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Brevi storie di cibo lento a velocità  contemporanea

Il tuo grembiule infarinato

of Morabito A.


Sono tempi amari.
Sono tempi ingenerosi.
Sono tempi carichi di testosterone e millantata performanza.
Tempi di irriconoscenza pavida e ipocrisia.
Sono tempi di bugie inutili ed energie disperse.
Sono tempi di empatia compressa e di nervi a fior di pelle.
E poi arrivi tu con le ali di farfalla, le mani infarinate. «Ho una bottiglia di Champagne in fresco, vieni a cena.
Facciamo quasi un picnic, ho finito il trasloco, mi sono sistemata, acciughe spagnole, burro francese, il mio pane, Culatello di Zibello, perché ci vuole culo».

Il Culatello di Zibello è un salume raro, antico e prezioso, della provincia di Parma.
Segue un Disciplinare severo per ottenere la Denominazione di Origine Protetta.
Si produce quando la Bassa, la zona dove viene lavorato, è avvolta da freddo e nebbia.
La coscia del maiale, la natica, viene disossata, decotennata e rifilata, viene salata, insaccata nella vescica del maiale stesso, legata a maglie larghe e messa a stagionare nelle cantine.
Un lungo inverno e un’estate afosa, di nuovo un inverno ed un’estate, e il Culatello di Zibello Dop 24 mesi manifesta la sua elegante superiorità.

Da ubriaca, alla festa, mi dicesti che mi eri grata perché, ad un passo dal cadere, ti avevo sorretta.
Ti ho interrotta e cambiato argomento.
Nei tuoi giorni fragili avevo solo messo musica alla radio e componevo pranzetti veloci in giornate di lavoro interminabili e avare di altre umanità, ma eravamo assieme nel non luogo di una cucina e costruivamo un rapporto come fanno i bambini quando condividono risate, “la bua”, giocattoli e merenda.
Quella che mi ha sorretta sei stata tu, da quando sei andata via tutto è cambiato.
Mi sorreggi anche adesso che mi sei venuta a prendere, con un messaggio semplice, tirandomi fuori da una serata ostile.
Entro in casa tua, porto i fiori, accediamo la musica e il forno.
Liquidiamo in 10 minuti i convenevoli sui rispettivi lavori, qualche considerazione, qualche battuta impastata di sarcasmo. Stendiamo la tovaglia.
Taglio il pane, tu lo grigli, apro le acciughe, tu il vino, col botto, ridiamo.
Srotolo la carta oleata col culatello e penso quanto sia incredibile che una cosa nata tra nebbia e freddo possa essere così deliziosa, intensa, confortante eppure è una storia conosciuta che si compie e si ricompie come le nostre vite tra un’ondata di sfiga e una di pazza felicità, sempre un po’ fuori sincrono come la musica che ascoltiamo.
Tiriamo fuori i sassi dalle tasche e poi torniamo a riporli al sicuro, nel caldo e comodo del non davvero affrontato.

Che bella che sei, amica mia, con gli occhi sereni e freschi come la brezzolina dal mare, non fragile ma forte e sensibile come chi governa il respiro della lievitazione.
Il tuo grembiule infarinato messo sulle spalle come un mantello. Vola amica mia, nei cieli stellati della nostra città, impastando pani morbidi come nuvole tra risate come raggi di sole ad illuminar questa serata assieme.
Ti sono grata.


Alessia Morabito


Illustrazione di Alessia Serafini



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