Si chiama Giada Quintana e sui social è conosciuta per aver portato nei feed d’Italia frutti di mare e pesce fresco. Al motto ieni ca te mosciu (vieni, che ti faccio vedere, #ienicatemosciu), i suoi reel spopolano. Contano migliaia, a volte milioni di visualizzazioni, e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Nel giro di pochi anni il suo account Instagram (@costadelsudpescheria) ha registrato oltre 80.000 follower, una vera e propria finestra sul mondo dove mostrare i tesori dello Ionio e non solo: frutti di mare, crostacei, molluschi, tranci di salmone e tonno, e poi ci sono i piatti marinari della sua Gallipoli, Lecce (che solo a vederli, davanti a cotanta poesia di profumi e colori, che fai, non ti siedi a tavola e cominci a ruotare la forchetta?).
Giada ha un dono innato, riesce a bucare lo schermo. Lo fa con un marketing che sa di porto, aria salmastra, cassette colme di pescato e taverne di mare. È un marketing che funziona, perché fa sentire i gallipolini a casa, anche se vivono a Milano, e desta curiosità e simpatia in chi nel Salento ancora non c’è stato. Le chiavi della sua comunicazione, rigorosamente in dialetto, sono semplici: spontaneità, vivacità e freschezza, come fresca è la sua immagine. Una giovane bellezza mediterranea che, con un sorriso solare, ti invita ad entrare nella sua pescheria/ristorante, Costa del Sud.
Non sono pochi i clienti che frequentano questa attività incuriositi dall’immagine social di Giada e a lei sicuramente fa piacere sentirsi amata, in particolare dai più piccoli, che spesso la salutano e le scattano delle foto. Va però tratteggiato meglio il suo profilo per capire chi è davvero questa ragazza profondamente innamorata del mare, tanto che lontano dalla costa proprio non riuscirebbe a vivere.
Nonostante la giovane età, Giada è in realtà un’imprenditrice navigata. Lavora da quando era una ragazzina e quindi sa come relazionarsi con gli operatori del settore, che siano portuali e pescatori, fornitori italiani e stranieri, e ci riesce perché quando parla, lei che è una donna in un ambiente dominato dagli uomini, mostra un atteggiamento alla pari e una competenza che si pesa come quelle cassette piene di frutti di mare che mostra su TikTok.
Questa competenza nasce dalla passione per il lavoro, ma anche dall’eredità familiare. I Quintana hanno una lunga storia alle spalle. Lavorano nel comparto ittico da quattro generazioni e sanno bene che quando si parla di pescato la prima cosa che balza agli occhi è la freschezza del prodotto. Per questo motivo, all’ingresso del locale, sono state installate delle vasche. Queste vasche, lungi dall’essere una soluzione estetica, sono dei veri e propri impianti di depurazione, il cui utilizzo è concesso solo se vengono rispettate norme sanitarie molto stringenti. «Grazie alle vasche abbiamo unito la pescheria al ristorante, così i clienti, prima di sedersi ai tavoli, possono vedere quanto è fresca la nostra materia prima. Possono vedere che gli astici e le aragoste sono ancora vivi, che i mitili mantengono attivi i muscoli delle valve e possono sentire che tutti i frutti di mare hanno un odore pulito». Le vasche, dunque, aiutano a conservare la genuinità del prodotto, consentono di pulirlo e depurarlo prima che sia lavorato e questa cura fa la differenza, rende felici tutti: gli anziani che vengono ad acquistare le cozze e i commensali che non vedono l’ora di assaggiare le specialità della casa. Tra i piatti più apprezzati ci sono la pasta con le cozze, i tagliolini ai ricci di mare e, se si vogliono provare portate più costose, ci sono anche i tagliolini all’astice. Piatti buoni, dunque, facili da preparare e che sanno di tradizione. «Il nostro è un menu molto semplice, perché ci piace essere il più fedele possibile alla cucina marinara di Gallipoli. Quindi, niente piatti gourmet o rivisitazioni delle ricette tipiche. Per carità, siamo aperti alle novità, ma sempre rispettando questa impostazione, che poi è quella che ci permette di valorizzare una materia prima che dà il meglio di sé se lasciata integra. Ad esempio, su alcuni piatti crudi io non ci metterei nemmeno il limone» afferma Giada.
