sul fronte consumi, il comparto ha segnato un valore di 490 milioni di euro (+8% sul 2020) con un impatto di assoluto rilievo sulla provincia di Sondrio di 240 milioni di euro (+12%) per un settore che conta 1.400 occupati. Lato distribuzione, la GDO si conferma il principale canale di vendita. L’export rappresenta il 5% della produzione (–28,5% sul 2020), con un valore di 14 milioni di euro (–24,32%). Sono state esportate poco meno di 700 tonnellate di Bresaola della Valtellina IGP, un dato significativo anche se in calo oggettivo, causa pandemia e caro prezzi, rispetto al 2020 (–22%), nei Paesi UE (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia) ed extra-UE (Antille olandesi, Arabia Saudita, Canada, Emirati Arabi, Giordania, UK, Hong Kong, Kenia, Kuwait, Libano, Qatar, Serbia, Svizzera).
La crescita complessivamente registrata nel 2021, però, non rassicura i produttori: preoccupano inflazione ed effetto guerra.
Il comparto, caratterizzato già dalla variabilità di prezzo della materia prima, ha dovuto fronteggiare gli effetti perduranti della pandemia, il caro energetico e le ricadute sempre più gravose della crisi russo-ucraina, con un conseguente impatto importante, comprimendo fatturato e margini delle aziende certificate nell’impossibilità di pianificare rispetto al futuro.
«I dati positivi sono incoraggianti — ha commentato Franco Moro, presidente del Consorzio di tutela Bresaola della Valtellina — ma non siamo ancora in grado di parlare di una vera e propria ripresa o di un recupero stabile del settore. La flessione del comparto alimentare in generale è importante, considerando che la crescita inflattiva generale, sospinta dal conflitto in Ucraina, rischia di pesare ulteriormente sull’andamento dei consumi.
Se da un lato i dati attuali sono una boccata di ossigeno per le imprese, anche per quelle di piccole dimensioni, dall’altro, però, pesa il caro prezzi e ancora non registra l’onda d’urto della guerra in Ucraina che ha purtroppo frenato la ripresa in corso». Malgrado gli sforzi profusi ormai da alcuni mesi, l’innalzamento complessivo dei costi di produzione non può più essere metabolizzato dai soli produttori.
Tutti gli attori della filiera, dai produttori alla distribuzione fino alle istituzioni e la politica, devono riflettere e agire responsabilmente per garantire continuità e sopravvivenza all’intero comparto. Solo facendo sistema sarà possibile affrontare e superare una situazione come quella attuale.



>> Link: www.bresaolavaltellina.it



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