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Storie di acquacoltura sostenibile

Pesca sportiva, sostenibile per natura

of Benedetti E.


Per questo appuntamento di “Storie di acquacoltura sostenibile”, API, l’Associazione Piscicoltori Italiani, ci ha suggerito un tema nuovo e stimolante per la nostra Rivista, quello della pesca sportiva o ricreativa in Italia. Un comparto il cui prodotto è alimentato dall’acquacoltura italiana e che, dopo gli anni ‘80 e ‘90 del boom a cui fece seguito un rallentamento, oggi, dopo la pandemia, si sta lentamente riscoprendo. Il motivo? Forse perché racchiude in sé tutti gli elementi che lo rendono uno sport allettante: il contatto con la natura in luoghi spesso di grande bellezza e incontaminati, il silenzio e il ritmo lento e defaticante rispetto alla quotidianità, il rapporto con l’acqua e la possibilità di fruire di quanto catturato o, se si preferisce, liberarlo nuovamente in acqua di rigettarlo vivo se si desidera preservare il pesce!
La pesca sportiva si pratica per divertimento nel tempo libero, senza finalità commerciali e con l’impiego di un numero limitato di attrezzi, quali canne, fili e ami. Oggi essa annovera un numero altissimo di praticanti e appassionati.
Qualche numero? FIPO (la federazione che associa le aziende italiane che producono e distribuiscono prodotti ed attrezzature per la pesca sportiva e ricreativa) conta oltre 1.250.000 pescatori sportivi in Italia, per la maggior parte uomini tra 25 e 54 anni, e all’incirca 1.500 impianti attivi di pesca sportiva (i laghi di pesca sportiva) caratterizzati da peculiarità diverse a seconda dell’ubicazione tra Nord, Centro e Sud del Paese.

Caratteristiche ed evoluzione del comparto della pesca sportiva
Come è evoluto questo comparto nel tempo? «Il settore della pesca sportiva negli anni ‘80 e ‘90 era riservato alla cattura delle trote, con elevata frequentazione degli impianti da parte di tantissimi appassionati e sportivi» mi risponde Silvio De Nardi di Pescicoltura Brenta, impresa di acquacoltura del Vicentino, ai piedi delle Prealpi, a pochi passi da Bassano del Grappa. «Quando poi il pesce iniziò via via ad essere destinato alla lavora­zione e filettatura per il mercato finale, come conseguenza buona parte delle trote d’allevamento divenne meno disponibile per la pesca sportiva.
Sono cambiate le mode e le tendenze: se negli anni ‘80 la pesca ricreativa era un passatempo per tanti, oggi lo è per un numero minore di persone. Se prima si andava al laghetto e ci si divertiva a pescare e a portare a casa un prodotto buono da cucinare e degustare, ora si cerca una trota già filettata e pulita che richieda meno preparazione» prosegue De Nardi. «Con la pandemia e gli annessi blocchi si è però avvertita la necessità di tornare a respirare aria buona immergendosi nella natura e la pesca sportiva è stata una riscoperta per molti».
Fondata negli anni ‘60, Pescicoltura Brenta destina il 70% delle trote allevate al comparto della pesca sportiva e ne sostiene lo sviluppo, in ottica sostenibile. «Il mondo della pesca ricreativa racchiude in sé tutti gli elementi della sostenibilità: la bellezza dei laghi, la naturalità dei luoghi e quel connubio tra chi alleva il pesce, i suoi fruitori e l’ambiente» precisa De Nardi.
«La sostenibilità deve essere intesa in senso ambientale ma anche economico e sociale. Sul fronte del sociale, ad esempio, la pesca sportiva è uno strumento di integrazione per le persone diversamente abili. Inoltre ci sono tante iniziative come le “scuole di pesca” per bambini e ragazzi dai 5 ai 15 anni, con corsi specializzati che insegnano loro il rispetto per l’ambiente, per il pesce, per le persone e cosa significa davvero lo sport»puntualizza Silvio De Nardi.
L’autunno è il momento della ripartenza stagionale delle attività negli impianti. «La pesca sportiva nei laghetti sta ripartendo adesso, grazie al calo delle temperature che d’estate renderebbero impossibile il mantenimento delle attività» mi spiega Lucio Fariano, titolare dell’Azienda Agricola Canali Cavour di Cuneo, che, direttamente e indirettamente, destina circa il 50% della produzione di trote (iridea, fario, salmerino) al comparto.
«Il settore della pesca sportiva resta un segmento di mercato che non sarà caratterizzato da una grande richiesta ed espansione però quando riparte, tra settembre e ottobre, provoca sempre una certa scossa nel mercato» precisa Fariano. Il motivo? «In Italia la produzione nazionale di trote da allevamento destina circa il 20% alla pesca sportiva», e nel riavvio della stagione di pesca (sportiva) il settore ovviamente ne risente.
Ultima domanda: qual è la caratteristica della trota d’allevamento destinata alla pesca sportiva? «Le trote destinate a questo settore di mercato devono avere caratteristiche ben precise: innanzitutto devono essere trote molto reattive e dotate di una certa robustezza» mi risponde De Nardi. Della stessa opinione è Lucio Fariano, che aggiunge: «Il prodotto ittico destinato alla pesca sportiva è caratterizzato da trote molto vitali e allevate con un regime alimentare specifico».
Molto significativo infine un commento di Fariano sul rapporto della pesca sportiva e dell’acquacoltura sostenibile: «la trota è un indicatore biologico della qualità dell’acqua per cui va sempre preservata».
Semplicemente così. Essa va preservata in ogni sua fase d’allevamento, all’interno di un modello che ha il compito di curare ogni aspetto, ambientale, sociale, economico. Per garantire un prodotto sempre salubre e, nel caso della pesca ricreativa, anche qualche ora di benessere e relax.


