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Dati Ismea sul settore lattiero caseario in epoca Covid

A Cheese, che termina oggi a Bra, il punto a 360° sul settore: trend dei consumi interni, import ed export

20, Sep 2021

Cheese, il salone biennale organizzato da Slow Food e Città di Bra, in programma fino a stasera, con circa 230 produttori in rappresentanza del meglio della produzione lattiero casearia di qualità italiana e internazionale, ha rappresentato un ideale momento di riflessione a 360° su una filiera che rappresenta una fetta importante del Made in Italy agroalimentare, come testimoniano i dati pubblicati da Ismea per l’occasione. 

I formaggi italiani hanno ripreso la loro corsa sui mercati esteri. Dopo la lieve flessione in valore delle esportazioni nel 2020, il primo semestre del 2021 ha fatto registrare un incremento a doppia cifra delle spedizioni oltre frontiera, sia nelle quantità (+11%) che in valore (+13% ) sullo stesso periodo dello scorso anno. A favorire il rimbalzo, sottolinea Ismea sulla base degli ultimi dati del commercio estero dell’Istat, è stata la ripresa dei consumi fuoricasa nei principali Paesi clienti, dopo l’allentamento delle misure restrittive determinate dalla pandemia e, per quanto riguarda gli Stati Uniti, la rimozione dei dazi che da ottobre del 2019 a febbraio 2021 hanno gravato sui formaggi diretti verso il mercato a stelle e strisce.
Nel 2020, nonostante le difficoltà del periodo pandemico e il forte rallentamento del commercio mondiale, l’Italia ha esportato 463.000 tonnellate di formaggi e latticini (+1,7% sul 2019), per un controvalore di 3,1 milioni di euro (–3%), mantenendo il titolo di terzo esportatore mondiale, dietro Germania e Paesi Bassi e confermandosi il primo fornitore di due destinazioni strategiche come Francia (principale mercato di sbocco del comparto a livello globale) e Stati Uniti (primo Paese acquirente a livello extra-UE).
Nel mercato domestico, come emerge dai dati relativi alla prima metà dell’anno, gli acquisti di prodotti lattiero caseari hanno registrato una generale flessione rispetto ai valori record del 2020, mantenendosi comunque al di sopra dei livelli prepandemici. Più da vicino, la contrazione dei consumi nel 2021 evidenziata dal panel famiglie Ismea-Nielsen, è stata del 4,2% in volume, dopo il picco del +10% messo a segno nel 2020, per effetto del lockdown e dello spostamento di quasi tutti i consumi tra le mura di casa. Il confronto con l’epoca prepandemica evidenzia tuttavia un netto miglioramento degli acquisti della categoria nel 2021: +6,7% i volumi rispetto al 2019.

Alcune merceologie sono riuscite meglio di altre a capitalizzare l’eredità del Covid-19 e fidelizzare i consumatori: è il caso dei formaggi freschi (soprattutto mozzarelle), che hanno limitato la flessione del 2020 a un –3,9% , mantenendo un differenziale positivo con il 2019 di addirittura dell’11%. Tra i formaggi DOP, da evidenziare a livello di singola referenza, la Mozzarella di bufala e il Montasio che sono ulteriormente cresciuti anche nell’anno dopo le ottime performance del 2020 (rispettivamente +2,4% e +11%).

In foto, pecorino stagionato, Sicilia (photo © Francesca Cirilli / Archivio Slow Food).


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