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Surgelati: oltre il 36% li consuma fuori casa

di Redazione


Gli alimenti surgelati sono sempre più apprezzati dagli italiani, che li consumano in casa abitualmente, ma lo fanno anche fuori dalle mura domestiche. Secondo IIAS – Istituto Italiano Alimenti Surgelati, dell’oltre 1 milione di tonnellate di alimenti surgelati consumati nel 2024, il 36% viene scelto fuori casa (dato comprensivo anche del canale door-to-door e della ristorazione collettiva)1. Questo risultato certifica la centralità dei frozen food anche nella ristorazione e il loro apprezzamento fuori casa da parte dei consumatori. Il merito sta nelle peculiarità intrinseche di questi alimenti: qualità nutrizionali, praticità, sicurezza, risparmio, antispreco e sostenibilità.

La ristorazione italiana, da quasi cinquant’anni, è obbligata ad apporre l’asterisco nei menu per indicare la presenza nei piatti di uno o più alimenti surgelati, congelati o abbattuti. Uno strumento che fornisce al consumatore un’informazione in più (peraltro parziale e non precisa, vista la profonda differenza fra la surgelazione di tipo industriale e le varie forme di congelamento/abbattimento “fai da te”), ma rischia anche di dare una connotazione negativa e fuorviante ad un prodotto alimentare di indiscussa qualità.

«Oggi — spiega Giorgio Donegani, presidente di IIAS — per gli Italiani gli alimenti surgelati sono sinonimo di qualità, gusto e sicurezza, grazie ad una filiera controllata. In più, sono centrali per chi fa ristorazione, perché superano le stagionalità e aiutano a gestire lo spreco. In questo scenario di maturata consapevolezza e apprezzamento dei surgelati, si inserisce la permanenza dell’obbligo di riportare l’asterisco nei menu che, è bene chiarirlo, non deriva da una legge specifica, ma da un orientamento della giurisprudenza italiana, consolidatosi a partire dalla fine del secolo scorso attraverso numerose sentenze della Corte di Cassazione. Parliamo di uno strumento ormai “anacronistico”, che in mezzo secolo dalla sua apparizione è rimasto invariato malgrado l’evoluzione tecnologica, la sempre maggior conoscenza della qualità dei prodotti surgelati e la migliorata consapevolezza e percezione da parte dei consumatori. Non a caso, una recente indagine Doxa ha messo in evidenza come per 7 Italiani su 10 la presenza dell’asterisco nel menu non influenzi affatto la scelta di un determinato piatto2. In più, l’asterisco nei menu non ha nulla a che fare con la sicurezza igienico-sanitaria dell’alimento, in quanto l’eventuale omissione di tale informazione non rappresenterebbe in nessun caso una potenziale compromissione della salute del consumatore».


Qualità, sicurezza, antispreco

La ristorazione italiana sta vivendo un periodo di luci e ombre: se da una parte il 2024 si è chiuso con una spesa da parte dei consumatori di 85 miliardi di euro, in aumento rispetto al 2023, è altrettanto vero che il dato appare ancora distante dagli 88 miliardi del periodo pre-covid (2019)3. In calo anche i volumi, con una flessione delle “visite” del –6%4 da parte dei consumatori. In questo scenario, i volumi di consumo degli alimenti surgelati segnano un dato in controtendenza, con una sostanziale tenuta (+0,1%). La diffusione e l’apprezzamento crescente anche fuori casa degli alimenti surgelati ha molteplici cause. La prima è che gli Italiani li trovano buoni: secondo un Blind Taste Test5 condotto da AstraRicerche per IIAS, che ha messo a confronto alcuni piatti realizzati con ingredienti surgelati vs altri analoghi realizzati con ingredienti freschi, tra il 48% e il 68% degli intervistati ha espresso un voto superiore per il surgelato rispetto al fresco in riferimento a qualità, gusto, freschezza e consistenza percepite. La seconda ragione è che oggi un alimento surgelato ha caratteristiche nutrizionali e organolettiche analoghe dell’equivalente alimento fresco: gli studi scientifici più recenti dimostrano infatti che il frozen, in particolare pesce e verdure, mantiene pressoché intatto e a lungo il contenuto di nutrienti, cosa che la semplice refrigerazione non è in grado di fare.

Gli alimenti surgelati sono sicuri dal punto di vista sanitario visto che il sottozero blocca l’attività di microrganismi (enzimi, batteri) che, a temperatura ambiente, minacciano l’integrità di un alimento. Ma lo sono anche in termini di riduzione dello spreco alimentare, tema che investe non solo i consumi domestici ma anche la ristorazione. Secondo lo studio dell’Osservatorio Internazionale Waste Watcher per IIAS6, negli ultimi 5 anni, nel nostro Paese, i consumi di frozen food sono aumentati, ma a questa crescita non è corrisposto un analogo aumento del loro spreco, che, dal 2021 al 2025, è rimasto stabile e di poco superiore al 2%, a conferma delle preziose virtù intrinseche salva-spreco di questi alimenti. Per Giorgio Donegani «Continuare ad imporre l’obbligo dell’asterisco nel menu basandosi sull’assunto, ormai superato e “anacronistico”, che il cliente “si aspetti” la presenza solo di ingredienti/alimenti freschi, in quanto “migliori”, appare ad IIAS completamente fuori luogo. Per queste ragioni, il settore chiede sul tema un confronto con il decisore pubblico e le rappresentanze dei consumatori, al fine di tutelare le esigenze di tutti, consumatori e ristoratori in testa, per garantire un’offerta alimentare buona, sana e sicura, nella quale i prodotti surgelati svolgano il ruolo che meritano».

Fonte: IIAS – Istituto Italiano Alimenti Surgelati


Note

  1. Annual Report IIAS.
  2. Studio BVA Doxa per IIAS.
  3. Studio The European House – Ambrosetti in occasione della 9a edizione del Forum Food&Beverage di Bormio.
  4. Osservatorio Confimprese-Jakala.
  5. Aprile 2024, AstraRicerche: Survey “Italiani e surgelati: #losapeteche?”; Blind Taste Test.
  6. Indagine su “Surgelati e spreco alimentare”, aprile 2025, Campione di 1.000 Italiani, età 18-70 anni, rappresentativo della popolazione italiana, secondo le variabili Istat (genere, età, area geografica).


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