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Speciale Scardovari

Sacca di Scardovari, è allarme Granchio blu

of Rella M.


Vorace, aggressivo, infestante. L’incubo degli allevatori di molluschi si è manifestato con tutti i peggiori aggettivi a partire da fine primavera, seminando malumori e preoccupazione tra pescatori, coltivatori di molluschi, imprenditori e anche ambientalisti. Ha messo letteralmente in ginocchio un sistema economico e sociale sviluppato in anni di lavoro e di fatica, messo sul lastrico piccole imprese a conduzione famigliare e a rischio la biodiversità, ennesima minaccia ad un ecosistema agrario, marino e lagunare delicato e fragile. Lo sanno bene sul Delta del Po i pescatori e allevatori veneti della Sacca di Scardovari, dove il Granchio blu, con l’appetito di un coccodrillo e il buongusto di un gastronomo di professione, sta facendo man bassa di molluschi prelibati, tra i migliori d’Italia: le cozze di Scardovari Dop, le vongole veraci, le ostriche rosa. E adesso è allarme. Prima si è pappato le vongole e le cozze mezzene, poi è passato alle semine, col risultato che si misurerà dalle prossime settimane nelle pescherie d’Italia.

Una situazione fuori controllo
Se pensavate che la peggior invasione mai vista fosse quella di “Alien”, il mitico film di Ridley Scott degli anni ‘70, è il caso allora d’aggiornare l’immaginario perché da fine maggio, inizio giugno, nella Sacca di Scardovari, habitat perfetto per cozze, vongole, ostriche — e oggi Granchi blu — i coltivatori di molluschi non potevano vedere di peggio. Non tanto nell’aspetto, perché il vorace crostaceo ha un look niente male, una bella corazza grigio-marroncina e chele possenti strisciate d’azzurro, quanto nei numeri dell’invasione, questa sì, da disorientare anche i più fini matematici.
Secondo i dati forniti dal Consorzio delle Cooperative dei Pescatori del Polesine (14 coop., 1.470 permessi di pesca) nel 2022 sono stati venduti a Scardovari circa 600 quintali di Granchio blu. Ebbene, soltanto in 3 mesi, tra il 5 luglio e il 12 settembre 2023, ne sono stati pescati 5.000 quintali.

Un dramma che si fatica a far comprendere
«Siamo molto preoccupati, abbiamo chiesto lo stato d’emergenza, ma dalle istituzioni centrali non abbiamo avuto le risposte che ci aspettavamo» ci dice il presidente del Consorzio delle Cooperative dei Pescatori del Polesine Luigino Marchesini. «Forse non hanno chiare le conseguenze di quanto può accadere nei prossimi mesi quando non avremo più prodotto. A chi pensa con ragionamenti semplicistici che il Granchio blu sia anche un’opportunità commerciale rispondiamo con i numeri. L’economia dei molluschi di Scardovari è dominata dalle vongole veraci, che rappresentano il grosso del giro d’affari, un volume complessivo di 60 milioni di euro, comprese le cozze e il resto. Ebbene — puntualizza Marchesini — dei 5.000 quintali di Granchi blu pescati tra luglio a settembre 368.000 kg sono andati al macero, con relativi costi di smaltimento, mentre 14.745 kg sono stati venduti, a prezzi tra e 1,30 ed e 2,50 al kg. Nell’ipotesi di e 2,00 al kg parliamo di e 29.490…
Di cosa stiamo parlando? Può questo sostituire un business? D’inverno, poi, la laguna sarà meno pescosa e il granchio sarà meno carnoso».
L’altra incognita riguarda l’origine di questa moltiplicazione della specie aliena. Il problema è sorto lo scorso maggio forse a causa della combinazione di eventi climatici avversi, prima la siccità, poi le piene dei fiumi del Nord Italia, infine l’alluvione che ha colpito la Romagna. Da allora, il Delta del Po, che è molto ramificato, si è riempito d’acqua e Granchi blu. «Forse erano nei fiumi, forse si riproducono in fretta, non si conoscono bene le ragioni, il fenomeno è allo studio», sottolinea il presidente Marchesini.
Gli allevatori di molluschi hanno pescato costantemente i Granchi blu anche per verificare se si manifestasse un calo di pesca oltre che per tentare di salvare i loro prodotti, invece si è visto che il raccolto di granchi è stabile, in numeri di 10 volte superiori all’anno passato.
Per correre ai ripari e salvare un po’ di vongole e cozze, ora si sta sperimentando l’utilizzo di gabbie protettive, un sistema di reti circolari o quadrate, fatte di materiali resistenti eco-compatibili, collocate in zone di bassa corrente, a 40-50 cm di profondità, per evitare che il granchio vada sotto e scavi. Però, non avendo semine naturali né potendo recintare tutte le sacche, non sarà garantita la produzione, che è due volte un’incognita poiché le reti protettive sono esposte alle bizze del tempo. E comportano comunque molto lavoro, pulizia dalle alghe, ecc…
Insomma, non può essere neanche questo un business alternativo.
Granchio blu e molluschicoltura: una convivenza impossibile
«Nel frattempo il granchio ci ha messi al tappeto» incalza Marchesini. «Da ottobre non ci saranno più vongole. Si sono cibate dei semi naturali e della semina acquistata e introdotta dal Consorzio, poi delle vongole mezzane, delle semine delle cozze, dei granchi verdi usati tradizionalmente per le moeche e addirittura dei pesci catturati in nassa insieme ai Granchi blu, che se li sono spolpati vivi».
Per le vongole veraci è compromessa parte della produzione della precedente semina, in raccolta nel 2023, e per il 2024 sarà pari a zero. «Ma se il problema dovesse persistere sarà azzerata anche quella del 2025…» aggiunge allarmato Marchesini. «Nel comparto oggi sono 1.500 le famiglie a reddito zero e sarà così per tutto il 2024. Senza considerare tutti i comparti collegati indirettamente all’indotto del Consorzio che risentiranno gravemente di questa crisi.
Come ho già detto e ci tengo a ribadire, bisogna capire e far capire che il Granchio blu non sarà mai un’opportunità per il nostro comparto ma solo una calamità ed un disastro per il territorio. Il contrasto del problema che prevede la promozione della commercializzazione e del consumo del granchio è solo un palliativo e non risolverà assolutamente questa emergenza. Ecco perché chiediamo aiuti concreti ed immediati, altrimenti sarà la fine per sempre della più grande realtà molluschicola d’Italia».


Massimiliano Rella



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