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Granchio blu, oltre al danno la beffa dell'import dalla Tunisia

Incredulità tra gli addetti ai lavori del ferrarese e di Scardovari (RO): eppure il business è confermato

10, Oct 2023

Non è vero ma ci credo. Purtroppo. Sembra di leggere quest'incertezza, chiamiamola così, nella voce di chi parla all'altro capo del telefono e racconta la storia che sta vivendo come pescatore nella zona di Scardovari, provincia di Rovigo. Il granchio blu sta radendo al suolo l'economia di queste zona, da Scardovari a Goro, nel ferrarese. Una piaga che si mangia vongole e muscoli coltivati, tanto da azzerare per l'anno prossimo il possibile guadagno. Una piaga che si è moltiplicata a dismisura e che nessuno riesce a debellare. Eppure, Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato ed ex ministro dell'Agricoltura, ammette in un'intervista a Porta a Porta che è in atto un'importazione di granchio blu dalla Tunisia.

Ma come? I pescatori non sanno come debellare il crostaceo, viste le quantità sconsiderate e la velocità di riproduzione, e l'Italia ne importa altre quantità dalla Tunisia? La notizia, che ha dell'incredibile, fa il paio con quella di Coldiretti che, pochi giorni fa, ha riportato che in Veneto nei supermercati si trova granchio blu proveniente dalla Grecia, la regione più colpita dall'invasione della specie.

«Stento a crederci ma cosa vuole che le dica?» sottolinea sconsolato Vadis Paesanti, vice presidente di FedagriPesca Confcooperative Emilia Romagna, responsabile settore Pesca e acquacoltura. «Sinceramente, non ho visto sui banchi della gdo o dei supermercati la tracciabilità del granchio blu in arrivo dall'estero. Ma è un campanello d'allarme. E comunque non abbiamo bisogno di concorrenza: non è che a noi il crostaceo lo pagano 10 Euro e dalla Grecia arriva, che so, a 2 Euro. A noi lo pagano da 0,30 centesimi a 1,7 Euro. Le sembra che ci sia bisogno di farlo arrivare da fuori? Cosa ci guadagnano?».

«Che sappia io, non è vero che ci sia questa importazione» gli fa eco Luca Ferroni, proprietario con il fratello Davide e la sorella Giuseppina di una storica pescheria punto di riferimento per i residenti di Ferrara. «Anche perché basta andare a Porto Garibaldi e ce ne sono a quintali, te li tirano dietro, i granchi blu. Non c'è certo bisogno di farli arrivare dalla Grecia».

«E poi - prosegue Ferroni - il commercio che danno questi crostacei a chi li pesca va da 0,30 centesimi a un Euro, più o meno. Io stamane li rivendo a 4,5 Euro ma è difficile avere un vero e proprio commercio con tanto di fatturazione. D'altra parte, se uno va sul porto canale, a Porto Garibaldi, il granchio blu lo pescano tutti. Ma, a quel punto, non c'è una fatturazione regolare».

«E poi - aggiunge Ferroni - la vendita continua a non avere commercio. Fanno tanta pubblicità, ma io i granchi li vendevo sei anni fa: me li compravano i cinesi, la gente del luogo non li voleva nemmeno vedere. Sono aggressivi e quindi difficili da trattare anche per cucinarli. Oggi non c'è un mercato ittico che li possa vendere a noi commercianti. Al mercato di Porto Garibnaldi forse ci sono, ma di rado lo smercio avviene direttamente, perché fiscalmente diventa insicuro. E non c'è nemmeno questa grande richiesta, anche perché è un prodotto di serie b, bisogna mettere molto condimento perché siano saporiti».

«Come può andare bene?» tuona Luigino Marchesini, presidente del Consorzio pescatori di Scardovari. «Se noi non vendiamo neanche il 10% di quello che catturiamo e poi mi arrivano anche quelli della Grecia o della Tunisia che mi vanno ad abbassare ulteriormente il costo di quello che ho al mercato, come può andare bene? Non abbiamo margini, vendiamo i granchi blu guadagnando a stento solo le spese vive. Ma cosa vuole - aggiunge- ci sono interessi diversi. Bisogna mangiarlo per ragioni culturali, dicono: giusto, ma dobbiamo mangiare quelli della Tunisia? Non facciamo reddito con i granchi e in più subiamo questa vera e propria aggressione».

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EFA News - European Food Agency


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