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1 Italiano su 2 consuma vino BIO

È quanto emerge dalla ricerca curata da Nomisma-Wine Monitor per FederBio e AssoBio
e presentata in occasione del convegno VINO BIO: TREND & SFIDE a Vinitaly 2022

13, Apr 2022

Una consumer base e un interesse da parte dei consumatori per il vino bio che continua ad aumentare sia in Italia sia all’estero, superfici vitate bio in crescita così come le vendite in GDO. È quanto emerge da VINO BIO: TREND & SFIDE, evento promosso da FederBio e AssoBio e curato da Nomisma-Wine Monitor, che si è tenuto a Vinitaly 2022 e che ha evidenziato il posizionamento e le prospettive di sviluppo del vino bio made in Italy in Italia e all’estero. Il tutto attraverso la realizzazione di un’indagine ad hoc che ha coinvolto 800 consumatori italiani di vino e una ricognizione dei dati sui mercati internazionali grazie al contributo informativo della piattaforma www.ita.bio curata da Nomisma per ICE Agenzia e FederBio.

La sostenibilità rappresenta un fattore chiave nelle scelte di acquisto in ambito food & beverage dei consumatori italiani: accanto alla ricerca di italianità delle materie prime e dei prodotti (requisito molto importante per il 43% dei responsabili degli acquisti di prodotti alimentari), la sostenibilità si conferma infatti un elemento imprescindibile tra i valori che supportano gli acquisti (29%) con specifico riferimento alla presenza del marchio bio (27%).
In questo contesto l’interesse per il biologico va oltre il food: prosegue infatti la crescita della consumer base anche per il vino. L’indagine Nomisma-Wine Monitor realizzata per FederBio e AssoBio ha evidenziato come gli italiani che hanno avuto almeno un’occasione di consumo di vino biologico nell’ultimo anno è oggi pari al 51%. La percentuale è in continua crescita (nel 2015 era pari al 17%), grazie al forte apprezzamento da parte del consumatore, che riconosce al vino bio valori più elevati rispetto ai vini convenzionali.
Si pensi in primis al metodo produttivo maggiormente rispettoso dell’ambiente rispetto a quanto accade per il vino convenzionale: aspetto riconosciuto sia dal 72% degli user che dal 58% dei non user; a questo fattore si aggiungono le maggiori garanzie di sicurezza percepite grazie ai controlli previsti dal disciplinare (60% tra gli user), a cui si aggiunge un alto riconoscimento di qualità che non solo arriva dall’esperienza diretta dei consumatori (49%) ma che è percepito anche tra chi non ha avuto esperienze di consumo.

Per tutti questi motivi, ben l’86% dei wine user bio è disposto a riconoscere un differenziale di presso per un vino bio. I canali preferiti per l’acquisto di vino bio rimangono iper e supermercati (46%), seguiti dalle enoteche (19%), dagli acquisti diretti dal produttore/in cantina (15%) e dai negozi alimentari specializzati in prodotti biologici (10%); la quota di consumatori che acquista vino bio soprattutto on-line raggiunge l’8%.

«Le opportunità di crescita per il vino biologico sul mercato italiano sono molto alte: non solo la consumer base è destinata ad aumentare negli anni a venire, ma l’interesse è collegato anche alla qualità che questi vini sono in grado di esprimere» dichiara Silvia Zucconi, responsabile Market Intelligence di Nomisma. «L’interesse del consumatore è chiaro: il 32% degli attuali wine user bio sarebbe intenzionato ad accrescere il consumo attuale se l’assortimento venisse ampliato (gamma più profonda, grandi marchi che introducono referenze a marchio bio oppure presenza nei negozi di scaffali dedicati ai soli prodotti bio). La richiesta di avere informazioni aggiuntive sul vino bio, indicata dal 54% dei non user – è indice di alto interesse nei confronti de vino bio». Un ulteriore fattore che emerge come potenziale stimolo al primo acquisto di vino bio è la possibilità di effettuare assaggi in negozio, indicato dal 14% degli attuali non users.
Infine, un elemento che risulta trasversale sia tra gli user che tra coloro che non bevono vino bio è la necessità di avere maggiori informazioni per valutare valori e caratteristiche distintive dei vini a marchio biologici: tra gli user di vino bio, ben 1 su 3 lamenta di non avere informazioni sufficienti, quota che sale al 54% tra coloro che non hanno mai consumato vino bio.

«In questo momento storico, è proprio quello vinicolo il settore dove il biologico italiano eccelle, sia per l’incremento dei terreni dedicati ai vigneti, sia per la forte crescita delle esportazioni» afferma il presidente di AssoBio, Roberto Zanoni. «Il concetto di sostenibilità, unito alle varietà regionali e all’alta qualità, consentono di soddisfare le esigenze dei consumatori e di ottenere prestigiosi riconoscimenti internazionali che rendono le nostre imprese eccellenze mondiali».

«I dati che emergono da questa indagine evidenziano come il vino biologico sia sempre più apprezzato e ricercato dai consumatori e il suo ruolo centrale all’interno del processo di transizione ecologica verso un’agricoltura sostenibile che non utilizza sostanze chimiche di sintesi a tutela della fertilità del suolo e della biodiversità. La viticoltura biologica è il settore che più ha innovato, rappresenta un modello virtuoso per la capacità di valorizzare l’ambiente e l’identità dei territori. La forza dei vini italiani è la denominazione d’origine che unita al metodo sostenibile fa davvero la differenza. La conversione al biologico rappresenta quindi un’opportunità straordinaria, inoltre, con il 19% sul totale della viticoltura nazionale, il vigneto bio ha già il primato di superficie coltivata. È uno dei trend più positivi dell’agricoltura biologica italiana, il settore va però supportato con politiche e investimenti in ricerca per essere sempre più competitivo sia in Italia che all’estero», sottolinea Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio.

Fonte: Ufficio Stampa FederBio

Photo © Nathaniel Frey


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