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Vino

La Vie en rose del Brunello

di Lagorio R.


Tra i vini rossi che godono delle denominazioni di origine, il Brunello di Montalcino è senz’altro quello che si rivolge ad un pubblico più eterogeneo (e qualificato) per via dei suoi tannini mai aggressivi grazie al lungo affinamento, al suo multiforme impianto gustativo e alla sua sottile trama aromatica.

Casato Prime Donne

Vino rosso che ha saputo attraversare le mode, quelle dei cugini opulenti degli anni ‘80 e ‘90, dei bicchieri cosiddetti naturali e dalle temerarie acidità del secondo decennio del Duemila. Dietro a questo innegabile successo c’è una figura chiave del mondo enoico italiano, Donatella Cinelli Colombini e il suo Casato Prime Donne, azienda tutta al femminile. «Quando lasciai la fattoria di famiglia per fondare la mia azienda, composta dal Casato di Montalcino e dalla Fattoria del Colle di Trequanda, cercavo un cantiniere per assicurare il vino che avevo ricevuto dalla famiglia. Chiesi aiuto all’Istituto Agrario Ricasoli per segnalarmi i nominativi di qualche studente. Mi risposero che avrei dovuto aspettare, mentre la disponibilità delle studentesse era immediata. Non ci pensai due volte e così al nome di Casato aggiunsi anche Prime Donne. E adesso l’azienda ha solo dipendenti femminili», racconta nella sala dedicata alla giornalista Ilda Bartoloni, arricchita da fotografie dedicate alla Val d’Orcia. Era il 1998 quando usciva dalla Fattoria dei Barbi, che vede oggi a capo il fratello Stefano. Ma Donatella Cinelli Colombini aveva già dato vita ad un progetto rivoluzionario nel 1993, il Movimento Turismo del Vino, e da lì a Calici di Stelle e Cantine Aperte, due formule che oggi vengono realizzate con successo in tutta Italia e stanno alla base dei successi dell’enoturismo. «Ma le visite non servono solo per fare uscire i turisti con la cassa di vino. Hanno soprattutto il compito di raccontare come si fa il Brunello attraverso pannelli di carattere tecnico e storico». Persino musicale, visto che l’impianto di amplificazione emette i suoni che stimolano una degustazione… enomusicale. Intorno alla cantina, poi, si può percorrere un itinerario immersi nella campagna, ambrata in stile Ambrogio Lorenzetti e arricchita da opere d’arte contemporanea. Punta di diamante della cantina è proprio il Brunello Prime Donne, realizzato mettendo intorno al tavolo quattro esperte (Rosemary George, Madeleine Stenwreth, Astrid Schwarz e Daniela Scrobogna) con il compito di assemblare i vini delle diverse vigne e decidere tipologia delle botti e periodo di affinamento. Se ne producono tra 6 e 12.000 bottiglie all’anno. Forse per tutte queste ragioni pare che il Brunello si divincoli bene tra le innumerevoli strette a cui è sottoposto il vino, specie quelle relative alla tolleranza zero alla guida. Tuttavia, «la crisi dei vini rossi è una realtà indiscutibile. Così alla Fattoria del Colle stiamo puntando anche in sperimentazioni sui vini bianchi come il Procanico e il Grechetto, che stanno dando ottimi risultati. E sulla produzione di olio extravergine di oliva, rimettendo in funzione anche tre antichi orci di terracotta».

Casato Prime Donne ha del resto trovato in Violante Gardini, figlia di Donatella, un’ottima interprete delle tendenze attuali. «Le visite che organizziamo sono diverse dal solito. Stimolano la curiosità e venire in cantina è anche divertimento, scoprire un posto autentico, conoscere un intero territorio. Non raccontiamo solo come viene prodotto il Sangiovese ma vogliamo far star bene le persone, in cantina come in vigna».

cinellicolombini.it


Corte dei Venti e Azienda Agricola Agostina Pieri

A Donatella Cinelli Colombini spetta senza dubbio l’epiteto di Signora del Brunello, ma il Brunello si declina al femminile anche a Corte dei Venti. Silvana Pieri ne è la capostipite; la figlia Clara Monaci, con la giovanissima nipote Elena Machetti coloro che proseguono l’epopea iniziata nel 1943. Silvana è nondimeno sorella di Agostina, che ha fondato la cantina Pieri Agostina, gestita oggi dal figlio Francesco Monaci. Qui pare che le cordiali abitudini rurali siano cambiate ben poco da quando la famiglia Pieri acquistò il podere: al termine dell’imbottigliamento c’è un piatto di pasta che spetta a tutti seduti intorno al tavolone della grande cucina, come nei giorni della trebbiatura ci si ritrovava, braccianti e proprietari, per il pranzo. I filari di cipressi che vestono la strada sterrata portano a Piancornello, la località di Montalcino a sud-est dove si trovano le cantine, l’una accanto all’altra, e la brezza è dolce e continua. «I venti che provengono dal mare consentono una maturazione prolungata e ottimale delle uve mentre i terreni ricchi di argilla calcarea e ferrosa sono freschi e ricchi di sostanze minerali» spiega Clara Monaci. Questa combinazione permette un insolito equilibrio tra acidità e morbidezza, con una presenza di tannini che assicura un’elevata longevità. L’annata 2020 spicca per la presenza sartoriale di elementi gustativi che si incastrano alla perfezione. Un enoturismo «fatto di passaparola perché non siamo molto social» fa trapelare un indizio di genuina ruralità. «È bello vedere che i visitatori rimangono affascinati dal panorama; scendono nel vigneto e si preparano un picnic» che consolida l’immagine bucolica della cantina.

lacortedeiventi.it

pieriagostina.it


Scopeto del Cavalli

La più piccola cantina di Brunello si trova nella zona occidentale del comune senese e, anche in questo caso, si tratta di una cantina in rosa. Al timone c’è Beatrice Mathews, inglese di origini spagnole che arrivò a Montalcino negli anni Settanta. Nel 1984, con il marito Yoran Cazac, acquistò il podere Scopeto del Cavalli dove «ancora oggi convivono ulivi, fiori spontanei e viti per incoraggiare la simbiosi tra i vegetali e applicare al meglio le pratiche della biodinamica. L’azienda fu tra le prime a ottenere la certificazione biologica a Montalcino» ricorda Beatrice. Il terreno è tutt’ora composto da terrazze con filari qua e là: non c’è un vigneto unico. La produzione si aggira intorno alle mille unità e «le uve, una volta raccolte a mano, vengono selezionate attentamente prima della pigiatura». Ogni bottiglia è un’opera d’arte in quanto le etichette riprendono i quadri del marito, unica nota “azzurra” in questo universo rosa.

scopetodelcavalli.com


Riccardo Lagorio



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