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La congiuntura climatica attuale (aridità) provoca conizioni di povertà in mare e riduzione delle risorse di pesca ma anche alluvioni

of Bombace G. – Grilli F. – Santojanni A.


Il Sistema Pesca è costituito da tre Sottosistemi: Ambiente, Risorse, Tecnologie di cattura o di prelievo. I tre Sottosistemi sono fortemente interconnessi. Per quanto riguarda il Sottosistema Ambiente, è di vitale importanza l’input biogenico che arriva in mare attraverso le acque di fiumi e corsi d’acqua.
Com’è noto, il regime delle portate fluviali è determinato dalle piogge e questo, a sua volta, è legato ai cambiamenti climatici. Un regime climatico di aridità, di rade piogge e di temperature sempre più alte, regime che riduca l’apporto di sali nutritivi (fosforo-ortofosfati, di clorofilla alfa, di sali minerali di calcio e magnesio e di altre sostanze ecc…), si traduce in povertà della rete trofica che arriva fino all’anello terziario (pesci e macroinvertebrati) oggetto di pesca, con conseguenze anche sull’anello terziario di secondo livello della rete trofica, cioè di pesci che si nutrono di altri pesci (ad esempio tonni) o dei mammiferi marini.
Lo stesso succede per la rete trofica paraprimaria che, dal particellato organico (Seston) arriva agli organismi filtratori (ad esempio mitili) ed ai detritivori (vongole ed altri bivalvi). In sintesi, con condizioni climatiche di aridità si producono situazioni di povertà in tutta la rete trofica marina interessata.
A livello del Sottosistema Risorse, la ripercussione di questi fatti climatici si manifesta sotto forma di biomassa disponibile minore, di catture sempre più ridotte negli anni e di riduzione progressiva delle taglie medie, anche per le condizioni di maturità gonadica precoce.
Infine, a livello del Sottosistema Tecnologie, avvertendo i pescatori le variazioni di cattura, si acconciano in una prima fase a rimodulare lo sforzo di pesca e, infine, a ridurlo nel tempo, sia sotto forma di giornate di lavoro, sia sotto forma di numero di natanti in attività.
Tutto questo è quello che è avvenuto ed avviene in questi ultimi decenni, come si vedrà in questa nota che riguarda sia l’Alto e Medio Adriatico (GSA 17) che il Basso Adriatico (GSA 18). Va anche ricordato che una turbativa ambientale che interessa una vasta regione provoca un impatto sulle risorse di gran lunga superiore a quello prodotto, ad esempio, da uno sforzo di pesca eccessivo.
Nel caso che verrà analizzato — caso che riguarda questi ultimi decenni —, malgrado la riduzione dello sforzo di pesca, operato autonomamente dai pescatori, la biomassa in mare non si rialza in quanto agisce negativamente la turbativa ambientale di riduzione dell’apporto biogenico che ha un effetto enormemente più negativo, più vasto ed incisivo di quanto possa esserlo uno sforzo di pesca eccessivo, quando esso si verifica. In sostanza, il ridotto input biogenico è la causa principale della condizione di incipiente povertà della rete trofica.
Di questa situazione è responsabile l’uomo, sia nel caso della riduzione di biomassa pescabile per eccesso di sforzo di pesca (in questo caso i pescatori), sia nel caso dei cambiamenti climatici (in questo caso le attività industriali e le altre attività umane che producono gas serra ecc…). Questo è il motivo per cui questo ultimo secolo viene denominato Antropocene. Ovviamente i due processi avvengono con tempi diversi: la pressione di pesca agisce in tempi brevi e medi (alcuni decenni), i cambiamenti climatici agiscono invece a lungo termine. Ma una caratteristica dei cambiamenti climatici è l’estremizzazione dei fattori meteorologici. Ad un periodo di siccità può subentrare un periodo intenso di alluvioni e di piogge localizzate, com’è successo in Emilia-Romagna nei primi giorni di maggio 2023.

