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Anabic al Sommet de l'Elevage 2022

Stefano Pignani, direttore di ANABIC: “Per la prima volta saremo protagonisti al Sommet de l’Élevage, una straordinaria occasione per far conoscere le nostre razze”

29, Sep 2022

Al Sommet de l’Élevage che si terrà a Clermont Ferrand (Francia) dal 4 al 7 ottobre 2022, sarà possibile ammirare alcuni splendidi esemplari di bovini da carne di alcune delle razze rappresentate da ANABICChianina, Marchigiana e Romagnola - che per la prima volta partecipa a una delle più importanti rassegne internazionali dedicate all’allevamento dei bovini da carne.

“Questa grande occasione a cui parteciperemo per la prima volta da protagonisti – dichiara il direttore di ANABIC (Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani Carne), Stefano Pignani – rappresenta per noi una straordinaria opportunità per far conoscere a un pubblico di esperti internazionali le eccellenze italiane del nostro settore, rispetto al quale stiamo portando avanti importanti progetti scientifici e iniziative di valorizzazione su cui puntiamo con decisione”.

Sono poco più di 5.000 gli allevamenti associati ad ANABIC, distribuiti in 18 regioni che da nord a sud dell’Italia allevano complessivamente 160.000 capi: nel 70% dei casi in modo estensivo, quindi totalmente al pascolo.

“È questa una delle più importanti caratteristiche delle razze che rappresentiamo – continua Pignani – che nel caso della Podolica e della Maremmana arrivano anche alla più alta percentuale del 90% di animali allevati al pascolo. Per tutti il rapporto con la natura è simbiotico e l’integrazione con l’ambiente, di cui sono un importante presidio, è totale”.

Sostenibilità, tutela del territorio, difesa di un patrimonio culturale che ha radici molto profonde sono valori che ANABIC intende trasmettere a un consumatore sempre più attento alla qualità del cibo che porta sulla sua tavola e interessato a conoscerne la provenienza.

“Vogliamo rispondere adeguatamente a queste esigenze – sottolinea ancora il direttore ANABIC – puntando su una comunicazione capillare attraverso la quale, ad esempio, far sapere quello che stiamo facendo per ridurre l’impatto ambientale derivante dalle emissioni degli animali. Grazie al progetto I-Beef, finanziato dal ministero delle Politiche agricole, avvalendoci di strumentazioni innovative e di uno staff di alto livello il nostro Centro Genetico di Perugia misura infatti le emissioni di metano di tutti i torelli delle varie razze presenti nel Centro e ne analizza al contempo il microbioma ruminale, cioè l’insieme dei microrganismi esistenti nel rumine e responsabili della produzione di metano durante la ruminazione, per cercare di individuare quegli animali che presentano i valori più bassi di emissioni studiandone il profilo genetico. È un percorso iniziato da poco ma molto all’avanguardia che, siamo certi, porterà a interessanti risultati. Non solo. Spesso il consumo di carne rossa viene a torto demonizzato sulla base di convinzioni puramente ideologiche. Non tutti però sanno che le carni di razza Chianina, Marchigiana, Maremmana, Podolica e Romagnola hanno dimostrato scientificamente di avere un basso livello di colesterolo, sono ricche di grassi insaturipovere di grassi saturi, quindi ottime per una dieta che alla salubrità unisce un altro fondamentale elemento: la valorizzazione del territorio e del patrimonio in esso racchiuso. Anche per questo mi piace ripetere che noi non produciamo carne, bensì razze, uniche e distintive, con tutto quello che questo termine racchiude di positivo. Per farlo è necessario però poter contare su una filiera organizzata ed è anche su questo fronte che intendiamo lavorare con convinzione, sicuri che sia questa la strada da seguire per creare canali di diffusione e commercializzazione capaci di premiare adeguatamente le produzioni di alta qualità di questi animali anche in termini di redditività per gli allevatori, senza la quale questo immenso patrimonio sarebbe a rischio. Anche sul piano della trasparenza e della tracciabilità delle produzioni ANABIC è all’avanguardia; infatti è l’unica associazione in Italia ad aver depositato il Dna di tutti gli animali allevati. Nella nostra Banca del DNA sono infatti conservati ben 600.000 campioni che rappresentano un autentico baluardo per eventuali verifiche sulla qualità della carne, oltre a costituire un importante ostacolo alle potenziali frodi. Il confronto con altre razze internazionali più blasonate non ci spaventa – conclude Stefano Pignani – la nostra storia, le caratteristiche delle razze che rappresentiamo e le produzioni che ne derivano, insieme al lavoro che ANABIC sta portando avanti, parlano per noi”.


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