Viva l’aperitivo, ma che sia un aperitivo di qualità anche nell’abbinamento Food & Beverage, volentieri fuori casa, ma non solo: da Nord a Sud, infatti, 1 Italiano su 2 (51%) spende in media oltre 50 euro per l’aperitivo tra le pareti domestiche. È quanto emerge da un’analisi sul consumo condotta da CGA by NIQ, in grado di fornire uno scenario completo ed esaustivo sul rapporto tra consumatori e l’aperitivo. Gli Italiani, insomma, si confermano un popolo amante del buon bere e della cura nell’abbinamento con il cibo, dei veri e propri Aperitaster. Il 37% degli intervistati dichiara di averne consumato almeno uno negli ultimi tre mesi — dato con 7 punti percentuali in più rispetto al 2015 — e di questi il 46% non rinuncia ad almeno un aperitivo al mese. «L’aperitivo italiano è una tradizione consolidata fin dai tempi più antichi, fondata sull’abbinamento tra Beverage e Food», commenta Federico Gordini, founder di MWW Group e ideatore del World Aperitivo Day, giunto alla sua quarta edizione che è in programma a Milano il prossimo 26 maggio 2026. «Quando nel 2022 abbiamo creato il Manifesto dell’Aperitivo italiano insieme a istituzioni, Consorzi e grandi marchi del Food & Beverage, abbiamo voluto offrire una visione chiara dell’italianità di questo rito, sottolineando la necessità di chiamare “aperitivo” quel momento in cui l’abbinamento beverage-food fosse centrale. Dai risultati della ricerca emerge chiaramente come questo abbinamento rappresenti oggi il criterio distintivo più importante per gli Italiani. È su questo che abbiamo costruito il nostro Manifesto: l’aperitivo è, prima di tutto, armonia tra gusto e cultura gastronomica».
All’aperitivo non si rinuncia
Anzi. Il 77%, ovvero 3 intervistati su 4, ama concederselo nei bar diurni (39%), nei cocktail bar o locali dedicati (34%), seguiti da enoteche, trattorie e discobar (15%), ristoranti (13%) pub e birrerie (10%). Non solo. L’attenzione all’abbinamento è una caratteristica imprescindibile nella selezione della destinazione. Insomma, l’esperienza di un buon drink va di pari passo con la ricerca di una proposta culinaria all’altezza, tanto che l’85% del campione intervistato ammette di considerare importante la proposta di abbinamenti con il food. Si guarda al km 0, alle certificazioni come la DOP, al territorio, alla cura nella preparazione che parte dalle materie prime. L’importanza dell’offerta gastronomica nella golden hour supera perfino l’attenzione alla qualità del bere (41% di fan del cibo contro il 38% di fan del beverage nel criterio di scelta del locale). «La ricerca ci restituisce l’immagine di un’Italia profondamente innamorata dell’aperitivo, sempre più attenta alla qualità, al piacere e alla cura dell’abbinamento con il cibo, ma anche alla moderazione e a una convivialità consapevole», continua Gordini. «Un’evoluzione generazionale, a cui il mercato del Food & Beverage Risponde con una varietà crescente di proposte di alto livello, sia negli ingredienti che nel gusto». Addirittura, 4 persone su 5 (81%) sono disposte a pagare un sovrapprezzo per una lista di prodotti e appetizer premium durante l’aperitivo. In particolare, il 45% sarebbe pronto a spendere fino a 5 euro in più, il 44% tra i 5 e i 10 euro e il 12% oltre i 10 euro. Il fenomeno coinvolge trasversalmente uomini e donne, rispettivamente il 56% e il 44% tra coloro che hanno dichiarato di aver consumato un aperitivo nell’ultimo mese in casa o fuori casa. Parliamo di consumatori sempre più attenti e consapevoli: attivi, curiosi, sensibili al benessere fisico e informati sulle novità, gli Aperitaster sono pronti a scegliere anche alternative analcoliche (15% solo analcolico, 61% anche analcolico). La frequenza è varia: il 13% degli Italiani si concede questo rituale più di una volta a settimana, il 17% una sola volta a settimana, il 46% almeno una volta al mese, mentre il 23% più sporadicamente. Insomma, l’aperitivo è un’abitudine a cui 3 italiani su 4 non possono rinunciare almeno mensilmente. Per quanto riguarda le bevande consumate, tra quelle alcoliche più apprezzate, il primo posto in classifica va allo Spritz (33%), seguito dal Prosecco (29%), sul podio anche la birra con il 26% delle preferenze. Tra le analcoliche, invece, al primo posto spiccano gli aperitivi in bottiglia (56%), i cosiddetti ready to drink, seguiti dai cocktail 0 alcol sempre in bottiglia e dai succhi di frutta (ambedue col 12% di preferenze).
Nel mondo dell’aperitivo soffia il vento del cambiamento
Una cosa è certa: i consumi si stanno diversificando, complice, se vogliamo, il nuovo Codice della Strada. Entrata in vigore il 14 dicembre 2024, la normativa ha introdotto regole e sanzioni più severe per chi guida in stato di ebbrezza, con controlli più frequenti per i recidivi. Un cambio di rotta, questo, che potrebbe influenzare significativamente le dinamiche di consumo all’interno del canale Ho.re.ca., secondo le dichiarazioni raccolte da CGA by NIQ. Circa la metà degli italiani, infatti, dichiara di voler ridurre o modificare il proprio modo di fare aperitivo, un trend che si allinea perfettamente con la tendenza a valorizzare il cibo tanto quanto il beverage nei pairing al bancone. A prestare maggiormente attenzione sono Gen Z e Millennials. Sono proprio i più giovani ad orientarsi prevalentemente verso le opzioni a basso o 0 gradazione alcolica, come la birra 0% alcol o i mocktail (parliamo del 27% contro un 20% del campione generale). Sempre 1 giovane su 3 opta solo per l’analcolico, scelto dal 25% degli intervistati. E i consumi home made? Per l’aperitivo in casa, cresce in valore la vendita di gin, spumanti e ready to drink (+4,2%). Anche all’estero, in mercati come Francia e Germania, si nota un’attenzione crescente verso l’aperitivo made in Italy, e verso le varianti leggere e profumate, come i liquori floreali che vanno a comporre i cocktail. Lo Spritz, in particolare, ha conquistato brillantemente nuovi spazi diventando simbolo dell’Italian Style.
Fonte: MWW Group,
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Cosa bevono i nativi digitali? L’aperitivo più in voga tra la Gen Z — ovvero le persone nate indicativamente tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio degli anni 2010, in altre parole i primi veri “nativi digitali”, cresciuti in un mondo già dominato dal web, dagli smartphone e social media — include opzioni analcoliche come i mocktail (i cosiddetti “finti cocktail”) e bevande come la birra. Si riscontrano però anche scelte più tradizionali come lo Spritz e trend emergenti come i drink a base di mezcal (un distillato messicano ottenuto dalla pianta dell’agave) e tequila. Si osserva infatti una maggiore curiosità verso ingredienti esotici e una tendenza a preferire distillati e cocktail di qualità superiore, con la possibilità di pagare di più per tali prodotti. Accanto alla crescente preferenza per le bevande “no-low” (soluzioni a basso o nessun contenuto alcolico), la tendenza generale è orientata verso un aperitivo sociale da gustare più spesso e in compagnia. |
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