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Lettere alla Redazione

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Lettera da Francesco Paesanti 

Cosa potrebbe ancora dire un biologo marino in pensione, quasi settantenne, di interessante e utile ai giovani che sono preoccupati perché il pianeta è inquinato, perché è difficile trovare un lavoro, perché i finanziamenti per la ricerca e le innovazioni sono pochi, perché non si sa cosa riservi il futuro?

Questo pensionato ha dedicato gran parte della propria vita alle attività di molluschicoltura: mitilicoltura, venericoltura, ostricoltura. Nell’ottobre del 1981, quarant’anni fa, il giovane biologo ora pensionato si è trovato per alcuni giorni a Venezia, isola San Giorgio, al convegno mondiale dell’acquacoltura. Qui ha conosciuto ricercatori di tutto il mondo, tra i quali il dott. Paolo Breber del CNR di Lesina che si occupava di molluschi bivalvi. Da quel momento il giovane biologo di Goro iniziò a dedicare tutto il suo tempo ai molluschi bivalvi, in particolare alla vongola verace. Nel 1994, assieme ad un giovane biologo di Venezia, dott. Michele Pellizzato, su richiesta della Regione Veneto, hanno scritto il manuale di allevamento della vongola verace Tapes philippinarum. In tutti questi anni, dal 1981 al 2021, quello che sembrava una cosa impossibile, riprodurre questi animali in cattività ed allevarli, è diventata realtà e sono moltissime le persone che oggi si dedicano all’allevamento nelle lagune dell’Alto Adriatico utilizzando seme riprodotto in centri di riproduzione a terra.

Pochi sono invece i laureati che si sono dedicati a questa branchia dell’acquacoltura e poche le strutture a terra che sono in grado di riprodurre e preingrassare il seme di vongola verace prima che venga messo a dimora nelle lagune. Una grossa mano al settore della venericoltura lo ha dato il “buon Dio”, facendo sì che ci fossero aree, chiamate “nursery naturali”, dove le larve planctoniche di Ruditapes philippinarum si depositavano sul fondo per diventare vongoline da semina. Questo lavoro fatto dal “buon Dio” è durato circa 30 anni, le aree di “nursery naturale” davano seme in abbondanza ogni anno, tanto seme che per tantissimo tempo era in esubero per le necessità degli allevatori italiani e così veniva raccolto e venduto agli allevatori francesi e spagnoli. Poi un bel giorno, come tante cose di questa terra, tutto è finito.

Ora si cerca il motivo, la colpa, il perché. Dal momento della scomparsa del seme naturale sono ormai passati cinque anni e non si vede più tutta l’abbondanza di seme naturale in queste aree miracolose. Ecco che, tutto d’un tratto, è esplosa la necessità di reperire seme non più naturale perché quasi scomparso, quindi seme riprodotto nelle strutture a terra. E siccome le poche strutture italiane che avevano iniziato a produrre seme hanno chiuso a causa del fatto che il seme naturale il “buon Dio” lo regalava a tutti come fa con il sole, la pioggia, gli allevatori si sono rivolti ai centri di riproduzione esteri che da moltissimi anni avevano ingrandito le proprie strutture per riprodurre seme di ostriche concave. E così è iniziato nuovamente l’acquisto del seme come era avvenuto nei primi anni Ottanta, dopo il convegno mondiale dell’acquacoltura di Venezia.

Da che cosa si capisce che non c’è più abbondanza di seme? Certamente dal prezzo alla fonte: da pochissimi euro al chilogrammo oggi sfiora i 9,00 e/kg al produttore. Ma non è questo che il biologo ora pensionato vuole raccontare ai giovani biologi, agronomi, veterinari. Vorrei raccontare che questo settore offre ancora oggi opportunità di lavoro, sia come ricercatore che come imprenditore. In particolare, è affascinante realizzare, lavorare, ricercare innovazioni nelle strutture a terra, nei centri di riproduzione, svezzamento, preingrasso. Ricercare nuove tecnologie, confrontarsi con ricercatori di diversi Paesi del mondo, con ricercatori asiatici, americani, neozelandesi, europei. Studiare le fasi di crescita, le alimentazioni diverse e innovative per ogni fase, le microalghe planctoniche e bentoniche, le diatomee epipeliche. I flussi, la salinità, le temperature, l’ossigeno disciolto, le densità. Le teste, le code, i colori, la genetica, le malattie, i parassiti, i predatori, la clorofilla, la luce.

Ogni giorno un problema nuovo, un indice di accrescimento giornaliero che cambia. Una infinità di larve che nuotano, le sopravvivenze, il momento che ti separi da loro e pensi già alle nuove emissioni. Oggi gli allevatori italiani hanno necessità di circa 10 miliardi di semi per poter sopperire alle necessità. Tutti vorrebbero seme già grande e consegnato inizio primavera. Una storia che si ripete e che si ripeterà.


Francesco Paesanti




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