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UNICEB scrive ai Ministri

In merito alla grave evoluzione dell’epidemia della Peste Suina Africana sul nostro territorio

01, Mar 2024

In merito alla grave evoluzione dell’epidemia della Peste Suina Africana sul nostro territorio abbiamo ritenuto necessario sollecitare i Ministri della Salute, dell’Agricoltura, delle Imprese e Made in Italy e della Difesa, nonché il Sottosegretario al Ministero della Salute ed il Commissario Straordinario alla PSA – si legge in un Comunicato UNICEB del Presidente Carlo Siciliani – con la seguente istanza in quanto le ripercussioni sull’intera filiera suinicola italiana, dall’allevamento, alla macellazione alla trasformazione stanno mettendo in discussione il presente e soprattutto il futuro della produzione tipica della salumeria in Italia e nel Mondo.


Stimati Ministri,
come ben noto la filiera suinicola italiana è dedicata principalmente alla produzione di carni destinate alla loro trasformazione nei salumi tipici tradizionali. Il fatturato generato è di circa 8,470 miliardi di euro (anno 2022) per la parte industriale, con un export che quota 2,1 miliardi di euro. Il numero degli addetti tra fase agricola e fase industriale è di oltre 40.000 lavoratori.
Ci siamo lasciati nell’ultimo incontro del 31 agosto 2023 tra le Organizzazioni e l’Amministrazione alla presenza dei Ministri Lollobrigida e Crosetto, dei Sottosegretari Gemmato e La Pietra, del Commissario Straordinario per la PSA Vincenzo Caputo, con l’epidemia della Peste Suina Africana che aveva interessato la Provincia di Pavia esclusivamente a seguito di comportamenti “irresponsabili” di un allevatore.
A sei mesi di distanza ci stiamo confrontando con una evoluzione dell’epidemia che ora interessa non solo tutta la Provincia di Pavia ma anche parti delle Provincie di Parma, Lodi, Piacenza, Milano ed è ormai alle porte dei principali bacini di allevamento di suini vivi dove sono presenti oltre 3 milioni di capi che alimentano le produzioni DOP.
Da parte degli allevatori è stato fatto tutto il possibile sia in termini economici che logistici per incrementare le misure di biosicurezza volte a contrastare le possibili fonti di contagio degli animali domestici. Ciò ha evitato, fino ad oggi il passaggio della malattia al suino domestico.
Dall’altra parte il numero dei cinghiali positivi progredisce ma non si riesce ad avere contezza dell’evoluzione del Piano di contenimento come invece opportunamente programmato nell’incontro agostano. Non si percepisce, di fatto, da parte degli operatori una situazione di miglioramento soprattutto per quanto riguarda l’abbattimento dei cinghiali che, forse, non sta procedendo come auspicato.
Un fattore rilevante per la filiera è rappresentato dall’aggiornamento costante sui dati di abbattimento/ritrovamento degli animali selvatici in quanto ad oggi è possibile acquisire informazioni solo sul numero dei capi risultati positivi. Questi dati, laddove venissero costantemente comunicati, rassicurerebbero gli operatori sul buon andamento delle azioni portate avanti dalle varie Amministrazioni.
Stiamo assistendo con grande preoccupazione alla scelta, soprattutto da parte delle piccole e medie aziende di allevamento di suini che ricadono nelle zone sottoposte a misure di restrizione, di interrompere i cicli di produzione non rinnovando i ristalli in quanto sono ormai confrontate con una situazione economica che le vede operare ampiamente sotto i costi di produzione.
Questo trend comporterà, a breve termine, carenza di materia prima con ripercussioni dirette sia sulla produzione che sull’esportazione per il comparto industriale.
Se la malattia dovesse interessare sempre più anche le zone geografiche di trasformazione (prosciuttifici e salumifici), ci avvieremmo velocemente ad una situazione di collasso totale della filiera suinicola italiana.

La scrivente Unione ritiene necessario ed urgente avanzare le seguenti proposte:
Riconsiderare le misure rafforzate di “biosicurezza esterna”, tra le quali l’installazione tempestiva di reti di recinzione per limitare il più possibile l’avvicinamento del selvatico ai bacini di allevamento del cuore della suinicoltura italiana. Questo soprattutto in considerazione del fatto che la malattia sta proseguendo verso zone del territorio italiano sulle quali l’installazione di tali reti è sicuramente molto più agevole ed efficace rispetto a quanto attuato fino ad ora nelle zone appenniniche;
L’intervento a sostegno delle aziende suinicole italiane che hanno subito danni indiretti a seguito delle misure di contenimento della PSA, che oggi può contare su uno stanziamento di 20 milioni di Euro, deve essere necessariamente rifinanziato in maniera adeguata per dare un segnale concreto ed importante ad allevatori, macellatori e trasformatori, superando anche gli attuali limiti per azienda (a titolo di esempio, le aziende esportatrici hanno visto riconosciute le loro perdite per solo il 20%);
Rompere gli indugi sul depopolamento dei selvatici in maniera scientifica accelerando per quanto possibile tale attività, in quanto rappresenta l’unica vera possibilità di eradicazione della malattia, in tempi relativamente brevi;
Dare applicazione all’intesa per la ripresa delle convocazioni delle Organizzazioni con cadenza costante per una adeguata informazioni sugli sviluppi del Piano Nazionale, anche per poter rendicontare in maniera corretta gli imprenditori;
Forte azione di Governo per intervenire in ambito WOAH (ex OIE) affinché si riesca ad ottenere la “separazione” della gestione della PSA nel domestico dalla gestione della PSA nel selvatico (analogamente all’influenza aviaria), affinché la Commissione europea possa rivedere la propria normativa di riferimento; chiaramente si tratta di un percorso lungo ma l’attuale situazione epidemiologica del nostro Paese impone la necessità di percorrere qualsiasi strada possibile per scongiurare un collasso del settore produttivo,

La filiera suinicola intende fare squadra per salvaguardare un comparto economico che genera, come ribadito, circa 8,5 miliardi di Euro ed è ben cosciente di quanto portato avanti dalle Amministrazioni coinvolte come il Ministero dell’Agricoltura per lo stanziamento in favore della filiera suina ed il Ministero della Salute per l’importante risultato ottenuto con la riapertura delle esportazioni di prodotti a base di carne suina cotti verso il Giappone.
Tuttavia, se non si arriverà in tempi brevi ad una inversione di tendenza della diffusione della malattia sul territorio le Amministrazioni dei Paesi terzi che ancora accettano i nostri prodotti (in primis USA e Canada), potrebbero chiudere le frontiere. Perdere un mercato come quello statunitense, di fatto, genererebbe effetti catastrofici per l’intera filiera.
Solo la messa in atto di tutte le azioni e mezzi disponibili e la sinergia fra tutti gli attori coinvolti – operatori, organizzazioni e Amministrazioni – permetterà di frenare la proliferazione della PSA.

Restando a disposizione per qualsiasi contributo si rendesse necessario e di un urgente riscontro a nome di tutta la Filiera, è gradita l’occasione per porgere distinti saluti.


UNICEB
Roma, 1 marzo 2024
uniceb.it


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