Breve sintesi di alcuni lavori sull’argomento
Una serie di dati (1971-2015) a lungo termine di parametri fisici e biogeochimici furono analizzati (Grilli F. et al. 2020) per valutare gli andamenti e la variabilità delle condizioni oceanografiche nel Nord e Medio Adriatico. In particolare furono analizzate le tendenze a livello di temperatura, salinità, clorofilla alfa e nutrienti. L’analisi mostra che la temperatura superficiale del mare è cresciuta dello 0,36% in queste ultime quattro decadi, che il flusso del Po è marcatamente cambiato a causa di periodi di persistente siccità, che si osserva un decremento della concentrazione dei fosfati (–1,34 % per anno) in concomitanza con un significativo incremento dei nitrati, in quasi tutte le stagioni.
Anche per i fiumi minori (Ricci F. et al. 2022) come i fiumi Metauro e Foglia (Medio Adriatico), le dinamiche delle proprietà fisiche e biogeochimiche furono analizzate per molti anni (1997-2019). Le indagini hanno riscontrato una significativa tendenza verso condizioni di oligotrofia, sia per quanto riguarda i nutrienti, la clorofilla alfa ed altre componenti. Il regime delle precipitazioni, legato ai cambiamenti climatici, appare il principale fattore di questa turbativa ambientale.
Per quanto riguarda il Nord Adriatico (Giani M. et al. 2012 e Cozzi S. e Giani M. 2011) la rassegna di indagini ed i risultati a lungo termine sugli scarichi fluviali e sugli aspetti oceanografici, sul plancton, sui pesci e sul comparto bentonico, raccolti sin dal 1970, rivelano significativi cambiamenti nella struttura trofica dell’ecosistema Nord Adriatico.
Un graduale incremento della pressione eutrofizzante si è verificato nel 1970 e fino a metà degli anni ‘80, seguito da un cambiamento della tendenza, particolarmente marcato dal 2000. Questo trend è stato attribuito alla combinazione della riduzione dell’impatto antropogenico e, soprattutto, al sostanziale decremento del carico di fosforo ed alle modificazioni climatiche, dovute al regime delle piogge.
Significativi decrementi si sono avuti sull’abbondanza del fitoplancton dopo metà degli anni 80, in concomitanza con cambiamenti a livello della composizione delle specie della comunità, con evidente slittamento verso taglie sempre più ridotte degli organismi. Di conseguenza, cambiamenti furono osservati anche nella comunità dello zooplancton.
Infine, un decremento di pesci demersali, di predatori di vertice, come dei piccoli pelagici è stato legato sia a fatti di overfishing che alla diminuzione degli apporti eutrofizzanti. Un recupero lento delle comunità macrozoobentoniche è stato osservato in queste ultime due decadi, dopo gli eventi anossici degli anni ‘70 ed ‘80.
In definitiva, tutti questi lavori, come altri, sono concordi nei risultati ed osservano che la congiuntura climatica attuale di aridità e di riduzione dell’input biogenico (unitamente alla pressione di pesca, secondo alcuni) è la causa dell’incipiente impoverimento della rete trofica con quel che ne consegue a livello di risorse utilizzabili dall’uomo. Abbiamo voluto verificare questa osservazione, commentando nella presente nota le elaborazioni effettuate da Alberto Santojanni per il ventennio 2000-2020 nell’intero Adriatico per gli stock di alici e sardine. Quanto descritto è valido fino all’alluvione della prima decade di maggio verificatasi con la concentrazione delle piogge nella Regione Emilia-Romagna.

La condizione dei piccoli pelagici nella congiuntura climatica di aridità in Alto e Medio Adriatico

Va detto anzitutto che i due bacini dell’Alto e Medio Adriatico, per le loro caratteristiche geomorfologiche, per l’apporto del sistema fluviale e del Po in particolare, per alcune caratteristiche bio-ecologiche, tra cui la contiguità del sistema pelagico con quello bentonico nella colonna d’acqua, costituiscono un sistema ad alta produttività (G. Bombace, 2017, Introduzione al convegno ed alcune riflessioni sull’Adriatico). Succede infatti che, data la poca profondità della colonna d’acqua, i pesci demersali, come il nasello ad esempio, si nutrano direttamente di acciughe e sardine (Froglia C. 1973), fatto assolutamente impensabile in un sistema in cui la colonna d’acqua risulti profonda (Basso Adriatico, Tirreno, Ionio e Canale di Sicilia). Si innesca invece, in Alto e Medio Adriatico, un meccanismo assai efficiente nei trasferimenti di energia tra un anello e l’altro della catena alimentare e, stante i movimenti nictemerali, anche il sistema bentonico partecipa alle vicende del sistema pelagico.
Così, dall’andamento dei parametri alieutici (catture, sforzo globale di pesca, e C/f) delle risorse demersali dell’Adriatico, nell’arco di tempo di 44 anni (1969-2013), si rileva che, malgrado la riduzione dello sforzo di pesca, le risorse non rimontano. Significa che nell’ambiente agiscono altri fattori di depauperamento, appunto il fattore climatico (G. Bombace, 2017, Introduzione al convegno ed alcune riflessioni sull’Adriatico). Va comunque detto che gli stock di alici e sardine dell’Adriatico sono stati per molti decenni i più importanti, come abbondanza, di tutto il Mediterraneo. Vediamo qual è oggi la situazione di queste risorse, nell’arco di questi ultimi 20 anni.