Uno dei punti di forza del menu, dunque, non sta tanto nel piatto in sé, quanto nella qualità del pescato e nell’ampiezza del suo vassoio. Oltre ai prodotti già citati, infatti, ce ne sono tanti altri. In primis, il gambero viola, «che per noi gallipolini non è solo cibo, ma un vero e proprio monumento» sottolinea Giada. Seguono le cozze datterine, l’ostrica rossa, i piedi di capra rossa, la girandola, i cristal… e l’elenco potrebbe continuare ancora. Ovviamente tutti questi prodotti non sono sempre disponibili, anche perché il nostro mare, per vari motivi, non riesce a rifornire i banchi del fresco come vorrebbero i buongustai e quindi non è un segreto che Costa del Sud si veda costretta ad importare. «L’inquinamento e il riscaldamento delle acque sono due grandi problemi che non permettono ad alcuni frutti di mare di crescere come dovrebbero. Per questo motivo, per l’approvvigionamento di cozze e ostriche, ad esempio, ci rivolgiamo ai bacini esteri, soprattutto quelli del Mediterraneo, e abbiamo attivato canali di importazione anche con il Nord Europa, mi riferisco in particolare all’Irlanda» spiega Giada.
Un altro fattore che incide sull’importazione è l’impoverimento del nostro mare, a causa dell’eccessivo sfruttamento a cui è stato sottoposto in passato. «Importiamo anche i ricci di mare, perché non è possibile pescarli durante il fermo biologico e quindi abbiamo provveduto a rifornirci da Grecia e Croazia che hanno dei ricci di mare molto simili ai nostri. Parliamo di canali a filiera controllata, con il prodotto che arriva nelle nostre vasche nel giro di 24 ore da quando è stato pescato» spiega la ristoratrice.
Anche grazie ai social l’attività della famiglia Quintana negli ultimi anni è cresciuta, tant’è vero che Giada gestisce due ristoranti. Il primo, aperto nel 2020, è tipico del centro storico di Gallipoli (piazza della Repubblica 5, isola pedonale) e somiglia tanto ad una trattoria, quindi presenta un ambiente più rilassato e informale. Il secondo, più nuovo, aperto nel 2025 (piazza Aldo Moro 1, zona fontana greca), vanta uno stile più elegante ed essendo anche una pescheria, con annesse vasche di depurazione per i frutti di mare, propone la vendita al dettaglio. Quindi, spetta al cliente, in base all’ambiente che più preferisce e all’esperienza che vuole vivere, scegliere l’una o l’altra sede. Per il resto tutto è uguale: la qualità del prodotto non cambia, entrambi i ristoranti hanno le vasche, l’entusiasmo irrefrenabile con cui Giada spiega i piatti è lo stesso, i vini sono soprattutto bianchi e rosati, quelli del territorio, e, dettaglio non trascurabile, i prezzi sono alla portata di tutti. «Il menu ha prezzi elastici, con i piatti che variano da un minimo di 15 euro per una proposta base, pasta alle cozze e frittura mista, ad un massimo di 400 euro per piatti più pregiati, come quelli a base di aragosta. Si può mangiare quello che si vuole, la scelta dipende dai gusti e dalla disponibilità economica del cliente»spiega la ristoratrice. Al netto dell’aumento della materia prima o del costo del carburante, Giada promette che la politica dei prezzi resterà il più possibile inclusiva. La scelta del menu flessibile ha infatti questo scopo: dare a tutti la possibilità di assaggiare i piccoli e i grandi tesori del mare.
Gianluca Bianchini
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