Elena Benedetti


Pescicoltura Brenta
Via Segavecchia 44
36055 Nove (VI)
silvio.denardi@libero.it
Contatto: Silvio De Nardi

Az. Agr. Canali Cavour
Mulino di Mellea – 12044 Centallo (CN)
Telefono: 0171 211276
Web:
www.letrote.it
Contatto: Lucio Fariano



Chi è API, l’Associazione Piscicoltori Italiani

API, che non ha fini di lucro, si propone come scopo la tutela, lo sviluppo ed il consolidamento di tutte le attività di allevamento ittico sia in acque interne che in acque marine e salmastre. Pertanto promuove tutti gli interventi in campo economico, scientifico, tecnico, assicurativo, professionale, sindacale e legale che sono necessari per conseguire tale obiettivo. L’assistenza in campo economico vuole incontrare le esigenze degli allevatori sulle possibilità di ottimizzazione delle proprie risorse, ed eventuali opportunità di finanziamenti pubblici.
L’interesse dell’API in campo scientifico si concretizza attraverso la collaborazione con le diverse istituzioni scientifiche per arricchire le conoscenze da mettere a disposizione delle aziende, sia per quanto riguarda le innovazioni tecnologiche che per l’eventuale assistenza veterinaria da fornire agli associati.
La competenza e la professionalità dei consulenti sono caratteristiche che l’Associazione Piscicoltori Italiani ritiene necessarie per garantire agli associati un’adeguata assistenza.
In campo sindacale e legale, API si impone come obiettivo un rapporto sempre più stretto con le istituzioni e gli organismi territoriali competenti in materia di acquacoltura concertando le esigenze istituzionali e quelle degli acquacoltori.

>> Link: www.acquacoltura.org


Molti pescatori vanno a pescare tutta la loro vita senza sapere che non è il pesce quello che stanno cercando

Rimanere per ore vicino o presso l’acqua con una canna da pesca in mano,
suscita nel pescatore emozioni profonde, che se si manifesteranno di nuovo in
futuro, avranno un effetto di déjà vu. L’occhio spesso si dirige verso la bellezza
del contesto naturale bucolico, potendo così apprezzare il mutare dei colori
delle piante e degli alberi nel corso delle diverse stagioni dell’anno, il rumore
incessante dello scorrere dell’acqua, il canto degli uccelli, incontri inaspettati
con la fauna, la brezza che accarezza il viso e il silenzio dell’ambiente. Tutto
questo tempo speso all’aria aperta permette al pensiero di svilupparsi e perciò
è possibile trovare anche delle soluzioni ai dilemmi quotidiani che vanno oltre
l’attività alieutica. La pesca è una fi losofi a di vita, è come una corrente liquida,
che trascina il pensiero ben oltre l’immaginazione (fonte: outdoortest.com).



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