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Comunicare la carne

World Without Cows?

di Redazione


Oggi l’allevamento è spesso indicato tra i principali responsabili del cambiamento climatico e di altre crisi globali. Molti attivisti ambientali invocano la fine del consumo di carne e la chiusura degli allevamenti. Ma cosa accadrebbe se lo si facesse davvero? E come sarebbe un mondo senza vacche o, più in generale, senza l’allevamento? A queste domande risponde World Without Cows, un docufilm presentato lo scorso maggio presso il Parlamento europeo di Bruxelles e il 23 febbraio a Bologna. L’evento organizzato nel capoluogo emiliano, presso lo splendido e centralissimo cinema Modernissimo, a due passi da piazza Maggiore, ha visto una grande partecipazione di operatori del settore, allevatori e stampa. Un’occasione per affrontare in modo aperto e documentato il futuro dell’alimentazione, della sostenibilità ambientale e il ruolo, tutt’altro che marginale, che gli allevamenti continuano a rivestire nella nostra società.

«Oggi vorremmo condividere con voi un’idea, un messaggio, e vorremmo un progetto che ci possa unire» ha detto il giornalista Andrea Bertaglio nel dare il benvenuto ai partecipanti prima della proiezione, a cui ha fatto seguito una panel discussion. «Solo uniti potremo comunicare con il consumatore, con chi ogni giorno fa delle scelte di acquisto, aiutandolo a formare una propria visione che sia oggettiva e non di parte. Tutti possono avere un’opinione, ma l’importante è che sia un’opinione informata. Questo, a mio parere, è il nostro compito come industria, come settore. Il consumatore deve sapere qual è l’importanza dell’agricoltura a livello sociale, economico e anche ambientale» ha sottolineato.


Un mondo senza bovini

World Without Cows è un documentario che esplora l’ipotesi di un mondo senza bovini, dando spazio a prospettive anche diverse fra loro: scienziati e allevatori, economisti e ambientalisti. Il film solleva interrogativi cruciali: vivremmo davvero meglio senza le vacche? Cosa perderemmo? Cosa cambierebbe? Quali effetti inattesi potrebbero emergere? Attraverso una narrazione su scala globale e dati rigorosi, invita a superare semplificazioni e pregiudizi, portando al centro del dibattito temi chiave come la sicurezza alimentare, l’uso del suolo, le emissioni e la circolarità dei sistemi agricoli. Per realizzarlo, i giornalisti Michelle Michael e Brandon Whitworth hanno viaggiato per 3 anni in oltre 40 luoghi, raccogliendo testimonianze e dati per indagare il ruolo dei bovini riguardo salute umana, nutrizione, clima, cultura ed economia.


Ruolo dei bovini: precisiamo!

Nella loro ricerca i due autori hanno scoperto che, sebbene le vacche contribuiscano per circa il 5-7% alle emissioni globali di gas serra, il quadro complessivo è molto più complesso. Per quanto riguarda le emissioni di metano, ad esempio, esse rappresentano circa il 30% delle emissioni globali di questo gas. Tuttavia, le evidenze scientifiche indicano che il metano prodotto dal bestiame, principalmente a causa della fermentazione enterica, rimane nell’atmosfera per circa 12 anni, un tempo molto più breve rispetto all’anidride carbonica (CO2), che ci resta anche per oltre mille anni. Gli scienziati stanno esplorando soluzioni come modifiche nella dieta, selezione genetica e interventi sul microbioma per ridurre le emissioni alla fonte, ottenendo risultati promettenti. Quando sentiamo dire che la maggior parte delle terre agricole mondiali è dedicata al bestiame, è importante capire che gran parte delle superfici usate per il pascolo non è adatta alla coltivazione di colture per il consumo umano diretto. Gli animali allevati al pascolo, inoltre, aiutano a mantenere la salute del suolo poiché il pascolamento stimola le piante a rilasciare composti carboniosi che nutrono i microbi del suolo, migliorando la fertilità e favorendo il sequestro del carbonio. O ancora, i bovini svolgono un ruolo vitale nella circolarità agricola, poiché attraverso un processo chiamato upcycling possono trasformare sottoprodotti agricoli non commestibili per l’uomo, come stocchi, bucce e altri residui, in alimenti di alta qualità e nutrienti. Questo riduce gli sprechi e aumenta l’efficienza complessiva del sistema alimentare, poiché i bovini sono in grado di convertire 600 grammi di proteine vegetali di bassa qualità in 1 kg di proteine animali di alta qualità. Ancora più importante, i bovini contribuiscono significativamente alla sicurezza alimentare globale, fornendo circa il 34% delle proteine, il 18% delle calorie e il 55% degli amminoacidi essenziali necessari all’alimentazione umana, offrendo nutrienti essenziali difficili da ottenere da altre fonti, come i vegetali. Carne e latticini sono particolarmente importanti per combattere la malnutrizione in popolazioni vulnerabili, come donne e bambini in aree rurali o a basso reddito. Eliminare l’allevamento potrebbe ridurre l’accesso a nutrienti essenziali per miliardi di persone, aggravando povertà e malnutrizione.