Stato dei piccoli pelagici in questi ultimi decenni
I Grafici da 1 a 6 illustrano la situazione dei piccoli pelagici negli ultimi decenni. Si è ritenuto utile aggiungere a questo lavoro anche il Grafico 7, riguardante le portate del fiume Po dal 1970 al 2016. Poiché il Grafico 6 riguarda in definitiva l’anello terziario della rete trofica, mentre il Grafico 7 riguarda volumi d’acqua e sostanze nutritive di base, bisogna immaginare che tra queste due curve ci possano essere altri due grafici riguardanti l’andamento del fitoplancton e dello zooplancton. Ovviamente i due grafici mancanti riguarderebbero indagini svolte in aree ancora interessate dalle acque di portata del Po. La letteratura scientifica consultata non ci dà risposte esaurienti (Santojanni A. et al. 2006; Totti C. et al. 2019) su questi aspetti. Probabilmente le aree marine interessate dalle indagini non sentono più gli apporti del Po, in quanto troppo distanti e meridionali.

Conclusione
Una situazione di pauperismo generale è dato di osservare a livello delle risorse della GSA 17 e GSA 18 in Adriatico, ma certamente identica situazione si può ritrovare in altri bacini del Mediterraneo. Sia nel caso di pesca eccessiva, sia nel caso più vasto del riscaldamento globale, dell’aumento di temperatura media annua, dell’installarsi del regime di aridità e del minore apporto biogenico attraverso le portate fluviali, il responsabile è sempre l’uomo.
Nei casi di pesca eccessiva, i pescatori si sono in qualche modo ristretti, diminuendo i giorni di pesca di attività ed in alcuni casi, mettendo in disarmo i loro mezzi di cattura. Ma, nel secondo caso, cioè quello del cambiamento climatico in atto, sono in discussione le attività umane industriali, i combustibili utilizzati, le attività della zootecnia e quanto contribuisce al riscaldamento globale.
L’Antropocene è iniziato lentamente un paio di secoli fa, è in pieno sviluppo e non sappiamo quando finirà. Se si mettono assieme grafici di più lunga ed estesa osservazione (Grafico 6), relativi a grandezze globali di biomassa, cattura, cattura per unità di sforzo, tra alti e bassi, si tratti di risorse demersali o si tratti di risorse pelagiche, le tendenze sono tutte in discesa. In queste condizioni di criticità destano qualche perplessità le ricerche affannose di MSY su specie e stock che, per l’ineluttabilità dell’incidenza dei cambiamenti climatici, non possono che registrare condizioni di decremento. Siamo quindi condannati ad una condizione di lenta “agonia” a livello di pesca ed utilizzo delle risorse di pesca, anche se in qualche modo la maricoltura sopperisce alla situazione critica della pesca con il suo apporto del 40% ed oltre alla produzione ittica marina, data dagli stock selvatici. Ma, anche in questo comparto, cominciano ad apparire i problemi per tutte le iniziative in cui sono implicati i piccoli pelagici (sardine ed acciughe) come nutrimento di pesce (tonni in gabbie) come sta succedendo negli allevamenti della costa orientale dell’Adriatico. E allora? Bisogna sostenere tutte quelle iniziative tese a riportare la situazione climatica sotto controllo.


Giovanni Bombace
Federica Grilli
Alberto Santojanni




Nota

Tra la prima e la seconda settimana di maggio 2023, una pioggia fitta e consistente è caduta nel territorio della Regione Emilia-Romagna. In 48 ore è caduta in quei territori la pioggia di un anno, causando alluvione, frane e disastri ambientali, oltre che ingenti danni alle colture. Questo comportamento meteorologico anomalo è anch’esso tipico del cambiamento climatico, per cui si succedono periodi di grande siccità con periodi di grandi piogge concentrate sul territorio.



Bibliografia


Angelini S. et al. (2017), Anchovy (Engraulis encra­sicolus) in the GSAs 17 and 18, Meeting on stock assessment of the General Fisheries Commission for the Mediterranean, fao, Roma, 13-18 novembre 2017.
Angelini S. et al. (2017), Sardine (Sardina pilchardus) in the GSAs 17 and 18, Meeting on stock assessment of the General Fisheries Commission for the Mediter


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