Importante realtà termale che gravita intorno a Montegrotto e Abano, Riserva della biosfera per la sua ricca biodiversità e antica regione di vulcani (si contano 81 coni, emersi 30 milioni di anni fa, isolati nella pianura come scogli nel mare), il territorio dei Colli Euganei ospita un vitigno diffuso in Italia a macchia di leopardo, il Moscato giallo. Sta alla base della DOCG Fior d’Arancio in versione ferma, passita o spumantizzata e prospera bene sulle colline caratterizzate da condizioni termiche quasi mediterranee tra 50 e 400 metri di altitudine.
Il Moscato giallo è noto per essere presente nella zona sin dall’Ottocento, mentre la DOC Colli Euganei risale al 1969, ma pare che fosse arrivato ben prima su questi poggi, attraverso le galee dei commercianti veneziani che amavano i vini aromatici. Negli anni, il vino a base di quest’uva è andato sempre più caratterizzandosi come tipicità del territorio, ottenendo il riconoscimento della DOCG Colli Euganei Fior d’Arancio nel 2011. La versione spumante va per la maggiore, con 750.000 bottiglie, la versione secca cresce anno via anno e raggiunge le 106.000 unità, mentre il passito si ferma a circa 24.000 bottiglie.
Tuttavia, il Moscato giallo si presenta con grappoli spargoli dalla buccia spessa e si presta bene all’appassimento. Nel comprensorio dei Colli Euganei i produttori sono oltre 100, su un’area vitata di 2.750 ettari, 280 dei quali dedicati a Moscato giallo. La costante espansione negli ultimi anni della versione secca è logica conseguenza della considerazione secondo cui il mercato predilige vini dalla manifesta acidità e con equilibrata salinità. Il Moscato giallo offre ottimi esempi in tal senso.
Uno di questi è Saeòpa Fior d’Arancio secco DOCG di Colle Mattara, con il suo timbro olfattivo intenso e ricco di aromi fruttati e un ricordo di camomilla, una nota floreale appena percepita. Pienezza gustativa con moderata acidità, soprattutto dai toni agrumati che lo fanno un vino da ricercare per aperitivi o primi piatti come le tagliatelle con piselli e speck.
La Cantina Colli Euganei, realtà cooperativa che raggruppa 520 soci su una superficie di 725 ettari, si trova a Vo’ Euganeo. Bisogna riconoscerle l’alto valore sociale, in quanto i conferitori sono spesso proprietari non giovani che trovano nella campagna la loro essenza di vita. Il Fior d’Arancio DOCG secco si connota per una nota aromatica prima floreale, legata al tiglio, poi fruttata, che ricorda la pesca. Il gusto iodato e la propensione che induce ad un’elevata salivazione derivano con ogni probabilità dalla composizione sulfurea dei suoli. Anche in questo caso si tratta di un bicchiere che esalta gli aperitivi, specie se di salumi, con a capo il Prosciutto Veneto Berico Euganeo DOP.
Affacciata sull’antica pieve di Galzignano, svetta l’azienda agricola Il Pianzìo della famiglia Selmin. Spiega Nicola, quarta generazione di vignaioli, che «la zona dei Colli Euganei è relativamente piccola, ma ha molte sfaccettature. Se è vero che il Fior d’arancio è il vino quantitativamente più significativo, non si può dimenticare la centralità della sua evoluzione. Pertanto aromi e gusti dipendono da quando si degusta». Il loro “Aromatico” Moscato veneto IGT secco si ottiene con una vendemmia un poco anticipata per conservare intensi aromi di zagara e mango. Dalle note gustative di pietra focaia, si accosta bene alla tartare di tonno e agli asparagi bianchi con le uova.
Erbe aromatiche e frutta esotica fuoriescono immediate dal bicchiere di Silene, Fior d’Arancio Colli Euga-nei DOCG biologico di Bacco & Arianna, una delle cantine che offrono anche ospitalità e biciclette a favore degli ospiti per scoprire il territorio circostante. Mano a mano che trascorre il tempo emergono le note che ricordano il mandarino, prima che il sorso si perda in una piacevole nota erbacea. Di bontà assoluta l’incontro con i folpetti, piccoli molluschi simili al polpo, lessati e serviti con olio, sale e prezzemolo.
Unico Fior d’Arancio Colli Euganei DOCG di Terre Gaie si è ultimamente conquistato un ruolo di privilegio sul mercato scandinavo grazie all’utilizzo che ne fanno in quelle terre per l’aperitivo in abbinamento all’aringa affumicata. Ciò risulta possibile grazie al bouquet di pesche mature e note salmastre che emana. Saline rimangono le labbra a partire dal primo sorso, dalla tensione acida.
Riccardo Lagorio
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