Non ci sono solo le emissioni

Il dibattito sugli allevamenti, quelli bovini in particolare, si concentra spesso in modo ristretto su dieta ed emissioni, ma eliminare completamente i bovini avrebbe ripercussioni ben oltre il settore alimentare. Le vacche forniscono molto più che carne e latte: i loro sottoprodotti sono fondamentali in molti aspetti della vita quotidiana, nella produzione di articoli che diamo spesso per scontati. Dai farmaci salvavita ai materiali per interventi chirurgici, i bovini forniscono componenti chiave come il collagene per medicazioni e riparazioni articolari, la gelatina per capsule e vaccini, e altri materiali biologici usati in tutto, dalle valvole cardiache biologiche alla produzione di eparina. Questi usi medici sono spesso trascurati, ma sono vitali per i sistemi sanitari moderni in tutto il mondo. Anche strumenti musicali, pneumatici, fertilizzanti naturali, cosmetici, pellame, pet food e molti prodotti per la casa contengono materiali derivati dai bovini, difficili da sostituire in modo sostenibile o economico. Tutto ciò supporta il fatto che il bovino sia profondamente integrato nelle catene di approvvigionamento globali, non solo in agricoltura, ma anche nell’industria alimentare, sanitaria e manifatturiera. Eliminare i bovini dal nostro ecosistema non influenzerebbe solo il sistema alimentare, ma interromperebbe anche numerosi settori che dipendono da materiali di origine bovina. Riconoscere il ruolo insostituibile dei bovini ci sfida a pensare in modo più globale al loro ruolo nella società e alle conseguenze di un mondo senza di essi. Riflessione particolarmente utile in un contesto come quello delle istituzioni europee.


Più dialogo fra allevatori e società

Uno dei messaggi più importanti del film è infatti l’urgenza del dialogo. Il film documentario mostra che riunire agricoltori, società e decisori politici per parlare in modo aperto e onesto è fondamentale. Senza questo tipo di comunicazione, è impossibile trovare soluzioni equilibrate che funzionino per l’ambiente, l’economia e per chi dipende dal bestiame. World Without Cows ci invita a ripensare all’imprudente ed improbabile idea di eliminare gli allevamenti, mostrando come questa scelta potrebbe avere conseguenze profonde su nutrizione, sostenibilità ed ecosistemi a livello globale. La scienza alla base del documentario è essenziale per stimolare conversazioni attente e basate sulle evidenze scientifiche e sul buonsenso. Perché solo attraverso collaborazione e comprensione reciproca potremo avanzare verso un futuro sostenibile.


Il dibattito

Al termine della proiezione del film documentario Andrea Bertaglio ha sottolineato quanto gli europei siano poco sensibili ai temi della zootecnia. «Tutto ciò è più che comprensibile dato che abitiamo un’area molto urbanizzata e, se non direttamente coinvolti, i cittadini europei non conoscono il mondo agricolo e zootecnico».

«Cosa sarebbe l’Italia senza vacche?» ha spiegato il prof. Giuseppe Pulina. «Partiamo dalla prima considerazione: ci sarebbe un vantaggio per il clima? No, perché in Italia, anche utilizzando le metriche correnti, noi sappiamo che tutto l’allevamento emette una quantità di anidride carbonica equivalente a quella assorbita, con un bilancio carbonico uguale a zero. Ma se andiamo a riprendere specificamente il tema dei bovini, vedremo, come è stato anche detto nel film, che con le nuove metriche, avendo ridotto le emissioni di metano dal 1990 ad oggi, il sistema bovino in realtà non ha riscaldato l’atmosfera, ma l’ha bensì raffreddata. Per cui in Italia noi siamo nelle condizioni di avere un sistema di allenamento che è a impatto zero sotto il profilo climatico».

L’ex presidente e presidente onorario di IDF – International Dairy Federation Piercristiano Brazzale è andato dritto al punto quando ha sostenuto che «chi si occupa di scienza non comunica efficacemente. Il non saper comunicare e trasmettere informazioni non è solo un problema degli agricoltori o degli industriali, ma anche un problema della scienza che non arriva ai cittadini e ai consumatori. Le metodologie oggi sovrastimano ampiamente l’impatto ambientale degli animali. Le sovrastimano per difetto proprio metodologico.

Patrick Charlton, vicepresidente Europa di Alltech, ha toccato un punto fondamentale: «I giovani hanno costante accesso alle informazioni attraverso questi i social media e sempre più allevatori stanno diventando a loro volta molto bravi a comunicare attraverso TikTok, Instagram o Facebook. Loro sono i soggetti migliori per spiegare ciò che fanno, la bontà dei loro prodotti, il benessere animale a cui puntano e la qualità dell’attività che perseguono ogni giorno».

E ancora, «Si parla molto di vegetarianesimo, di veganesimo, ed effettivamente bisogna ammettere che dal punto di vista comunicativo le persone avverse alle proteine animali sono state molto brave a influenzare l’opinione pubblica. Ciò detto, nonostante il successo dal punto di vista comunicativo delle loro campagne informative, il dato reale è che il volume di persone vegetariane o vegane, in realtà non è cresciuto così come temeva il nostro settore. Se noi diventassimo più bravi dal punto di vista della comunicazione, che impatto positivo potremmo esercitare sull’opinione pubblica? Il comparto delle carni, se lo vuole davvero, può fare sentire la propria voce comunicando con una narrativa migliore».


>> Link: carnisostenibili.it

>> Link: worldwithoutcows.com


Nota

Official trailer: youtube.com/watch?v=nz4D7CIXZ5Y



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