Con la scomparsa di Ronald W. Hardy — avvenuta lo scorso 24 luglio a Twin Falls, Idaho, all’età di 79 anni —, l’acquacoltura mondiale perde uno dei protagonisti assoluti della moderna nutrizione dei pesci. Ricercatore, docente e divulgatore, Hardy ha contribuito in modo determinante all’evoluzione delle conoscenze scientifiche che hanno consentito all’acquacoltura di compiere uno dei più importanti cambiamenti degli ultimi quarant’anni: la progressiva riduzione della dipendenza da farina e olio di pesce nei mangimi, senza compromettere le prestazioni produttive, il benessere animale e la qualità del prodotto finale.
Professore presso l’Aquaculture Research Institute dell’Università dell’Idaho e direttore dell’Hagerman Fish Culture Experiment Center dell’Università dell’Idaho (Hagerman, Twin Falls, ID), Hardy ha formato intere generazioni di ricercatori e professionisti, ospitando giovani ricercatori ed allevatori anche italiani, presso le strutture di ricerca che dirigeva. È stato autore o coautore di oltre 300 pubblicazioni scientifiche, capitoli di libri e articoli tecnici sulla nutrizione in acquacoltura e sulla tecnologia dei mangimi.
Co-editore della 3a e 4a edizione di Fish Nutrition1, uno dei testi di consultazione fondamentali nel settore, coordinato in prima edizione da John Halver (edizione alla quale aveva collaborato anche il nostro prof. Pietro Ghittino), è diventato un riferimento standard per ricercatori, nutrizionisti e produttori di mangimi in tutto il mondo.
Le sue ricerche hanno riguardato la fisiologia della nutrizione, il metabolismo dei nutrienti, la formulazione dei mangimi e la valutazione di nuove materie prime proteiche e lipidiche, contribuendo a costruire le basi scientifiche dell’acquacoltura sostenibile.
La sua visione è sempre stata pragmatica e le sue conclusioni sempre basate su solidi risultati sperimentali. L’approccio seguito, oltre all’impiego delle più avanzate tecniche di biologia molecolare, sovrapponeva osservazioni dettagliate sulla risposta fisiologica, istologica e zootecnica del pesce. In questo modo ha promosso un approccio rigoroso nella valutazione degli ingredienti alternativi, dimostrando come la sostituzione della farina e dell’olio di pesce richiedesse una conoscenza approfondita delle esigenze nutrizionali delle specie allevate e delle caratteristiche funzionali delle nuove materie prime.
Molti dei concetti oggi considerati acquisiti nel settore sono il risultato diretto del suo lavoro. Presso il Centro di Hagerman, da lui diretto con il carisma di un grande e generoso scienziato senza piedistallo, hanno trovato ospitalità allevatori, scienziati e giovani ricercatori da tutto il mondo.
Il legame con il nostro Paese è stato significativo. Hardy ha collaborato con ricercatori italiani, mantenendo rapporti scientifici con università, centri di ricerca ed un ben noto gruppo nazionale leader in Europa per la troticoltura e per la mangimistica. Presso l’Università dell’Insubria di Varese ha svolto, per il dottorato di ricerca in Biotecnologie e Scienze della Vita, seminari su tematiche quali l’evoluzione dell’alimentazione e della biotecnologia alimentare per gli allevamenti.
Allevatori, scienziati e giovani ricercatori italiani sono stati ospitati presso il Centro di Hagerman. I suoi ospiti hanno potuto prendere direttamente conoscenza sulle conoscenze più innovative, in particolare i post-doc hanno avuto l’opportunità di proseguire nella propria maturazione scientifica in un ambito particolarmente stimolante. Ha partecipato anche a iniziative di ricerca italiane dedicate allo sviluppo di alimenti sempre più sostenibili per i pesci allevati.
Tra queste si distingue il progetto AGER “Fine Feed For Fish (4F)”, coordinato dall’Università degli Studi dell’Insubria con la partecipazione delle Università di Torino, Milano Bicocca e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, contribuendo a sviluppare importanti acquisizioni scientifiche sull’impiego di ingredienti innovativi e sul ruolo dei nutrienti funzionali nei mangimi di nuova generazione2.
Le sue relazioni hanno rappresentato un importante momento di confronto tra ricerca internazionale e industria dell’acquacoltura e della mangimistica, contribuendo ad accelerare il trasferimento dell’innovazione verso le applicazioni produttive. Il contributo di Hardy è stato inoltre determinante nel rafforzare il dialogo tra ricerca pubblica e imprese. Numerose aziende del comparto mangimistico e dell’acquacoltura hanno potuto confrontarsi con il suo approccio scientifico, orientato alla verifica sperimentale e alla valutazione oggettiva delle prestazioni nutrizionali. Questa capacità di creare un ponte tra laboratorio e industria costituisce una delle eredità più significative del suo lavoro.
La comunità scientifica internazionale gli ha tributato numerosi riconoscimenti, inclusa la nomina a Honorary Life Member della World Aquaculture Society (WAS), uno dei massimi onori attribuiti dall’associazione a studiosi che hanno lasciato un’impronta duratura nello sviluppo dell’acquacoltura mondiale.
Oggi il settore dispone di strumenti scientifici e tecnologici che consentono di produrre pesce in modo sempre più efficiente e sostenibile. Molti di questi progressi affondano le proprie radici nelle intuizioni e nel lavoro di Ronald W. Hardy.
La sua eredità non è rappresentata soltanto dalle pubblicazioni scientifiche o dai riconoscimenti ricevuti, ma soprattutto dall’influenza esercitata su ricercatori, tecnici e imprese che continuano a sviluppare un’acquacoltura fondata sull’innovazione, sul rigore scientifico e sulla sostenibilità.
Ricordare Ronald W. Hardy significa quindi ricordare uno scienziato che ha saputo coniugare ricerca di eccellenza, collaborazione internazionale e attenzione alle esigenze dell’industria, contribuendo in modo decisivo alla crescita scientifica e tecnologica dell’acquacoltura in tutto il mondo.
La casa editrice della rivista indicizzata Aquaculture Research, gli ha dedicato una un premio annuale che riconosce le ricerche eccezionali condotte da ricercatori all’inizio della loro carriera: Ronald W. Hardy Award for Young Authors3.
Marco Saroglia
Note
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