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Vino

Viaggi del vino: la vigna eroica

of Rella M.


La vigna “eroica” è una pratica viticola – e un modo di fare il vino — molto valdostana, un metodo di coltivazione della vite caratteristico dei territori montuosi e che “disegna” il paesaggio e che non potrebbe essere altrimenti in questa piccola regione dall’orografia estrema, difficile, impegnativa. Per dirla con le parole del ricercatore Rudy Sandi, «una viticoltura fortemente connotata e identitaria, con tre aspetti fondamentali: l’eccezionale geologia e ricchezza di biodiversità; la storia umana e produttiva; la ricchezza ampelografica».
Pochissimi terroir hanno la complessità di questa viticoltura. Tanto impegnativa che per coltivare l’uva bisogna lavorare a mano, con fatica, su ripide pendenze: si stimano 1.200 ore per 1 ettaro di vigna. Bisogna essere (onore al merito) dei piccoli “eroi”. Come i produttori del comune di Aymavilles, Aosta, che abbiamo incontrato in occasione della vendemmia di San Martino, a novembre, per un focus sui vitigni autoctoni valdostani – Fumin, Neret, Blanc Comun, ecc… – un altro aspetto interessante che completa il quadro dell’enologia valdostana.
Il Fumin è una varietà a bacca rossa che negli anni ‘90 fu recuperata dall’Institut Agricole Régional grazie al canonico Vodan, ma fu un produttore, Costantino Charrère, proprietario della cantina Les Crêtes (www.lescretes.it) a vinificare in purezza quest’antica varietà che rischiava di scomparire. Piccole vigne per un vino originale, quasi enigmatico, il Fumin La Cor Valle d’Aosta DOP, rosso ricco di sfumature al naso, dalla frutta matura ai fiori appassiti, e dal palato rigoroso, ma morbido, lungo e suadente. Interessanti anche il Torrette Superiore Valle d’Aosta DOP, da uve Petit Rouge in purezza, e il lavoro di ricerca che la cantina sta facendo sulla Petite Arvine, un’uva bianca, questa, dalle grandi potenzialità, con un’importante acidità e intensità olfattiva, vinificata in diverse espressioni, un cru, uno spumante e un bianco affinato in contenitori “uovo” di cemento per farne una riserva di 10 anni. Una sperimentazione cominciata nel 2018 e che uscirà nel 2028.
Ci sono piaciute anche le due etichette del progetto “Miniera” della cooperativa Cave des Onze Communes (www.caveonzecommunes.it), una realtà di 147 soci con 73 ettari di vigne nella fascia tra i 550 e i 900 metri slm. L’altezza è importante: infatti i due vini, il rosso Torrette Superiore e il bianco Petite Arvine, maturano per 10 mesi in vasche di granito, una roccia tipica del Monte Bianco, e affinano 12 mesi in bottiglia a oltre 2.000 metri d’altezza nelle antiche miniere di magnetite, a temperatura costante di 6 gradi. Il primo è un rosso ottenuto da un uvaggio composta da Petit Rouge (70%), Fumin (20%) e Cornalin, dalle note di ciliegia, prugna e piccoli frutti, dal palato importante, fruttato, con accenti tannici e minerali. Il secondo è un bianco da uve Petit Arvine in purezza, persistente dalle note floreali, di agrumi e frutta esotica, fresco e minerale in bocca, con sentori di confettura.
Il terzo protagonista è il vitigno Blanc Comun scoperto da Rudy Sandi, due sole piante una ventina d’anni fa. Dopo l’analisi del Dna fu però il piccolo produttore Didier Gerbelle (www.gerbelle.vievini.it) a coltivarlo a partire dal 2010, ma poiché si trattava di poche piante madri il progetto di recupero richiese una decina d’anni prima di portare le uve in vinificazione. La prima annata nel 2020, appena 600 bottiglie, «oggi in crescita — dichiara Gerbelle — con la prossima in commercio ne uscirà almeno il doppio». Un bianco dalle note balsamiche, menta, timo, erbe di montagna, ma anche sentori di melone. Un bel vino, tutto da esplorare.


Massimiliano Rella



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