Sessant’anni di freschezza e sapidità. Li ha compiuti il Bianco di Pitigliano, uno dei vini più caratteristici del Centro Italia e quarto in assoluto ad avere avuto accesso al riconoscimento della DOC. La produzione può avvenire in quattro comuni: Pitigliano, Sorano, Scansano e Manciano. Un convegno organizzato recentemente dal Consorzio di tutela DOC Bianco di Pitigliano e Sovana (@pitiglianoesovanadoc) ha offerto un momento di approfondimento sul valore storico, culturale e produttivo di una denominazione che rappresenta una delle espressioni più significative dell’enologia toscana. Sono risultati chiari negli interventi sei decenni di trasformazioni che non hanno fatto perdere il proprio legame con il territorio. Anzi, il Bianco di Pitigliano rappresenta non solo un vino, ma l’espressione di una comunità che ha saputo custodire e valorizzare un patrimonio originale, riconoscendone il valore ben prima che concetti come identità, territorio e sostenibilità diventassero centrali nel dibattito contemporaneo. Dalla giornata è emersa inoltre la volontà condivisa di aprire una nuova fase per la denominazione e per il territorio, fondata sulla qualità, sulla valorizzazione dell’identità locale e sulla collaborazione tra i produttori. Il tema del legame tra vino e territorio è stato sintetizzato nell’intervento di Mario Fregoni, tra i massimi esperti italiani di viticoltura e membro dell’Accademia della Vite e del Vino. Fregoni ha approfondito il concetto di terroir, spiegando come l’unicità di un vino derivi dall’interazione tra 3 elementi fondamentali (varietà viticole, clima e terreno), ai quali si aggiunge il ruolo dell’uomo, capace di incidere per circa il 20% sul risultato finale. Partendo da questi presupposti, il professore ha indicato proprio il comprensorio di Pitigliano come esempio di straordinaria unicità, sottolineando il valore distintivo della sua origine tufacea e suggerendo di valorizzare ancora di più questo patrimonio identitario, fino a ipotizzare una denominazione capace di richiamarne l’elemento più caratteristico: la roccia tufacea.
Claudio D’Onofrio, docente all’Università di Pisa, ha illustrato le origini e la diffusione dei vitigni presenti nella denominazione (Procanico e, in minor misura, Greco, Ansonica, Verdello e altri) ricostruendone le connessioni storiche e genetiche. Lo storico Angelo Biondi ha ripercorso le vicende della viticoltura locale, evidenziando il ruolo che il vino ha avuto nei secoli nello sviluppo economico, sociale e culturale della comunità pitiglianese. Le conclusioni sono state affidate al vicepresidente del Consorzio, Edoardo Ventimiglia, che ha ricordato le origini dell’ente e il lavoro di un gruppo di produttori che, con determinazione e visione, ha creduto nelle potenzialità di questo territorio. Pur trattandosi di una realtà di dimensioni contenute, ha osservato, il comprensorio può esprimere una voce importante nel panorama vitivinicolo, soprattutto attraverso la collaborazione tra le aziende e la Cantina di Pitigliano. A chiudere i lavori è stato il presidente del Consorzio, Stefano Formiconi, che ha ribadito la volontà di costruire il futuro della denominazione partendo dalla consapevolezza del proprio patrimonio storico e culturale, valorizzando gli elementi che rendono unico il Bianco di Pitigliano DOC.
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Riccardo Lagorio
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