Dalla crisi della Xylella alla lenta ripresa produttiva con l’obiettivo di rafforzare la produzione di olio extravergine di qualità e aprire sempre più le porte ai tanti turisti — e curiosi buongustai —, che visitano il Salento, anche fuori stagione. È il percorso dell’Oleificio Cooperativo Leverano (Oleificio Cooperativo della Riforma Fondiaria Soc. Coop. Agr.), una storica cooperativa salentina fondata nel 1964, che oggi punta su nuovi impianti e cultivar resistenti alle patologie.
Come ci racconta il presidente del CdA Eugenio Manieri, per decenni la struttura è stata un riferimento per centinaia di olivicoltori, lavorando tra i 40 e i 50.000 quintali di olive l’anno. Un equilibrio spezzatosi purtroppo nel 2017, quando il batterio della Xylella fastidiosa — un nome, un programma — ha ridimensionato drasticamente il ciclo produttivo. «Tra il 2022 e il 2023 sono emersi finalmente i primi segnali di ripresa grazie all’entrata in produzione dei nuovi impianti che abbiamo realizzato a seguito dell’eradicazione degli alberi infetti», sottolinea il presidente Manieri.
Oggi la cooperativa conta 800 soci, 350 dei quali conferiscono regolarmente. La superficie produttiva ha subito una forte contrazione, passando da oltre 2.000 ettari agli attuali 700 ettari, molti dei quali reimpiantati. La raccolta delle olive interessa Leverano, Copertino, Veglie, Nardò e comuni limitrofi in provincia di Lecce.
Nel 2024 il frantoio ha lavorato 4.000 quintali di olive (contro i 6.000 della campagna precedente). Numeri, però, che sono lontani dai livelli storici, destinati tuttavia a crescere con la maturazione dei nuovi alberi e soprattutto migliorativi in termini di qualità.
«Il cambiamento maggiore riguarda le varietà di olive» aggiunge Manieri. «Al posto delle tradizionali Ogliarola leccese e Cellina di Nardò, il nostro rilancio sta puntando su cultivar resistenti o tolleranti al batterio della Xilella, come il Leccino, la Favolosa (FS-17), la Lecciana e il Leccio del Corno».
Le diverse varietà determinano tempi e modalità di raccolta differenti. La Favolosa, coltivata in impianti super-intensivi, viene raccolta a fine settembre con sistemi meccanizzati. Le altre, come il Leccino, seguono il calendario tradizionale da metà ottobre a inizio dicembre, usando scuotitori, pettini pneumatici o la raccolta manuale.
Dalle olive conferite dai soci al frantoio aziendale si ottengono 2 etichette di olio extravergine, entrambe blend di diverse varietà, e una monocultivar. Le differenze dipendono dal periodo di raccolta e maturazione: una linea è più morbida, l’altra punta su profumi più intensi e note fruttate.
Il frantoio aziendale impiega una linea Pieralisi di dimensioni contenute, scelta mirata per adattarsi alle esigenze attuali in attesa di un’evoluzione del settore prima di fare grandi e nuovi investimenti.
La cooperativa guarda anche al ruolo sociale dell’agricoltura, studiando la possibilità di gestire direttamente i terreni abbandonati, fenomeno aggravato da Xylella e spopolamento. L’obiettivo è di evitare che i piccoli appezzamenti restino improduttivi, favorendo dunque il recupero paesaggistico e la rinascita economica del territorio. Una sfida complessa che chiama l’intera comunità salentina a ricostruire un simbolo della propria identità: l’ulivo.
Abbiamo assaggiato il Classico, un extravergine fruttato medio, con note di amaro lieve e un piccante più deciso, ma equilibrati; il Liberanus, un evo fruttato intenso con note di amaro e piccante più decisi, ottimo su zuppe, carni rosse e piatti rustici. Infine, il monocultivar LaLeccina, delicato ed elegante, amaro e piccante leggeri e armonici, un olio di accompagnamento per crudi di pesce, carni bianche e formaggi freschi.
Massimiliano Rella
>> Link: www.oleificiorfleverano.it
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